Per Lucio: la recensione del film di Pietro Marcello su Lucio Dalla

03 marzo 2021
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Presentato nella sezione Berlinale Special del Festival di Berlino 2021 il documentario dedicato dal regista casertano al grande cantautore bolognese. La recensione di Federico Gironi.

Per Lucio: la recensione del film di Pietro Marcello su Lucio Dalla

Pietro Marcello non è, per dirne uno, Asif Kapadia.
Ovvio, allora, che da Per Lucio non era pensabile aspettarsi il tradizionale documentario dedicato alle stelle della musica di largo consumo e rispettosa agiografia.
Non è un giudizio di valore, intendiamoci (o anche sì, ma bisogna andare per gradi). Perché potrei benissimo dire che Marcello non è lo Scorsese che racconta Dylan, o il Jarmusch che invece si concentra sugli Stooges.
In comune con questi ultimi due, il regista casertano ha il fatto di essere un autore. E di avere uno sguardo singolare e preciso, un modo specifico di utilizzare gli strumenti del cinema, quale che sia la storia che vuole raccontare: in questo caso, quella del grandissimo Lucio Dalla. Uno di cui, come dice Stefano Bonaga nel film, si parla assai meglio da quando è morto che non quando ancora era vivo.
E nelle mani di Pietro Marcello, ecco che la storia di Lucio Dalla diventa, anche, la storia del nostro paese, quella dei decenni che vanno dagli anni Cinquanta fino quasi ai giorni nostri.

Ecco che alle parole di Tobia (al secolo Umberto Righi, storico manager del cantautore), e a quelle di Stefano Bonaga (che appare a un tavolo della storica trattoria da Vito di Bologna, a conversare su Lucio con Tobia di fronte a un piatto di tagliatelle e tante sigarette), e alla musica di Dalla, Marcello associa una quantità esorbitante di materiali di archivio raccolte in tutta Italia. Immagini che fanno da perfetto contrappunto alle parole cantate da Dalla e che raccontano l’Italia. L’Italia amata da Dalla, quella della gente comune, degli ultimi, degli strani, dei senza nome. Quella di tutti noi.
Dalla, uno che, come dice Bonaga, protagonista dei momenti parlati più belli e divertenti del film, prima di essere un seduttore, con la sua musica e la sua arte, era un sedotto: un sedotto dal mondo, dalle persone, dalle cose, dai dettagli, dalla sua curiosità.
L’amore di Dalla per la gente, per tutti noi, con tutti i nostri limiti e le nostre contraddizioni, l’ha d’altronde anche ricordato Simonetta Sciandivasci in un bell'articolo apparso sul Foglio.

È chiaro che questo amore, quest’apertura di Dalla verso il mondo, era qualcosa che a Marcello stava a cuore, e che ha voluto rispecchiare nel suo film.
Così come è chiaro che uno dei suoi obiettivi fosse quello di mettere in giusto risalto il ruolo fondamentale di Roberto Roversi nella maturazione artistica e poetica di Dalla, che con lui inciderà tre album importantissimi ("Il giorno aveva cinque teste", "Anidride solforosa" e "Automobili") capaci di condurlo alla realizzazione dei successivi tre ("Com’è profondo il mare", "Lucio Dalla" e "Dalla"), quei "tre dischi in cui Dalla era Michelangelo", per citare Guia Soncini.
Non so se di Per Lucio qualcuno un domani dirà: “uno di quei film in cui Marcello era Michelangelo”. So però che Per Lucio è un film che ti attacca addosso il genio di Dalla, la passione e la maniacalità di questo regista, la sua cura per le immagini, grande quanto quella per le persone che racconta e con cui lavora.
E che ci sono immagini d’archivio, di Dalla e non, che arrivano a commuovere, e non solo quando si tira in ballo la strage di Bologna.
Balla balla ballerino.

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  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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