L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot: recensione del film con Sam Elliott

28 aprile 2021
3.5 di 5
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Un film che non è quello che il titolo potrebbe far pensare sia, ma che comunque è anche quella cosa lì indicata dal titolo; con in mezzo, però, tanto crepuscolarismo malinconico. L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot è disponibile in streaming su Amazon Prime Video. Recensione di Federico Gironi.

L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot: recensione del film con Sam Elliott

C'è una scena, in questo film, in cui l'uomo che sta per uccidere Hitler e che è ancora molto lontano dall'uccidere il Bigfoot deve fare un brindisi con uno sfuggente agente russo, che gli fa da supporto logistico per la sua missione. Il russo è un tipo strano, ambiguo, e nella scena c'è tutto un dialogo che non sto a riportare fedelmente sulle aspettative, col russo che dice "pensi che siccome sono russo si brindi con la vodka, e invece ti dò il gin" e invece poi nel bicchiere c'è davvero la vodka.
A parte il fatto che si tratta di una scena ben girata e ben scritta, e che rimane impressa per la sua stranezza, la cito qui perché mi pare un po' esemplare per il film stesso che la contiene.
Perché L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot non è il film che uno potrebbe immaginarsi leggendo questo titolo che evoca scenari cult e legati alla serie B, ma qualcosa di molto diverso. Eppure, allo stesso tempo, in qualche modo lo è anche, quel tipo di film.

In quella scena lì, che è uno dei tanti flashback che ci sono nel film che sono vagamente tarantiniani senza mai essere davvero tarantiniani (e sì, c'è anche la scena dell'uccisione di Hitler), il protagonista, che si chiama Calvin Barr ha il volto non particolarmente magnetico di Aidan Turner,  ma in tutto il resto del film, e quindi nelle parti che sono davvero importanti, Calvin è interpretato da Sam Elliott.
Sam Elliott, per chi non se lo ricordasse, oltre a tante altre cose è stato lo Straniero del Grande Lebowski: il narratore della storia del Drugo, quello che in una scena famosissima si trova a parlare con lui al bancone del bar del bowling dove il Drugo gioca coi suoi amici. Non a caso, credo, Robert D. Krzykowski - che è lo sceneggiatore e il regista di questo film - apre il suo racconto presentandoci Calvin seduto al bancone di un bar.
Ma quello che importa davvero è che senza Sam Elliott, senza i suoi baffoni bianchi, la sua voce calda, il suo sorriso sardonico e gli occhi che guizzano di astuzia e malinconia, L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot non sarebbe stato lo stesso film.

Senza Sam Elliott L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot non sarebbe stato lo stesso film perché quello di Krzykowski è un film dolente e crepuscolare sui ricordi e sui rimpianti dell'età anziana, sul destino e le seconde chance; sull'amore e sull'essere fratelli.
È la storia di un uomo che ha messo l'onestà e il dovere al primo posto nella sua vita, accollandosi per questo dolorosissime rinunce.
È una sonata malinconica per tutti coloro che sono stati eroi, magari loro malgrado, ma che non per questo hanno vissuto una vita eroica, né sono stati dei vincenti nel senso che generalmente la società vede o vuole vedere in questo termine (e c'è un altro dialogo, nel film, che dice molto, su questa questione dei vincenti, e di che tipo di persone siano, quelli che arrivano a essere considerati tali).

La scommessa di Krzykowski era azzardata: raccontare cose di questo genere in un film con un titolo del genere, e pure con scene che questo titolo lo legittimano appieno (e sì, ci sono pure le scene in cui Calvin va nei boschi del Canada per stanare e poi uccidere il Bigfoot, che poi qui è anche portatore sano di un virus letale che, se diffuso, potrebbe sterminare l'umanità, in un risvolto narrativo che regala al film una nuova attualità). E se l'ha vinta, l'ha vinta per meriti suoi, certamente, ma anche per quelli di Elliott: che è sempre stato un grande attore, e che qui lo dimostra una volta di più.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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