La Torre Nera: recensione del film con Idris Elba e Matthew McConaughey tratto dalla saga letteraria di Stephen King

03 agosto 2017
2.5 di 5
16

Le intenzioni sono buone, i risultati meno, ma Tom Taylor è un protagonista azzeccatissimo.

La Torre Nera: recensione del film con Idris Elba e Matthew McConaughey tratto dalla saga letteraria di Stephen King

"The Shocking Truth": in circa trent'anni ho letto molto, moltissimo Stephen King, ma non ho mai letto un rigo della saga della Torre Nera.
Eppure, anche dal basso della mia ignoranza, è perfettamente evidente dalle immagini del film di Nikolaj Arcel quale straordinario e sterminato universo narrativo il danese avesse a disposizione, e di come, purtoppo, lui e i suoi collaboratori lo abbiano nel complesso svilito e banalizzato.
Qui però, la questione dell'adattamento, è decisamente secondaria.

Eppure non parte male, La Torre Nera.
Tutta la prima parte, nella quale conosciamo il Jake Chambers del film (che non è il Jake Chambers dei libri, non del tutto, non proprio), i suoi sogni, i suoi rapporti familiari, il suo ingresso nel Medio-Mondo, è ben costruita, con un rapporto equilibrato e mai troppo deferente nei confronti del modello delle infanzie e delle adolescenze kinghiane, e soprattutto retto molto bene dal giovane Tom Taylor: uno che ha la faccia giusta, gli occhi giusti, i modi giusti.
Uno che sarebbe stato benissimo dentro un libro di King, dentro il nuovo It, dentro Stranger Things. E che sta benissimo qui, in un film che vorrebbe essere una versione fantasy di quella roba lì.

Il paradosso è che il film inizia ad accartocciarsi su sé stesso proprio quando dovrebbe invece spiccare il volo, quando la storia di fa davvero magica e avventurosa, quando Arcel può calare quelli che dovevano essere i suoi assi: Idris Elba nei panni di Roland, il Pistolero, e Matthew McConaughey in quelli di Walter, l'Uomo in Nero. Tutti e due vagamente attoniti, appesantiti, tutti e due in quel limbo indefinibile dei toni recitativi che sta - a guardarlo da fuori - tra lo svogliato e lo spaesato.

Nell'ammirevole tentativo di tenere basso il minutaggio, in un mondo dove oramai la durata standard di questo genere di film non scende mai sotto le due ore, La Torre Nera sintetizza, restringe, asciuga, snellisce.
Ma non riesce quasi mai a dare l'impressione di aver conquistato un suo ritmo, una sua distensione, risultando al contrario un po' affannato, e sempre alla ricerca di qualcosa cui ha dovuto rinunciare.

Non è tanto questione di azione, di spettacolarità, di atmosfere. È prima di tutto questione di cuore, e di emozioni. Quelle emozioni che Jake rende credibili, e tiene vive, e riesce a trasmettere, ma delle quali Roland e Walter sembrano privi, risultando artificiali tanto nei legami quanto nei conflitti.
E se la Torre Nera è la storia di un ragazzino che è in grado di salvare il Mondo grazie al suo essere speciale, e grazie alle sue emozioni, sarebbe stato davvero troppo presumere che Tom Taylor potesse da solo tenere in piedi tutta la baracca allestita da Arcel.
Una baracca che casca e pencola da tutte le parti, che non fa nemmeno antipatia - si vede che le intenzioni sono buone. Ma che solida e stabile, riuscita, proprio non la si può definire.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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