Pacific Rim 2 - La rivolta: recensione di un sequel senz'anima

21 marzo 2018
1.5 di 5
16

Niente di originale, poca simpatia, personalità scivolata in qualche breccia in fondo all'oceano.

Pacific Rim 2 - La rivolta: recensione di un sequel senz'anima

Un film con i robottoni è una lama che trafigge la breccia generazionale tra chi è sopra e chi sotto i 40 anni e ne aumenta il distacco. Mazinga, Goldrake e Jeeg Robot sono stati uno svago legato all'infanzia le cui action figure oggi sono ricercati e costosi oggetti da collezione e immaginare un film con i super robot contro creature aliene senza di loro, è dura. Gli jeager di Pacific Rim sono debitori alla cultura giapponese e a malincuore (per noi) non prendono le distanze dal consolidato modello del blockbuster americano che punta alla generazione di sotto, spargendo delusione tra quella di sopra. Il primo Pacific Rim, pur non essendo tra i migliori film di Guillermo del Toro, lasciava sentire saltuariamente la mano dell'autore mentre il suo sequel, perdendo anche quella poca autorialità, diventa un prodotto di consumo sullo scaffale in mezzo a tanti altri.

Pacific Rim 2 - La rivolta è andato incontro a una serie di eventi che ne hanno condizionato il valore commerciale. Quello artistico è assente. Guillermo del Toro voleva continuare la saga, la Warner ha mollato, è subentrata Legendary Entertainment insieme a Universal, del Toro ha lasciato dedicandosi al pluripremiato La forma dell'acqua, Charlie Hunnam e (per ovvie ragioni narrative) Idris Elba sono usciti dal progetto. Un partner finanziario cinese è subentrato portando parte della storia a Shangai, mentre la generale poca voglia di rischiare ha omologato questo prodotto a molti altri film senz'anima, tanto da consentire una rivalutazione persino dell'ultimo Transformers. Non un buon esordio per il regista Steven S. DeKnight che sarebbe ingiusto indicare come unico responsabile.

Il film in sostanza è: robot giganti contro altri robot giganti e poi contro mostri giganti. Questo non significa che il resto debba essere tirato via, ma è così. Il ritmo è sostenuto, proprio perché fermarsi a pensare è controproducente. La storia di Pacific Rim 2 - La rivolta poggia interamente sulle spalle della star in ascesa John Boyega, interprete di un personaggio sbruffone, tiepidamente ribelle con poche battute frizzanti che avrebbero aiutato a renderlo più simpatico. Il co-protagonista Scott Eastwood non è pervenuto. I due scienziati di Charlie Day e Burn Gorman tentano di replicare l'umorismo del primo film, gli sceneggiatori però li trascinano nelle contorsioni della storia in cerca di stupore. E il debito con il Giappone dovrebbe essere ripagato dal finale sul Monte Fuji? Umanità in pericolo, distruzioni massicce, eroi pronti al sacrificio... ce ne sono di film così, ma se non c'è anima in chi li fa, non c'è anima in chi li vede.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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