Jurassic World: recensione del nuovo film della saga sui dinosauri

10 giugno 2015
3.5 di 5
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Un film carnivoro quanto basta che soddisfa le aspettative (ma avrebbe potuto mordere di più).

Jurassic World: recensione del nuovo film della saga sui dinosauri

Jurrassic World affonda i denti nella carne.

Lo fa emotivamente, per il semplice fatto di esistere. Tutti quelli che videro al cinema Jurassic Park nel 1993 aspettavano il momento di rivivere l’esperienza che Il mondo perduto e Jurassic Park III non furono in grado di eguagliare. E non si tratta soltanto dell’effetto sorpresa che si riduce dopo il primo impatto. I dinosauri di Jurassic Park erano senza dubbio straordinari, figli di un matrimonio tra artigianato e CGI che diffuse e continua a diffondere amore. Tutti amano i dinosauri, perché c’erano prima di noi, le loro tracce ci sono ancora oggi, sono un mistero lontano 65 milioni di anni, sono selvaggi e affascinanti. E, ovviamente, perché fanno paura.

Ma Jurassic Park non era soltanto il più reale faccia a faccia con loro che fosse mai stato realizzato. Il film te li faceva sentire sotto pelle quei rettili giganti, come molte altre volte quel grande narratore che è Steven Spielberg era stato capace di calare assi e inquietudini mentre aspettavi di vedere squali, alieni o autocisterne.  Ecco, quei vividi brividi che rendono unica e indimenticabile la visione di un film, anche Jurassic World li possiede? La risposta è no, l’esperienza che il film offre non è leggendaria. Ci si avvicina almeno? La risposta è sì, siamo davanti a un prodotto di intrattenimento in grado di produrre sussulti di grande valore. Sembravano veri più di venti anni fa, quindi sul fronte effetti speciali e sulla credibilità dei dinosauri non serve porsi interrogativi. Il lavoro fatto è eccezionale. Giustificare un sequel a livello narrativo invece è il primo vero scoglio per i produttori.

Jurassic World è la naturale evoluzione di Jurassic Park. Il sogno di John Hammond, il personaggio del compianto Richard Attenborough, è diventato realtà e oggi il parco divertimenti è aperto, funzionante e accoglie ventimila visitatori al giorno. L’intera Isla Nublar è gestita a livello operativo da Bryce Dallas Howard che interpreta Claire, una donna in carriera che non ha tempo di badare ai due nipoti di 16 e 8 anni in visita al parco. La sala di controllo di Claire è degna della Nasa, ma è nel retrostante laboratorio genetico che accade il fattaccio. Il Dottor Wu è nuovamente all’opera con gli embrioni e ha sempre il volto dell’attore BD Wong che rappresenta l’unico collegamento diretto con Jurassic Park. Mescolando il DNA di diverse specie animali, il dottore ha creato un nuovo esemplare, una sorta di T-Rex 2.0, per esaudire la richiesta degli azionisti. Il parco non tira più come una volta e una nuova attrazione porterebbe nuovi visitatori.

Come la storia insegna, gli esperimenti moralmente discutibili e scientificamente pericolosi portano con certezza soltanto una cosa: guai. La nuova bestia è molto intelligente, abbastanza intelligente per far accadere esattamente quello che tutti desideriamo. Il nuovo dinosauro battezzato Indominus Rex fugge dal recinto, semina il panico, manda in tilt ogni sistema di sicurezza e divora umani come se fossero tramezzini dell’happy hour. Per fermarlo ci vuole qualcuno che capisca il comportamento animale, qualcuno che ha già dimostrato di saper “ammaestrare” i feroci velociraptor. Owen Grady è quel qualcuno, un avventuriero che in un altro film avrebbe avuto un ranch tutto suo con cavalli e buoi, e Chris Pratt ne è un perfetto interprete. In questo senso il film fa un passo avanti ipotizzando un possibile dialogo tra l’uomo e la bestia primitiva.

A proposito di trama, Jurassic World ne ha anche troppa. Per giustificare un sequel in cui far rivivere i dinosauri bastava poco. Il film di Spielberg era pura sopravvivenza, come nella più classica delle strutture dei film horror. Anche qui si scappa per salvarsi la pelle e solo chi è più furbo dei dinosauri ci riesce, ma invece degli interessi di altri personaggi come il Morton di Vincent D’Onofrio o dello stesso Dottor Wu che giustificano soltanto l’evoluzione della storia nei futuri film della saga, sarebbe stato più elettrizzante dare spazio alla suspense. Dov’è il bicchiere con l’acqua che trema?

Jurassic World è grandioso, meglio non fraintendersi, e lo è in sequenze fantastiche come l’attacco dei pterodattili o lo scontro finale tra i due colossi. Il regista Colin Trevorrow avrebbe potuto essere più generoso con l’omaggio al primo film, non fermandosi alla jeep e agli altri elementi vintage, ma tentando di riportare quelle vibrazioni sotto pelle che hanno segnato un’intera generazione di spettatori.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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