L'incredibile Hulk - la nostra recensione

17 giugno 2008
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Sbarca anche nelle sale italiane il secondo film che porta al cinema l'iroso supereroe verde. Louis Leterrier aveva avuto indicazioni dalla Marvel di far dimenticare il film di Ang Lee, il protagonista Edward Norton aveva riscritto la sceneggiatura di Zak Penn in direzione quasi opposta. Il risultato? Un film che mostra la sua origine ...

L'incredibile Hulk - la nostra recensione

L'incredibile Hulk - la nostra recensione

L’Hulk diretto anni fa da Ang Lee era e rimane uno dei migliori cinecomic prodotti finora. Il prodotto di un regista colto e intellettuale, che scavava sotto la superficie del fumetto mettendone a nudo la natura di mitologica ed epica contemporanea. Un film prima introspettivo e poi spettacolare.
L’incredibile Hulk di Louis Leterrier (e così voluto dalla Marvel) è invece un vero e proprio blockbuster, dove la vertigine spettacolare è – pur legittimamente – fine a sé stessa, dove le psicologie e le motivazioni passano necessariamente attraverso un processo di semplificazione e di annacquamento. Non sorprende quindi più di tanto che Edward Norton – che aveva lavorato sulla sceneggiatura di Zak Penn proprio nella direzione esplorata dal “rinnegato” lavoro di Ang Lee – si sia perlomeno parzialmente dissociato dal progetto, avendo visto mortificati i suoi tentativi di fare di Bruce Banner e del suo alter ego verde qualcosa di più complesso rispetto a quanto emerge dal cut cinematografico del film.

E non è nemmeno un caso che la parte più efficace del film sia quella iniziale, ambientata in Brasile, dove emerge chiaramente il richiamo stilistico e tematico al telefilm degli anni 70 con Bill Bixby e Lou Ferrigno (qui coinvolto in un cammeo) e dove soprattutto è stato possibile mediare l’azione e la spettacolarità con la presentazione del Banner di Norton, della sua ripulsa per la condizione che vive dopo l’esposizione ai raggi gamma, della sua ansia per la ricerca di una cura che non addomestichi ma annienti la creatura incontrollata e violenta che cova dentro di lui.
Dal suo giungere in territorio americano in avanti, il film di Leterrier concede infatti pochissimo agli aspetti più introspettivi che un personaggio complesso come Hulk, puntando tutto sugli scontri tra il gigante verde e i militari del generale Ross prima e l’Abominio poi.

L’Hulk di Leterrier viene descritto come un personaggio a-la-King Kong, con tanto di una scena che lo vede protagonista su una roccia isolata assieme a Liv Tyler che sembra riprendere in maniera più che esplicita molte di quelle con il gorillone e Naomi Watts nel film di Peter Jackson: in questo modo di Hulk vengono progressivamente rimosse le componenti antisociali che sono caratteristiche del fumetto e lo si trasforma - com'è evidente scivolando verso il finale, tra colpi di wrestling, palazzi semidistrutti, auto accartocciate e una polifonia di monosillabi bestiali - in un antieroe con il quale è forse più facile empatizzare ma che risulta inevitabilmente meno interessante dal punto di vista drammaturgico.

Proteso verso le oramai imprescindibili possibilità di sequel e spin-off – come evidente e sbandierato dall’apparizione finale di Robert Downey Jr./Tony Stark, in grado di titillare gli istinti più fanzinari del pubblico – L’incredibile Hulk può dirsi riuscito nel suo (discutibile) processo ricusatorio del predecessore firmato da Ang Lee e nell'abbracciare le esigenze più spiccatamente commericali del prodotto-film. Pur privo della la leggerezza ironica di un Iron Man, soddisferà chi si aspetta (solo) grugniti, battaglie e distruzioni.

Quanti invece avrebbero amato un film dal profilo più dark e sfumato, come quello desiderato dall'attore protagonista, rimarranno delusi. Magari ad aspettare che il “Norton-cut” appaia nel già annunciato Blu-Ray del film.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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