Push: la recensione del film con Chris Evans e Dakota Fanning

10 marzo 2020
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Push è un thriller d'azione fantastico e vagamente fumettistico, nel quale il regista Paul McGuigan si concentra soprattutto su estetica e décor, con l'aiuto di una meravigliosa Hong Kong.

Push: la recensione del film con Chris Evans e Dakota Fanning

Ci sono i "veggenti", che vedono e disegnano il futuro. Ci sono i “trasportatori”, cioè quelli capaci di telecinesi. E poi gli "urlatori", i "segugi", i "manipolatori", i “trasformatori” e così via: tutta una lunga serie di tipologie di persone dotate di ESP, cioè poteri paranormali. Persone che, ovviamente, divisioni segrete dei governi studiano come cavie, in segreto, da decenni - fin dai tempi del nazismo - cercando di farne l’arma perfetta.
E poi c'è una ragazza fuggitiva (Camilla Belle), prima e unica sopravvissuta all’iniezione di una droga che ne amplifica i poteri, e ci sono sulle sua tracce quelli della Divisione, ma anche e soprattutto una giovanissma veggente (Dakota Fanning) e un trasportatore (Chris Evans) che, rintracciandola per primi, sperano di distruggere la Divisione stessa.

A dirla tutta, la trama - vagamente derivativa e assai più confusa - non è proprio il punto di forza di Push. Tanto che, quando in una scena chiave del film - che precede quello che gli sceneggiatori chiamano “il terzo atto” - il personaggio di Evans ipotizza che per sfuggire al controllo dei veggenti nemici, lui e i suoi dovrebbero agire come se le loro scelte non avessero senso, quella battuta sembra un po’ un’implicita confessione dello sceneggiatore David Bourla.

Non che sia sgradevole, però, Push. Né tantomeno noioso.
E poi quella che nel 2009 era stata considerata una sceneggiatura scadente, nel 2020, dopo tante storie di cinema d'azione e fumettistico decisamente più insensate e pretestuose, può perfino essere relativamente rivalutata.
Il fatto è che a Paul McGuigan, che da sempre ha quell’ossessione, e che nel 2007 l’aveva sublimata nell’elegantissimo Slevin - Patto criminale,  di Push interessa prima di tutto l’estetica e la superficie.
Lo scozzese - esteta sì, ma mai manierista - è uno che sa girare abbastanza bene, anche l’azione, ma che soprattutto ha un gusto e un occhio particolarmente sviluppati e personali quando si tratta di raccontare luoghi, arredamenti, tappezzerie, décor urbano e d’interni, e perfino, da un certo punto di vista, gli abiti dei suoi protagonisti.

Non c’è dubbio, allora, che Push sia un film bello da vedere, aiutato dal fatto di essere girato e ambientato a Hong Kong, che ancora una volta si dimostra la città più fotogenica e cinematografica di tutto il mondo.
E quindi poco importa se gli snodi della trama sono macchinosi e pretestuosi: Push è da prendere per quello che è, apprezzando i dettagli degli sfondi o dei personaggi, il divertimento che è lieve ma non manca, e certe dinamiche un po’ alla Ocean’s Eleven in chiave paranormale che subentrano quando il piano dei due protagonisti Chris Evans e Dakota Fanning viene portato avanti da una banda che comprende anche l’occultatore Nate Mooney, il segugio Ming-Na e il trasformatore Cliff Curtis.
Tutti nomi che compongono un cast funzionale e ben assemblato, che comprende anche Djimon Hounsou nei panni del villain e la meteora Camilla Belle in quelli della misteriosa Kira.

Push
il trailer del film Paul McGuigan con Dakota Fanning, Camilla Belle e Chris Evans


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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