Matthias & Maxime Recensione

Titolo originale: Matthias & Maxime

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Matthias & Maxime: recensione del film diretto e interpretato da Xavier Dolan in concorso a Cannes 2019

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Matthias & Maxime: recensione del film diretto e interpretato da Xavier Dolan in concorso a Cannes 2019

Xavier Dolan non è più un ventenne ribelle, ma un regista che ha subito l’onda anomala della popolarità internazionale, diventando un autore di culto e assurgendo al ruolo, gradito o meno, di vate generazionale. I primi film urlavano la ribellione di adolescenti ribelli contro i ruoli imposti dalla società, alla ricerca di un posto personale nel mondo, dall’identità in divenire e con la famiglia spesso assente o elemento di instabilità. Non a caso il suo esordio, girato a 19 anni e subito alla Quinzaine, si intitolava J'ai tué ma mère, Ho ucciso mia madre. Poi un film all’anno, tutti nei festival più importanti, fino alla consacrazione con il concorso a Cannes, il premio della giuria per Mommy.

Il ribelle entrava nelle sale nobili del cinema mondiale, fino alla prima bocciatura, per È solo la fine del mondo. Ecco un momento di crisi per lui, prima personale e di crescita che artistica, visto che il successivo La mia vita con John F. Donovan (primo film in inglese e con un cast di star), ancora inedito da noi e in mezzo mondo, non è certo il disastro stroncato aprioristicamente dalla stampa americana dopo la presentazione a Toronto 2018. È, semmai, l'elaborazione di crisi pubblica di un autore non più ragazzo e ai margini, con sincerità alle prese con un ripensamento della sua idea di cinema, in linea con il compimento dei 30 anni.

Probabilmente sono questi recenti smacchi ad aver portato Dolan a un ritorno, in Matthias & Maxime, verso terreni a lui più conosciuti, cullato dall’abituale vernacolo franco canadese con le sue inconfondibili note nasali e dalla musa Anne Dorval. Un percorso di maturazione che passa anche attarverso un’esposizione maggiore in prima persona, come attore, in film non suoi, ma anche in Matthias & Maxime, in cui è un giovane in procinto di lasciare il paese per l'avventura in Australia. Maxime viene da una famiglia disastrata, la madre è sempre stata più un problema che altro, mentre è Matthias, con la madre, la cosa più vicina a un focolare domestico. M e M, i due sono inseparabili fin dall’infanzia, al punto che basta un innocente bacio scambiato in un breve film studentesco per far scatenare dubbi identitari, proprio mentre i due stanno per separarsi per alcuni anni. 

Dolan ci conduce nelle case basse con giardino della solita suburbia del suo Quebec, alle prese con lunghi dialoghi dal volume spinto, inquadrature strette, amici sopra le righe e famiglie altrettanto sgangherate e rumorose. Dopo la ricerca del proprio posto, tematica chiave dei suoi vent’anni, Dolan cerca di elaborare il senso di solitudine legato al successo pubblico richiudendosi nella confusione accogliente di un gruppo di amici, ancorati a una dinamica scherzosa e fisica da adolescenti, cercando di procrastinare discorsi e decisioni che fanno paura: quelli dell’età adulta. Matthias e Maxime parlano pochissimo, ma sono sommersi dalle chiacchiere di chi si trovano attorno, mentre sempre di più si ritagliano degli sguardi silenziosi e dubbiosi, cercando di capire se il sentimento che provano è un abbaglio, o una vera manifestazione, oltretutto ricambiata, della propria natura sessule più intima.

Xavier Dolan torna a casa, cerca gli affetti per ritrovare la voglia di raccontarsi col cinema, confermando l’abilità nell’utilizzare la musica come un’arma emotiva poderosa, non facendo magari un passo avanti, ma riposizionandosi lateralmente, con sincera umiltà, in una trincea che sa di casa, in attesa di quello che sarà. Apre la porta e si affaccia verso una nuova sfida e un cambiamento di vita, con la speranza di trovare la persona giusta ad accoglierlo, in macchina, col motore acceso.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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