In viaggio verso un sogno - The Peanut Butter Falcon: la recensione dell'originale buddy movie con Shia LaBeouf

02 giugno 2020
3.5 di 5
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Shia La Beouf, Dakota Johnson e l'esordiente Zack Gottsagen in un'opera prima premiata al Sundance e arrivata da poco in digitale, che vale la pena di vedere, soprattutto in questo periodo.

In viaggio verso un sogno - The Peanut Butter Falcon: la recensione dell'originale buddy movie con Shia LaBeouf

Di questi tempi c'è bisogno più che mai di un feel good movie, di storie che ci facciano stare bene. Soprattutto se sono ben fatti, divertenti e sinceri come In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon, opera prima indipendente, che dopo i premi e il gradimento del pubblico ricevuti oltreoceano, è costretto ad arrivare nelle nostre case senza passare per la sala cinematografica. In questo caso è un vero peccato. Non solo perché il passaparola avrebbe potuto farne un piccolo caso anche da noi, ma anche perché i colori, i paesaggi, l'atmosfera di un Sud degli Stati Uniti che sembra rimasto identico dai tempi di Mark Twain, sarebbero stati esaltati dal grande schermo. Questo purtroppo non è stato possibile e dunque l'importante è vederlo, questo piccolo film, che declina in forma leggera, toccante e contemporanea le storie picaresche vissute da Tom Sawyer e Huckleberry Finn, con un rimando meno drammatico a “Uomini e topi” di John Steinbeck, con la coppia di compagni di viaggio composta da un uomo e un ragazzo disabile.

Dalla storia della fuga di due outsider che si incontrano per caso e stabiliscono un'amicizia inizialmente impensabile, dando vita con una terza persona ad un'insolita famiglia alternativa, nasce un buddy movie che è anche un road movie, la cui originalità per altro è che in questo viaggio la strada è pericolosa e dunque assente. Il percorso si fa su barche, su zattere (la parte più “twainiana” del film), tra campi e Oceano, nel bayou e sul Mississippi, dal North Carolina alla Florida prendendo sempre vie traverse.

È sempre affascinante scoprire in un film americano che esistono ancora zone inesplorate e selvagge, dove fanno capolino gli alligatori e vivono evangelisti di colore ciechi, pronti a battezzare le brave persone. Ed è bello che a rappresentare il sogno del giovane Zak sia il wrestling, quello visto in tv su vecchie videocassette che nella sua mente semplice di “persona down”, come lui stesso si definisce, si svolge in un tempo sempre presente, ma irrimediabilmente passato per i suoi protagonisti, che per lui lo rivivono, in una variante primitiva e violenta in mezzo al nulla, delle mirabolanti imprese che giganteschi e ricchi lottatori con nomi e costumi variopinti vivono sui ring della WWE.

Firmato a quattro mani da Tiler Nilson e Michael Schwartz, questo debutto ispirato mette insieme due attori professionisti - il balzano ma ottimo  Shia LaBeouf (subentrato a Ben Foster in un ruolo che sembra fatto su misura per lui) e Dakota Johnson (meno glamour e imbalsamata del solito) - e un giovane attore “naturale” come Zack Gottsagen, la cui spontaneità e dolcezza fanno da perfetto contraltare a un coprotagonista ferito e dal cuore matto, che ne diventa fratello e padre, con molti momenti di autentica tenerezza. Nella parte iniziale in cui Zak fugge - in una scena surreale e deliziosa - dalla struttura che lo ospita, è bello (e pensiamo non casuale) che ad aiutarlo sia un grande libertario del cinema americano come il veterano Bruce Dern. Appaiono poi due figure carismatiche del cinema indipendente come Thomas Haden Church e John Hawkes, assieme (in brevi flashback) a Jon Bernthal, che non ha bisogno di presentazioni. Ad aggiungere un senso di autenticità i cineasti hanno chiamato anche due ex lottatori professionisti, il barbuto Mick Foley e l'arcigno e “poco sportivo” Jake “The Snake” Roberts.

Un'ottima colonna sonora, assemblata con grande cura, ci accompagna nel viaggio di Zak verso il sogno di essere un campione e un eroe, ma soprattutto di avere una famiglia e dimostrare al mondo che disabilità non significa incapacità, e nella descrizione di un mondo di gentilezza e amore che esiste e resiste, in mezzo a tutti gli sciacalli e predatori su cui i riflettori sono sempre puntati, rendendoli in più spaventosi e più forti, ma che possono essere scaraventati giù dal ring con una mossa segreta. Basta crederci e volerlo davvero.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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