Intrigo internazionale: il geniale mix di suspense, ironia e sensualità firmato da Alfred Hitchcock e incarnato da Cary Grant

29 aprile 2020
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Elegante, raffinato, elaborato: un capolavoro dal fascino eterno che non smetteresti mai di rivedere, perfetto anello di congiunzione tra La donna che visse due volte e Caccia al ladro.

Intrigo internazionale: il geniale mix di suspense, ironia e sensualità firmato da Alfred Hitchcock e incarnato da Cary Grant

L’abito di Cary Grant, fatto a Savile Row, che rimane lo stesso per quasi tutto il film, prima di quel cambio finale in camicia e pantaloni. Il colore, il taglio, come viene indossato.
Quelli di Eva Marie Saint: su tutti, l’abito nero con fantasia di rose rosse che indossa a Chicago.
L’Hotel Plaza, e il Gibson ordinato come aperitivo prima del pasto sul vagone ristorante del treno che porta Roger e Eva a da New York a Chicago.
La villa sul monte Rushmore, modellata da Alfred Hitchcock e dai suoi scenografi sulla celebre Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright, dove il regista avrebbe voluto girare, ma non ebbe il permesso di farlo.
L’inquadratura a piombo fatta da Hitchcock all’esterno del Palazzo delle Nazioni Unite dal quale Roger fugge dopo essere stato creduto un assassino.
Quello che mi ha sempre colpito e sedotto di Intrigo internazionale, dopo anni e anni di visione, è la sua straordinaria, sobria eleganza.

Che poi, a ben vedere, mica si tratta solo di un’eleganza di facciata, o di una mera questione estetica. Mica parlo di inquadrature per caso.
La precisione e la bellezza delle linee del film - quelle dell’abito di Grant e della villa quasi-wrightiana - sono sono l’espressione più evidente e superficiale di quelle che vanno a disegnare e comporre la regia tutta del film, i suoi movimenti di macchina, il montaggio: e sì, certo, i dieci minuti la scena di Grant nei campi dell’Indiana inseguito dall’aeroplano con i suoi proverbiali centotrenta e più stacchi.
Ma anche la scrittura ha la stessa studiatissima ricercatezza, capace di armonizzare sinfonicamente un racconto avvincente e complesso, fatto di trame e sottotrame intricatissime ma perfettamente intrecciate, capace di rilanciarsi di continuo con un meccanismo quasi da fuga.
Con il suo mix perfettamente bilanciato di suspense, ironia, sensualità e romanticismo incarnato dal supremo Cary Grant (l’unico in grado di eseguire un simile atto di giocoleria attoriale a questi livelli, allora come oggi), Intrigo internazionale ha anticipato una quantità di cinema a venire impressionante. Dentro il film di Hitchcock ci sono già tutti gli 007 a venire, e di conseguenza buona parte di molto cinema successivo e contemporaneo, che da più di sessant’anni sta ancora cercando di trovare un modo altrettanto efficace per raccontare una storia dove l’azione, l’umorismo, l’emozione e la passione siano calibrati con altrettanta perfezione, o almeno cercando di avvicinarvisi nella maniera meno inattrezzata possibile.

Tra i massimi capolavori di Alfred Hitchcock, capace di contenere tutte le sue ossessioni - tra le quali l’apparenza che inganna, lo scambio di persona, l’ambiguità (soprattutto femminile), il racconto come percorso iniziatico di una storia di coppia, gli oggetti semplici carichi di profondi significati narrativi -  Intrigo internazionale è una sorta di perfetto anello di congiunzione tra altri due capolavori. È l’ardita operazione di sintesi tra le atmosfere torbidamente ossessive e imbevute di significati psicoanalitici di La donna che visse due volte, che Hitch aveva girato l’anno prima, e quelle più lievi, elegantissime e romantiche di Caccia al ladro, con un Roger Thornhill che è costretto a diventare suo malgrado una versione più borghese (e mammona: le scene tra Grant e sua madre Jessie Royce Landis sono impagabili) del John Robie di quel film, non a caso interpretato dallo stesso Grant.
Operazione di sintesi perfettamente riuscita nonostante - dispiace dirlo - Eva Marie Saint, in tutto il suo fascino, impallidisce al confronto di Kim Novak, figuriamoci poi della divina Grace Kelly.
Eppure, va anche notato, Hitchcock non è forse mai stato così sfacciato e impertinente nel raccontare la pulsione sessuale, e perfino l’atto in sé: pensiamo alle scene in treno, al finale col montaggio che dal Monte Rushmore porta i due protagonisti nella cuccetta di un treno, e poi dentro una galleria. E perfino al rapporto tra i cattivissimi Vandamm e Leonard (James Mason e Martin Landau), che vive di sul filo di una pulsione omoerotica innegabile e svelata dalla gelosia del secondo per Eva.

Come e forse più di tanti altri film diretti da uno dei più grandi registi della storia del cinema, Intrigo internazionale è uno di quei film dal fascino eterno e imperituro, che non ci si stanca mai di vedere e rivedere, scoprendo sempre nuovi dettagli, nuove sfumature, nuovi particolari cui magari non si era prestata abbastanza attenzione in passato.
Uno di quei film che, se saltando col telecomando da un canale all’altro ti ci imbatti, non puoi fare altro che riprendere a vederlo, in importa in quale momento tu ci sia capitato dentro.
È un film che, a più di sessant’anni dalla sua realizzazione, è capace non solo di attirare la tua, di attenzione, che lo vedi e lo rivedi da quasi quaranta, ma ti tenere incollate allo schermo anche le tue figlie di dodici-quasi-tredici e sei anni, che non l’avevano mai visto, che non sapevano ancora chi fosse Cary Grant, il mio attore preferito, e che di Intrigo internazionale, visto dopo pranzo, discutevano ancora all’ora di cena.

Intrigo internazionale
Il Trailer Ufficiale del Film


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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