Moschettieri del Re Recensione

Titolo originale: Moschettieri del Re

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Moschettieri del Re: la recensione del film di Giovanni Veronesi con Mastandrea, Papaleo, Rubini e Favino

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Moschettieri del Re: la recensione del film di Giovanni Veronesi con Mastandrea, Papaleo, Rubini e Favino

D’Artagnan è il solito guascone sciupafemmine, ma il ginocchio non è più quello di una volta e pure la spalla fa male. Athos continua a fare il libertino “ambidestro”, ma oramai anche per uno come lui “la fatica supera il piacere”. Aramis ha pure lui i suoi acciacchi, anche spirituali, mentre Porthos, che si è fatto “mazzu mazzu”, magro magro, non è depresso ma “triste e stanco, che è diverso”, e affoga i dispiaceri nel laudano.
Insomma, trent’anni (d’inattività) hanno lasciato le loro tracce in ognuno di loro; eppure, tra mille difficoltà e ruggini vecchie e nuove, i Moschettieri riescono lo stesso ad affrontare e portare a casa una nuova missione (li ha voluti la Regina Margherita Buy, sempre pedinata dalla maliziosa ancella Matilde Gioli), cercando allo stesso tempo di reggere tutto sulle loro spalle il film che gli ha costruito addosso Giovanni Veronesi, e che non ricambia.

Il progetto del regista toscano è ambizioso, va riconosciuto: e non solo per la scala produttiva richiesta da un film di questo genere, tra costumi, animali e stunt di vario genero, e per il budget ingente che ha richiesto. L’ambizione più grande di Veronesi nasce sulla pagina, al momento di scrivere la sceneggiatura, quando ha deciso di che Moschettieri del Re dovesse essere qualcosa di più di una commedia basata sulle vicende di quattro protagonisti male in arnese, e alle prese con quella nostalgica malinconia che accompagna quasi inevitabilmente l’avanzare dell’età.
E, si fosse fermato lì, le cose non sarebbero andate poi male.

Perché si vede che Favino, Rubini, Papaleo e Mastandrea si divertono: a fare i Moschettieri, e fra loro. E i quattro riescono anche a divertire noi - a episodi, perché il copione per quelli procede - con la sarabanda di battute, punzecchiature, giochi di parole e commenti acidi e sarcarstici che infarciscono i loro dialoghi.
E anche se la trama li porta verso situazioni parodistiche e farsesche - ricordando a tratti, come approccio, certe cose dei Promessi Sposi del Trio Lopez-Marchesini-Solenghi: altro che il ben lontano Brancaleone citato da Veronesi -, mestiere e simpatia evitano loro di cadere (troppo) nel macchiettismo. Quello più in bilico, da questo punto di vista, è senza dubbio il D’Artagnan di Favino, il più esposto, con la sua parlata sgrammaticata e con accento franscése che, alla lunga, stanca.
Gli altri, sornioni, ne approfittano, e fanno bene.

Però, appunto, le ambizioni di Veronesi erano altre, e più ampie. E la trama del suo film si complica inutilmente per dare spazio a qualcosa di più della farsa, alla ricerca dell’epica, del dramma, dell’avventura, che però non arrivano, schiacciate da una messa in scena piatta, e se e quando arrivano sono goffe e fiacche.
Peggio, paradossalmente va con un chiaro sottotesto politico che sarà pure condivisibile, ci mancherebbe altro, ma che alla fine appare posticcio e zoppicante. Ancora di più quando, negli ultimi minuti, il film vira verso un finale a sorpresa e dolciastro che lascia un po' senza parole: e non per via di quanto sia originale e affascinante.

Moschettieri del Re
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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