Magari: recensione dell'opera prima di Ginevra Elkann con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher

21 maggio 2020
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Magari è una commedia di formazione autobiografica malinconica e dal punto di vista di una bambina e i suoi due fratelli divisi fra madre e padre.

Magari: recensione dell'opera prima di Ginevra Elkann con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher

Sono tutti un po’ fuori sincrono, appena prima o appena dopo, non possono essere etichettati o a corrispondere a uno schema predefinito, specie quello della "famiglia tradizionale”. Non fosse che per questo, i protagonisti di Magari, opera prima autobiografica della regista Ginevra Elkann, anche sceneggiatrice insieme alla scrittrice Chiara Barzini, rappresentano una sana carica di libertà. La loro è una commedia garbatamente "blue", costruita sui ricordi di un'infanzia che inizia a mettere a fuoco, in un percorso di educazione sentimentale e alla complicità con le persone intorno al proprio mondo.

Siamo negli anni ’80, lo intuiamo quantomeno dai piumini e dai jeans slavati, ma la contemporaneità di questa storia è legata al fatto che racconta un universo sempre fuori stagione, in cui il nucleo familiare è più quello che ci si sceglie che quello imposto dai legami di sangue. O meglio, la ricchezza della famiglia “tradizionale” risiede proprio nell’essere ancora più episodica e confusa di quella che ci si è scelta. La piccola Alma, però, pensa che la felicità risieda nella possibilità che la madre e il padre tornino insieme, mentre da anni a stento si parlano, da così tanto tempo che non li ha mai visti insieme, e sogna di vederli sorridere e poter fare con loro cose “nornali”, come una colazione tutti insieme in riva al mare.

Alma ha due fratelli più grandi. I tre si portano appresso il dolore della separazione dei genitori, vivono a Parigi con la madre e il nuovo compagno, in un clima di rigida educazione religiosa russo ortodossa. Un giorno la grande notizia, la madre è di nuovo incinta, seguita dalla decisione di trasferirsi presto in Canada. Prima, però, i tre devonio andare per le vacanze di fine anno in montagna con il padre; salvo ritrovarsi al mare fuori stagione di Sabaudia, con i moon boot in spiaggia e la fidanzata/collaboratrice del padre scrittore e qualche amico eccentrico, eppure pieno di vitalità. Proprio la vitalità, magari sconclusionata e poco affidabile, è l’inebriante novità di questo mondo parallelo in cui i ragazzi sono precipitati.

Magari è una storia di ragazzi ancora frammentati, anime fragili in cerca di conferme, anche solo un sorriso o una dimostrazione d’affetto. Una fragilità che riguarda tutti, forse ancora di più gli adulti, che non lo danno a vedere ma portano con sé l’ulteriore bagaglio di ferite inferte dagli anni e dalle delusioni. Una commedia malinconica fatta di piccoli gesti, e grandi desideri, che evita lo sterile nostalgismo grazie a una disincantata (auto)ironia, capace anche di rivendicare il valore formativo di una certa poeticità infantile e malinconica. Il modo migliore per fronteggiarla, questa vita, è uniti, in gruppo, in compagnia, in famiglia. A voi scegliere una definizione, o Magari lasciare tutto deliziosamente fuori sincrono.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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