Interruption - la recensione del film greco presentato a Venezia 72

23 aprile 2018
2.5 di 5

Passata e apprezzata in vari festival, l'opera prima di Yorgos Zois mira in alto, dall'alto.

Interruption - la recensione del film greco presentato a Venezia 72

Una moderna rappresentazione della trilogia drammatica dell’Orestea di Eschilo in un grande teatro ateniese, dove gli attori recitano all’interno di un cubo di plexiglas, viene interrotta da un giovane vestito di nero e dall’aspetto di  mimo, che entra insieme ad altri compagni che impugnano una pistola e, dichiarando di essere il Coro, inizia a coinvolgere alcuni membri del pubblico nella rappresentazione insieme agli attori, assegnando loro i ruoli e dando istruzioni per il proseguo della tragedia. Inizialmente incuriositi e divertiti dal cambiamento, che dà loro possibilità di esprimersi, attori e spettatori sul palco si rendono pian piano conto che la verità si è sostituita alla finzione, e che se ci sarà catarsi non è quella che si aspettavano.

Mira molto in alto l’opera prima di Yorgos Zois, Interruption, che ha raccolto apprezzamenti nei festival europei, forse proprio in virtù della sua fredda costruzione intellettuale, e che attraverso la messinscena del teatro antico vuole raccontare la Grecia (e il mondo) di oggi, dove il cittadino (l’uomo della polis) è pronto a seguire chiunque si proponga come guida, incapace ormai di distinguere tra realtà e finzione e ridotto a fare numero senza rendersi conto che nelle sue "decisioni" risiede la legittimazione di un potere che ha a cuore solo i propri interessi.

L’ispirazione per quest’opera è venuta al regista dal drammatico, angosciante episodio del 2002, quando, all’interno del teatro Dubrovka di Mosca, 850 spettatori vennero sequestrati per tre giorni da un commando terrorista ceceno, composto in maggioranza da donne, fino all’intervento delle forze speciali russe che con l’utilizzo massiccio di gas uccise quasi tutti i terroristi e molti dei sequestrati. Inizialmente il pubblico aveva scambiato i membri armati del commando per attori. Il teatro, del resto, è il luogo della finzione per eccellenza, dove ci si reca per ascoltare e vedere qualcuno che rappresenta una storia e dove può anche succedere che chi sta sul palcoscenico scenda in platea o qualcuno entri dall’ingresso principale per salire sul palco. Se ha delle armi, diamo per scontato che siano finte, perché in quello che è il tempio per eccellenza della cultura, la loro presenza reale è inconcepibile.

Se le premesse su cui si basa il film di Zois sono interessanti e lo svolgimento impeccabile (almeno fino al poco convincente finale), l’eccessiva freddezza di un teorema che guarda (anche) a Pasolini finisce per risultare irritante e arriva fuori tempo massimo. Probabilmente qua entrano in gioco anche le idiosincrasie personali: non abbiamo problemi a confessare la nostra distanza da quel cinema teorizzante e teorico che manda in solluchero molti, costruito sulla carta per suscitare determinate associazioni e dibattiti, ma anche, incidentalmente, per dare modo ai critici e agli spettatori di dimostrare la loro intelligenza e cultura, coinvolgendoli in un gioco che li accomuna all’autore in una pretesa o presunta superiorità intellettuale.

Non è un caso se le recensioni che si trovano online risultino più ricche, informate, ben scritte e interessanti del film stesso (cosa che generalmente non accade con opere in apparenza più "semplici"). Perché Interruption è un'opera per pochi, che parla a chi sa capirla e già riflette e si interroga su certi argomenti, ma difficilmente riuscirà a raggiungere chi dovrebbe esserne toccato, perché non è costruito in forma comprensibile ai più. E come la messinscena degli attori nel film appare destinata a un pubblico altamente acculturato e un po’ snob (e per questo stupisce trovare tante persone “comuni” tra gli spettatori coinvolti dal Coro), così il film manca di calore e di pathos e sembra svolgersi interamente all’interno di un laboratorio di biologia, da dove qualcuno in alto, dalla cabina di regia (appare anche quella, col timecode che scorre sulla pellicola) osserva con malcelata soddisfazione le sue cavie che arrancano ciecamente nei corridoi.

Siamo consapevoli che in chi scrive parla un'innata diffidenza verso questo cinema, ma la pretesa di evocare il Mito, prendendo l’opera di uno dei massimi drammaturghi dell’antica Grecia per dirci che che siamo ormai incapaci di distinguere tra chi è reale e chi recita e che la democrazia è solo un simulacro, ci sembra in ogni caso eccessiva. E il presuntuoso tentativo di Zois di fondere in un linguaggio nuovo e originale teatro e cinema ci fa rimpiangere l'opera pionieristica in questo campo di autori scomparsi troppo presto, come il visionario  Raoul Ruiz e il geniale Rainer Werner Fassbinder.

Interruption
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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