Lego Ninjago - Il film, la nostra recensione del cartoon Warner Bros

09 ottobre 2017
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Al terzo giro, l'Universo Lego soffre di una certa maniera, ma ci si diverte sempre.

Lego Ninjago - Il film, la nostra recensione del cartoon Warner Bros

La città Lego di Ninjago viene a intervalli quasi regolari attaccata dal terribile signore del male Lord Garmadon, puntualmente fermato da sei mitici Ninja. Uno di loro è Lloyd (alias il Ninja Verde), sedicenne preso in giro da tutti al liceo, con un problema che gli altri suoi amici e compagni di battaglia non hanno: Garmadon è suo padre, che lo ha lasciato a sua madre sedici anni prima. Puoi davvero sconfiggere definitivamente il tuo papà?

Il Lego Universe cinematografico voluto dalla Warner Bros, e ancora una volta portato in vita magistralmente dalla Animal Logic con la sua finta stop-motion (in realtà CGI), si arricchisce di un terzo atto, dopo Lego Movie e Lego Batman - Il Film. Premettiamo subito che questo lavoro di Charlie Bean, al suo debutto cinematografico dopo la serie Tron Uprising, ci è sembrato meno significativo di Lego Batman, che finora riteniamo il più riuscito della triade. Capitalizzando sugli omonimi set di costruzioni Lego, trasposti già in una serie animata per la tv, Lego Ninjago - Il film ha comunque dalla sua la stessa disinvolta libertà di registro narrativo che sta rendendo interessante questo ciclo di opere. Chiunque sarebbe in grado di prevedere l'epilogo della vicenda, ma i sei sceneggiatori costruiscono per arrivare alla meta un percorso folle e arzigogolato, che gode del pastiche: cinecomic, film di arti marziali, familismo sofferto hollywoodiano, farsa totale, parodia, azione e surrealismo (il mostro che attacca la città è particolarmente indovinato).

Il limite di Lego Ninjago - Il film è che, privo dell'effetto sorpresa di Lego Movie e debole sul fronte più iconico senza un marchio forte come Batman, manca di un quid che renda la solita (molto) esagitata e urlata sarabanda interamente sostenibile fino al termine della sua ora e mezza, nonostante la caratterizzazione di Lloyd e Garmadon, padre e figlio, si mantenga arguta e spassosa. La cornice dal vero con Jackie Chan, negoziante orientale che accoglie il bambino timido e gli narra l'intera vicenda, sembra piuttosto pretestuosa, anche se Jackie nella versione originale doppia il Maestro Wu. Forse però è proprio questa partecipazione che tradisce la consapevolezza di doversi aggrappare a un culto da prendere benevolmente in giro, quasi la Lego fosse ormai un mito che dipende da miti altrui, con poca forza autoreferenziale. Il che, se ci si pensa, è anche lo status delle costruzioni vere e proprie, negli ultimi tempi spesso legate a franchise di successo. Jackie Chan e la sua aura, tuttavia, sono già più che spiritosi, e non potrebbero mai creare un contrasto sensibile con lo humor Lego.

C'è un carisma innegabile in questa serie di film, e non è assente nemmeno in Lego Ninjago, semplicemente è questo il primo capitolo del Lego Universe a mostrare qualche crepa per il prosieguo dell'esperienza sul lungo termine. Umilmente, ricordando i nostri pomeriggi trascorsi con le minifig quando eravamo bambini, pensiamo che potrebbe aiutare ridurre la componente action (che in alcuni momenti ricorda il caos dei Transformers di Michael Bay) a vantaggio della tenerezza e di un ritmo più pacato.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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