Red Snake: recensione del dramma francese sulla lotta delle guerrigliere curde contro l'ISIS con Maya Sansa

18 giugno 2020
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Fra le combattenti per la libertà curde e volontarie e la minoranza yazida sterminata da ISIS, un dramma sulla guerra e la rivoluzione per un mondo migliore.

Red Snake: recensione del dramma francese sulla lotta delle guerrigliere curde contro l'ISIS con Maya Sansa

In lotta per la libertà e la rivoluzione. Due diverse sfumature nell’approccio alla guerriglia ha coinvolto in anni recenti molte donne, riunite intorno a un gruppo in divisa curdo, Red Snakeimpegnato a impedire l’avanzata dell’ISIS nei suoi territori, aiutando con l’occasione minoranze secolari e poco abituate a imbracciare le armi come gli Yazidi iracheni. Quest’ultima è una religione preislamica nativa dei popoli curdi, una specie di culto originario di una popolazione che in massima parte si è poi convertita all’islam, in una versione molto tollerante, come hanno dimostrato in molte occasioni.

In questo dualismo fra culto antico e guerra contro l’avanzata nei territori aspri di quel Kurdistan che nei secoli non è mai riuscito a creare uno stato riconosciuto, si muove il dramma Red Snake, esordio alla regia dell’intellettuale e giornalista femminista francese Caroline Fourest. Una delle redattrici di Charlie Hebdo nel periodo delle minacce di morte per la pubblicazione delle caricature di Maometto.

Due francesi si uniscono a una brigata internazionale che combatte insieme ai curdi. In parallelo al loro ambientamento, fra un’americana e un’italiana, interpretata da Maya Sansa, Zara è una giovane Yazidi, rapita dall’ISIS e scappata dopo essere rimasta prigioniera di un kapò dello stato islamico. La fuga non esaurisce la sua voglia di vendetta, anche perché c’è il fratellino da salvare, irregimentato ormai fra i bambini soldato dell’ISIS. A quel punto le due esigenze al femminile convergono: Zara si arruola con le altre “sorelle d’armi” della Red Snake brigade, che sono impegnate in una rivoluzione che liberi le donne per edificare una nuova società. Una motivazione politica e ideale, quindi; la lotta per un’utopia in cui Zara sembra impegnata per caso, ma che troverà presto motivi di saldatura, compattando lo slancio di solidarietà che la alimenta, anche approfittando della paura che suscitano nei loro avversari, convinti che se moriranno per mano femminile non potranno godersi il paradiso pieno di vergini.

Il personaggio di Zara è ispirato a quello di Nadia Murad, premio Nobel per la pace nel 2018 e ambasciatrice dell’ONU per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani, che ha vissuto in prima persona, proprio come Zara, il rapimento e sequestro nel 2014 da parte di Daech.

Red Snake è nobilitato da un intento senz’altro lodevole, quello di racontare una storia di tolleranza e lotta per la libertà, purtroppo cinematograficamente ha molte lacune e pesantezze retoriche che lo rendono un film che non va al di là delle sue premesse, incapace di superare il confronto manicheo bene/male. Un vicolo cieco in cui anche la maniera in cui sono girate le scene di battaglia non aiuta certo a generare un po’ di tensione action. Rimangono da segnalare i talenti carismatici di alcune sorelle in armi: oltre alla Sansa, Esther Garrel, Dilan Gwyn, Amira Casar e la quotata Camélia Jordana

Red Snake
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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