Il richiamo della foresta con Harrison Ford, la recensione del film

18 febbraio 2020
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Il richiamo della foresta vede Harrison Ford in un nuovo adattamento da Jack London: ecco la nostra recensione.

Il richiamo della foresta con Harrison Ford, la recensione del film

Incrocio tra un sanbernardo e un pastore scozzese, Buck ha la sventura di essere un cane possente durante la corsa all'oro, alla fine dell'Ottocento. Sottratto alla famiglia facoltosa, dimenticherà via via il suo addomesticamento: prima addestrato con violenza, poi venduto a una coppia che consegna posta ai cercatori d'oro (Omar Sy e Cara Gee), infine amico fraterno dell'anziano e malinconico John Thornton (Harrison Ford).

Il rapporto tra il cinema e il romanzo di Jack London, pubblicato nel 1903, è stato meno rispettoso che proficuo: Il Richiamo della foresta (1935) con Clark Gable usava il cane come mera comparsa di una storia diversa, mentre Il richiamo della foresta del 1972 con Charlton Heston si riavvicinava al plot originale, sempre però concentrandosi più sugli esseri umani e con un cane che non aveva proprio il “physique du rôle”. Se questo nuovo Richiamo della foresta di Chris Sanders, nato in seno alla Fox e finito con marchio Disney, dovesse confrontarsi solo con questi precedenti, vincerebbe il confronto a mani basse. Esiste però un altro adattamento meno noto, un film tv omonimo del 1997 con Rutger Hauer, interessante sia per il tono corretto della narrazione (letta fuori campo da Richard Dreyfuss), sia per le scene con i cani, ben addestrati e ben scelti.

Questo nuovo Richiamo della foresta si presenta con due azzardi: uno più evidente, l'altro più sottile. Sanders è al suo esordio nel cinema dal vero, dopo una carriera nell'animazione che ha generato opere di valore come Lilo & Stitch, Dragon Trainer e I Croods: Chris dirige con una doppia anima, perché tutti i cani del film sono realizzati in CGI. A occuparsi di modelli e animazioni fotorealistici è la Moving Picture Company, che ha già dato vita al remake del Re Leone: non è l'ottima qualità del risultato che può lasciare perplessi, è proprio il concetto. Non siamo di fronte a un film interamente animato, come il recente e sottovalutato Zanna Bianca, sempre da London.

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Per una storia che celebra la natura, ha personaggi umani e riprese in loco di paesaggi straordinari, questo forte elemento di sintesi digitale va digerito, almeno in linea di principio. All'atto pratico l'esperienza di Sanders permette di calibrare molto bene l'espressività di Buck, quel tanto che basta a renderlo più espressivo di un cane reale, ma senza scivolare quasi mai nel cartoon puro (e aiuta che Buck non parli, come invece fanno Simba e compagnia nel nuovo Re Leone). Se si accettano gli animali digitali, cosa peraltro facilissima per gli spettatori più piccoli che nemmeno si porranno il problema, arriva il secondo scoglio.

Persino potendo disporre di animali virtuali, la sceneggiatura di Michael Green e la regia edulcorano il materiale originale, trasformando un romanzo di formazione crudo, senza sconti, in una fiaba animalista ed ecologica senza sangue, con la legge del più forte appena accennata, ma invece nodale in London: l'altruismo e l'empatia di Buck verso i suoi simili e verso l'uomo è in realtà una chiave interpretativa tutta contemporanea e antropocentrica. Nonostante il plot rispetti più o meno quello originale, alcuni momenti nodali della vicenda, in questa chiave, si leggono diversamente: il ritorno di Buck alla natura perde l'aura del giudizio morale sull'uomo che si respira in London, quel pessimismo verso un'interazione impossibile che distrugge la libertà dell'animale. Sanders, che ha ricavato il modello di Buck dal suo stesso cane, crede in un'interazione rispettosa tra uomo e natura: se si interrompe, è solo per cause di forza maggiore o perché solo alcuni uomini sono crudeli.

La tecnica utilizzata e il registro della lettura sono i due fattori che spingono questo Richiamo della foresta al secondo posto tra gli adattamenti del volume, dopo il citato film televisivo con Hauer. Qualora nessuno dei due pesi allo spettatore, specialmente nel caso sia un bambino, lo spettacolo è di alto livello: il respiro della ripresa e del montaggio non è mai stato così epico per questa storia, l'allestimento non è al risparmio, e gli attori funzionano. Non soltanto Harrison Ford, nato e vissuto per questo tipo di cinema “classico”, in forma e in un ruolo finalmente perfetto per la sua età: come lui, anche Omar Sy rende credibile l'interazione con un partner che sul set non è davvero presente (se non tramite un mimo che lavora in performance capture). Ci si può commuovere, ma si pensa meno che davanti alle pagine del romanzo.

Il Richiamo della Foresta
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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