Onward: la recensione del trascinante nuovo film Pixar

25 febbraio 2020
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Un racconto fantasy che narra della condizione umana, sotto mentite spoglie.

Onward: la recensione del trascinante nuovo film Pixar

Ian Lightfoot è un elfo in un mondo fantasy ormai meccanizzato e imborghesito, molto simile al nostro: ha appena compiuto sedici anni e non si sente realizzato in nulla, disturbato dall’esuberante fratello maggiore Barley. Mamma Laurel ha un regalo di compleanno inaspettato, una magia che il defunto papà di Ian e Barley aveva lasciato ai figli, per permetter loro di rivederlo per 24 ore. Attivare un incantesimo non è però esattamente la cosa più semplice nel mondo moderno…

Non riusciamo ad accodarci ai giudizi tiepidi su quello che sembra un film “minore” della Pixar, firmato dal Dan Scanlon in passato autore di Monsters University. Questo Onward - Oltre la magia parte già da una premessa di positività evidente: se il mondo fantasy rappresentato nel film è la metafora del nostro, secondo gli autori della Pixar noi esseri umani siamo potenzialmente magici. Come minimo, ricevendo una così spudorata dichiarazione d’affetto a scatola chiusa, sentiamo il dovere di drizzare le orecchie. Per gratitudine. A dispetto del tema della perdita in comune, Coco era un’elaborazione del lutto filtrata attraverso un gemellaggio culturale con la cultura messicana, mentre Onward vive del profondo culto laico americano della famiglia ed è più che altro l’elaborazione di un’assenza. Ian e in misura minore Barley avvertono la mancanza di un punto di riferimento, che tuttavia è sempre presente nella dinamica che hanno creato tra loro stessi e la mamma. Sono solo troppo giovani per capirlo.

E’ affascinante come la sceneggiatura di Scanlon, Jason Heidley e Keith Bunin crei un così indissolubile legame tra la fantasia e la vita reale: è una presa di posizione che vale un manifesto poetico. L’intera impresa dei due fratelli è infatti un “viaggio dell’eroe”, proprio l’archetipo alla base della maggior parte dei racconti: ironicamente, l’appassionato di giochi di ruolo Barley lo impone a Ian, che preferirebbe la via più comoda per giungere alla meta. Barley però ha centrato il problema: recuperare la “magia” non significa soltanto evocare incantesimi, ma anche sentirsi parte di un racconto. Il racconto epico della propria esistenza, di cui essere fieri protagonisti. L’arte e la fantasia sono la chiave per capire noi stessi: questo concetto ce l’avete lì sullo schermo, incarnato da Onward.

Lascia allibiti come alla Pixar si riesca a imbastire un lungometraggio ad altissimo budget su un percorso privato: Scanlon ha modellato la storia sulle sue esperienze personali con suo fratello. Non importa quanto la squadra Pixar vi abbia costruito per rendere più universale il percorso: le lacrime che sgorgheranno dai personaggi (e anche da voi) sono simili a quelle suscitate da I Robinson - Una famiglia spaziale, altro film Disney “minore” che nascondeva una necessità di condividere gioia, dolore, accettazione. Onward fa tutto questo con un senso dell’umorismo e una capacità artistica che magari sono esteticamente meno originali della media pixariana: ciò non significa però che non siano sentiti e spaventosamente  convincenti, specie quando consentono ai singoli reparti di produzione di dare il meglio per completare l’emozione. La parziale resurrezione iniziale del papà, solo dalla vita in giù, è la sintesi perfetta di questo genio: è già di per sé esilarante vedere un bacino e due gambe che si muovono per conto proprio, animati con contagioso divertimento, ma quando il “mezzo papà” comunica le emozioni ai figli toccando i loro piedi, le resistenze emotive che puoi avere cominciano a incrinarsi.

Stavamo quasi per tralasciare le conseguenze dell’avventura di Ian e Barley su chi li circonda: un universo fantasy che si è irreggimentato e impigrito si sveglia grazie all’impresa che i due fratelli pretendono di mandare avanti. Esseri che avevano dimenticato come si volava tornano a farlo, e un locale asservito all’intrattenimento edulcorato torna un luogo aggressivo, recuperando una propria identità: veicolare un concetto del genere in un film Disney è una cosa che riesce solo alla Pixar!
Onward è un lungometraggio che probabilmente attiva nel cinefilo il desiderio di scorporarlo in suggestioni derivanti da altre opere pixariane: sarebbe molto semplice, in parte siamo caduti noi stessi nella trappola all’inizio di questo pezzo, ma sarebbe anche ingiusto privarlo della sua identità. Soprattutto, ridurlo a collage di suggestioni passate significherebbe sminuirne la sua voglia di raccontare, il suo gusto per l’avventura, il suo ritmo, il suo divertimento e la potenza del suo titolo: abbiamo qui un racconto che invita a riscoprire il passato, è costruito sul desiderio di contattare un defunto… però s’intitola “Onward”, cioè “in avanti”. Siamo, noi tutti, una meravigliosa unica opera in divenire.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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