La tenerezza Recensione

Titolo originale: La tenerezza

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La tenerezza: recensione del film di Gianni Amelio

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La tenerezza: recensione del film di Gianni Amelio

Che tenerezza La tenerezza, e che struggimento che vien fuori vedendolo, non uno struggimento da Sturm und drang (letteralmente "tempesta e assalto"), ma una tumultuosa dolcezza intrisa di malinconia e permeata di una sincerità disarmante. La sincerità di Gianni Amelio, innanzitutto, che sceglie un protagonista suo coetaneo in cui far traboccare stille del suo io più irrequieto e insofferente dinanzi al passare del tempo e che racconta la bellezza di noi uomini ma anche la nostra sgradevolezza, la nostra insofferenza, la nostra incapacità di amare fino in fondo e, sopra ogni cosa, il coraggio che dimostriamo nell’ammetterlo.

E la bellezza dei personaggi non proprio inventati dal regista (che ha preso spunto da un romanzo) ma da lui riplasmati è proprio questa dolorosa autoconsapevolezza: la capacità di riconoscere, in conversazioni grondanti verità o in dialoghi più brevi - e con una franchezza disarmante - di non essere all’altezza del proprio ruolo sociale e delle altrui aspettative. Succede così che un anziano avvocato con il volto di Renato Carpentieri ammetta di non aver amato la donna che ha sposato e che un timido uomo venuto dal nord impersonato da Elio Germano dichiari di non aver nulla da dire ai suoi bambini, vergognandosi un po’.

Ma forse non si tratta esattamente e solamente di vergogna. Ne La tenerezza, piuttosto, ci si rammarica: in una bellissima scena in cui Germano aggredisce un extracomunitario che vende sciarpe e poi si pente, e negli scoppi di umanità di chi si è schermato il cuore per egoismo, paura o noncuranza ed evita di risolvere conflitti. La cosa bella è che questa pulsione a volte mortificante e a volte accettata di buon grado Amelio la lascia venir fuori inaspettatamente e d’improvviso, sorprendendo per esempio chi credeva che il suo film fosse destinato a prendere soltanto la direzione della poesia o dell’istantanea di una tranche de vie. Certo, ognuno dei suoi protagonisti in qualche modo cerca la gentilezza o magari la dispensa, ma per poterla invocare il regista ha bisogno di sfiorare la violenza immotivata, facendo sì che la sua storia, da iniziale ritratto di una quotidianità, si faccia viaggio inquieto, continuo peregrinare fra le strade di una Napoli piena di aule, scale, cucine, piazze e camere d’ospedale che rappresenta benissimo uno stato d’animo diffuso e squisitamente contemporaneo: l’ansia di chi sa che sta franando e non capisce bene a cosa aggrapparsi, o il malessere di chi a un certo punto comincia a sentirsi solo in mezzo agli altri e allora impazzisce.

E’ un film di andirivieni il nuovo lavoro del regista de Lamerica, a cui però interessa soprattutto sottolineare il momento del ritorno, perché la felicità per lui è una casa in cui riandare, magari cambiati, ma incuranti della velocità supersonica di un presente che rischia di farci annaspare e di un futuro che magari non si vuole esplorare. In questa dimora metaforica, la famiglia - tante volte esplorata da Gianni Amelio - minaccia di dissolversi. Oppure può ritrovarsi e ricrearsi dal nulla, perché famiglia non è solo il nucleo in cui si nasce e di genitori, fratelli e figli se ne incontrano molti nell’arco dell’esistenza. Ci sono tante giovani donne come la Michela di Micaela Ramazzotti, insomma, a cui fare da padri, così come infinite possibilità di inventarsi un gesto che possa cerare empatia, un gesto generoso come quello del bambino di Ladri di biciclette, che cerca di confortare un papà umiliato e offeso.

Bene illuminato dalla fotografia di Luca Bigazzi, La tenerezza si nutre anche degli sguardi e del "gioco" di attori che si sono lasciati andare a una direzione pacata e non competitiva e che hanno avvicinato con pietas i personaggi che hanno avuto in dono: in particolare Germano, alle prese con un ruolo di difficilissima interpretazione e Carpentieri, immenso nella graduale transizione del suo Lorenzo dalla ruvidezza all’abbandono. Da buon alter-ego di Amelio, e di chiunque senta di assomigliargli, quest'ultimo occupa orgogliosamente quasi ogni scena, alla faccia di chi davanti alla macchina da presa si ostina a mettere i soliti volti giovani e noti ai più, volti spesso acerbi che non hanno una storia scritta nelle rughe.

La tenerezza è stato presentato in anteprima mondiale al Bari International Film Festival 2017

La tenerezza
Il trailer del film - HD
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