Mistero a Crooked House: recensione del giallo tratto da un romanzo di Agatha Christie

26 ottobre 2017
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Con una sceneggiatura di Julian Fellowes e Glenn Close, Christina Hendricks, Gillian Anderson, Terence Stamp, Max Irons, Amanda Abbington e Julian Sands nel cast.

Mistero a Crooked House: recensione del giallo tratto da un romanzo di Agatha Christie

Se Agatha Christie è stata la regina del giallo un motivo ci sarà. E se i suoi libri, come gli adattamenti che ne sono stati tratti nel corso degli anni, sono l'emblema quintessenziale di un intrattenimento old style, avvolgente, in grado di rilassare il corpo tanto quanto di stimolare l'intelletto, non dovrebbe sorprendere più di tanto.
Da questo punto di vista, Mistero a Crooked House non fa eccezione, ed è il whodunit che ci si poteva aspettare che fosse, con tutta quella patina così squisitamente british che caratterizza tutto l'universo della leggendaria scrittrice.

Adattamento di uno dei libri che la stessa Christie preferiva ("È un problema", uno di quelli senza Poirot né Miss Marple), questo non è un film che si limita ad appoggiarsi all'intreccio della trama, all'intricata rete di relazioni tra i protagonisti, ai meccanismi che porteranno - o meno - alla scoperta di un assassino o di un'assassina.
Come nella migliore delle tradizioni, c'è anche un cast in grado di supportare e animare la storia nel migliore dei modi, anche a costo di mimetismi estremi: perché se mi accorgo solo a film inoltrato che sotto quella parrucca nera c'è Gillian Anderson, per dire, vuol dire che lei e tutto il film stanno facendo il loro lavoro a modino.

In una storia dove si parla (anche) di rapporti tra classi sociali ed economiche, poi, non poteva non risaltare la scrittura di uno come Julian Fellowes: che di queste cose se ne intende, come dimostrato in Gosford Park o in Downton Abbey, e che infioretta le trame della Christie con battute morbide e taglienti come uno sherry al cianuro.
Ma a rendere particolare Mistero a Crooked House, a regalargli una personalità particolare e originale nel mondo degli adattamenti della Christie, è la regia di Gilles Paquet-Brenner.

Il francese, che pure non è un visionario né ambisce a esserlo, lavora su una manciata di intuizioni azzeccate, che porta avanti sul piano visivo con una determinazione mai ostentata.
Tanto per cominciare racconta la "crooked house" del titolo, la casa che è storta tanto in senso fisico quanto morale, come qualcosa di effettivamente bizzarro e grottesco dal punto di vista architettonico, con un aspetto esteriore che richiama alla memoria la gigantesca e scomposta dimora della folle Sarah Winchester, e con un interno spiazzante, ripreso da angolazioni e focali insolite, con drastici cambi di arredo a seconda di quale membro della famiglia Leonides occupi quell'area dell'edificio.

Così facendo, Paquet-Brenner getta le basi per una manovra più generale, per un'opera di distorsione più ampia, dando a Mistero a Crooked House un aspetto e un andamento blandamente psichedelici, mettendo una o due goccine di LSD nella teiera calda del racconto prima di chiederti se vuoi latte o zucchero.
Colori acidi, luci forti, piccoli ma percettibili elementi di disordine bizzarro in ogni dove, perfino sulla chioma sempre pettinata di Max Irons, con un'escalation acida che arriva a scene pre-finali dove il regista pare quasi citare Suspiria, e far venire a galla tutto il disturbante rimasto sottotraccia, come nello stilizzato e inquietante balletto notturno della piccola Josephine.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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