Kung Fu Panda 4, la recensione del ritorno di Po nel film animato DreamWorks

08 marzo 2024
3.5 di 5
3

Po questa volta deve pensare alla sua successione: forte è la tentazione di rimandare. C'è tempo per un'ultima avventura? La DreamWorks Animation rigioca una delle sue carti vincenti con il nuovo Kung Fu Panda 4... e tutto sommato funziona ancora. La nostra recensione.

Kung Fu Panda 4, la recensione del ritorno di Po nel film animato DreamWorks

Per Po è arrivato il momento di scegliere il suo successore come Guerriero Dragone, il maestro Shifu lo sprona. Po però ama ancora molto la sua mansione, non vorrebbe nemmeno prepararsi al passaggio del testimone: l'arresto di un'abile ladra, la volpe Zhen, gli dà però l'occasione di rimandare il tutto. Zhen è la sola che sa come raggiungere una terribile minaccia, la Camaleonte, una maga potente che sta per impadronirsi del mondo. Po e Zhen partono immediatamente, mentre i due papà di Po non si fidano al 100% delle sue capacità di resistere alla prova più terribile che il panda abbia mai affrontato... e gli guardano le spalle!

Attendevamo con una certa preoccupazione questo Kung Fu Panda 4, che per la prima volta nella saga si avvale della regia di Mike Mitchell e dell'esordiente Stephanie Stine (già story artist tra Disney e Netflix). Non tanto per la rodata solidità del protagonista e dei suoi divertenti comprimari, tra i quali i padri Ping e Li, quanto per un momento d'impasse della DreamWorks Animation: a un 2022 esplosivo con gli ottimi Troppo cattivi e Il gatto con gli stivali 2, è seguito un 2023 in sordina con i più deboli Ruby Gillman e Trolls 3. Ci fa piacere che questa quarta avventura di Po rialzi il tiro, non nella direzione visiva sperimentale che avevamo assaggiato due anni fa, purtroppo, ma di certo in una narrazione piuttosto convinta, in una confezione senza ricerca, ma che suona le corde giuste senza fatica.

Si apprezza il tema del passaggio del testimone, che è in fondo una declinazione molto più leggera e gentile della fine prossima: per il Gatto con gli Stivali la tematica aveva non a caso preso le sembianze di una morte lupoide. Po reagisce rimanendo sé stesso di fronte a quella che di fatto è una più spiritosa metafora della pensione alle porte, verso una dimensione di "saggezza" che in molte culture (occidentali o orientali) si associa all'età avanzata. L'originalità non va cercata nei temi, specialmente nei contesti di questi lavori ad alto budget, piuttosto si trova nella declinazione specifica del messaggio su una caratterizzazione forte, che sostiene una narrazione seriale, una saga come ormai è Kung Fu Panda. La leggerezza d'animo di Po è contagiosa, continua a renderlo un protagonista interessante, forse persino più ingenuo nell'immancabile voce italiana di Fabio Volo, che sostituisce ancora Jack Black. Po rimane l'uomo medio che affronta minacce che di medio non hanno nulla, rispondendo con una gioia di vivere istintiva e senza malignità: la sceneggiatura di Aibel - Berger - Lemke non lo mette al riparo dai guai per questa ragione, anzi i rischi per lui aumentano persino, proprio perché si fida troppo di tutti. Questo rende la rivendicazione della sua "via", del suo modo di affrontare le cose, più significativa e solida per il bene del film e del pubblico. Funziona in questo senso molto la cattiva Camaleonte, priva persino di quell'etica un po' mistica che gli altri antagonisti di Po avevano avuto: è letteralmente il suo opposto.

Messo al sicuro il cuore del film, gli autori non si preoccupano molto di costruirvi intorno il solito spettacolo che tutto lo studio sa di poter dare: il focus è sulle sequenze d'azione e sul ritmo indiavolato, che rimane peraltro una buona maniera di coprire qualche rallentamento nel plot, con una vivacità assicurata da uno dei migliori reparti di animazione americani. In più di un caso si sfiora il caos fine a sé stesso, ma raccontando di un "Kung Fu Panda", le scene di combattimento sono pur sempre centrali nell'esperienza, quindi ci sentiamo di chiudere un occhio sul ritmo ansiogeno. I sentimenti arrivano quando devono arrivare, le risate anche, e il tormentone grottesco dei "dolci coniglietti" non si dimentica. Su tutto, lascia a bocca aperta la cover dura di Jack Black per la "Baby One More Time" di Britney Spears, sui titoli di coda: ci si diverte di più quando hai la sensazione che il divertimento sincero parta già da chi ha creato il film.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento