Predestination: recensione del sci-fi movie con Ethan Hawke sui viaggi nel tempo

02 luglio 2015
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Discreto film australiano con buone intenzioni ma prevedibile sviluppo.

Predestination: recensione del sci-fi movie con Ethan Hawke sui viaggi nel tempo

La science-fiction è per gli autori del genere un perfetto strumento narrativo per descrivere i difetti delle società contemporanee. Leggere storie futuristiche nelle quali quei difetti sono esasperati e diventano aberrazioni sociali significa riflettere sui molteplici baratri verso cui l’umanità potrebbe auto condursi. Andando più lontano, la science-fiction ha spesso cercato di dare una risposta alla domanda più cruciale di tutte, con le licenze creative che la pura scienza non potrebbe permettersi, che non riguarda tanto chi siamo e dove andiamo, quanto qual è il senso di tutto questo?

Il racconto “Tutti voi zombie” da cui è tratto Predestination è stato scritto nel 1959 da Robert A. Heinlein, già autore del libro di Starship Troopers. In questa storia i viaggi nel tempo sono possibili e vengono sfruttati in gran segreto da un’organizzazione governativa con lo scopo di prevenire i crimini fermando killer e terroristi prima che li compiano. Nel film diretto dai fratelli gemelli Michael e Peter Spierig (tedeschi di nascita, australiani di adozione) uno di questi Agenti Temporali che va avanti e indietro nei decenni è Ethan Hawke, come viene appreso dall’incipit. Il vero inizio è però un lungo flashback raccontato da un misterioso avventore allo stesso Hawke che si finge barista. L’uomo dice che la storia della sua vita è singolare, scioccante ed evidentemente i due registi e sceneggiatori la ritengono la fondamentale per capire i successivi colpi di scena, visto che ci si soffermano per molto più del primo atto del film.

Rivelare anche un solo ulteriore dettaglio potrebbe compromettere la visione. Predestination è una di quelle opere di cui è meglio parlare dopo la fine dei titoli di coda. I colpi di scena a cascata che si concentrano negli ultimi venti minuti sono in effetti determinanti per la chiusura, ma hanno un problema. Prevederli non è difficile, perché in quel lungo flashback iniziale i personaggi coinvolti, le circostanze imbastite si contano sulle dita di una mano e nello sviluppo successivo, inclusi i salti temporali, i nodi accorrono al pettine con grande facilità. Si coglie l’intenzione dei fratelli Spierig di costruire la suspense. Purtroppo la struttura narrativa rimane sbilanciata e forse ribaltarla, cambiandone tempi o punti vista, avrebbe potuto creare maggiori aspettative.

Il discorso sui viaggi nel tempo è soggetto a considerazioni già affrontate e sperimentate con grande intelligenza da altri film, come L’esercito delle 12 scimmie. I registi di Predestination vogliono far sapere di esserne consapevoli quando infilano tra i dialoghi dei loro personaggi riferimenti all’uovo e alla gallina, alludendo al loop della storia con i suoi paradossi temporali, che rendono peraltro paradossale il concetto stesso di viaggio nel passato o nel futuro. E allora ciò che resta maggiormente di questo film non è l’intrattenimento, né la riflessione. È la filosofia che abbraccia, spiegando che per dare un senso alla propria esistenza è fondamentale avere uno scopo da perseguire, oltre al fatto che provenga dall’Australia garantendo così una visione svincolata da certi stereotipi dei film americani. Ultima ma non meno importante, la fenomenale interpretazione della protagonista femminile Sarah Snook nell’ambiguo ruolo del suo personaggio.




  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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