L'estate addosso: la recensione del nuovo film di Gabriele Muccino

01 settembre 2016
3 di 5
44

Un film libero e personale su un'estate indimenticabile.

L'estate addosso: la recensione del nuovo film di Gabriele Muccino

E' spensierato, nostalgico o amaro L'estate addosso? E’ il film di un ragazzo cresciuto che vorrebbe tornare indietro nel tempo il nuovo Muccino? E’ mamma Italia con il suo cinema libero che incontra un’America inflessibile nei meccanismi produttivi il racconto di un’estate a San Francisco di 4 ragazzi che amano lui o lei o l’altro? Probabilmente il romanzo di formazione che l’autore de L’ultimo bacio firma a 49 anni è tutte queste cose insieme. E' la voglia di svincolarsi dall’amicizia “ispiratrice” di Will Smith, dai padri e dalle figlie in crisi e dal filone sportivo per recuperare, a distanza siderale dal rione Prati, quella freschezza e quello struggimento che nel 1999 tanto avevamo amato in Come te nessuno mai.

Lontano anche da figure genitoriali, Gabriele semplicemente rappresenta, forse con voluta ingenuità, uno stato d’animo: quell’irrequietezza mista a innocenza che solo chi ha 18 anni o poco più e un’indole da giovane Werther può provare, un sentimento impetuoso che, rivissuto in piena mezza età, si confonde con il rimpianto ma anche con l’energia di una seconda giovinezza emotiva.

Sulle prime L’estate addosso fatica a liberarsi da una romanità quasi alla Moccia, perché i personaggi di Brando Pacitto e Matilda Lutz appaiono telefonati, sorta di "Italians" che vanno all’estero portandosi dietro comportamenti e pregiudizi che conosciamo fin troppo bene. Ma quando atterrano in California, i due conquistano quasi di getto una libertà totale, che è poi anche il grande pregio del film. Questa libertà consiste, per Muccino, nel prendersi per esempio il lusso di raccontare, come farebbe una ragazza all’amichetta del cuore in una stanza tappezzata di poster di popstar, una storia d’amore fra omosessuali incrociando passato e presente. E’ una libertà anche stilistica, perché il regista è calmo, non muove con frenesia la sua macchina da presa, come per “dimostrare che esiste”. Non teme il giudizio dei suoi detrattori Gabriele quando si permette inoltre di giocare con i cliché della “suora” della scuola che scopre di avere una grande sensualità e del diciottenne immaturo di colpo cresce.

Sì, sono cose già viste, ma sono vere, Muccino le ha vissute. Non solo, è andato a vedere se nel 2016 gli adolescenti sono cambiati e ha scoperto che “le pulsioni del cuore sono le stesse di sempre, dai tempi di Plinio a oggi”. E che sono uguali anche il valore catartico di un’esperienza on the road e il mal d’amore. Di nuovo, invece, nel film ci sono il rapporto di un artista adulto con il ricordo - che diventa bene prezioso che nessuno ci può portare via - e una riflessione su quell’America omofoba con cui, se dovesse vincere Trump, si tornerebbe a fare i conti. Siamo tanto sicuri, allora, che L’estate addosso sia così apolitico come il suo regista ama descriverlo? Che sia concentrato solo sugli “stati dell’anima”?

Narrazione che si costruisce piano piano e si approfondisce nell’abbraccio fra quattro solitudini, L’estate addosso subisce una piccola impasse nel momento in cui la vacanza dei ragazzi prosegue a Cuba, ma in un finale amaro e netto riacciuffa quella crudeltà che in modo o nell’altro appartiene alla filmografia di Muccino. Fra 10 anni uno spettatore potrebbe scambiarlo per la sua opera prima, ma non è così: con il suo budget ridotto e con un grande personaggio femminile, il film è un punto di ripartenza.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento