Il Ladro di Giorni: recensione del road movie con Riccardo Scamarcio presentato alla Festa del Cinema di Roma

21 ottobre 2019

Guido Lombardi si muove bene fra i generi e racconta con intelligenza e partecipazione un padre e un figlio che si ritrovano.

Il Ladro di Giorni: recensione del road movie con Riccardo Scamarcio presentato alla Festa del Cinema di Roma

Il Ladro di Giorni, che non gioca al riferimento ad ogni costo, ci fa pensare a due film, il primo diretto da Vittorio De Sica, il secondo da Clint Eastwood. In Ladri di biciclette, il giovanissimo Bruno diventava grande quando vedeva suo padre rubare una bicicletta, in altre parole nel momento in cui il suo eroe di sempre si trasformava in un antieroe bisognoso e quasi vigliacco, un affetto da proteggere più che un modello da imitare. In Un mondo perfetto, invece, un bambino mite trovava in un fuorilegge prima un compagno di avventure e poi quasi una figura paterna, scorgendo, dietro l'imperfezione, la bontà, l'umanità, un meccanismo rotto impossibile da aggiustare. Il piccolo Salvo, che vive una vita ordinata in Trentino, parlando spesso in tedesco e scrivendo temi da primo della classe, è un po’ la summa di questi due bambini, anche se ci fa pensare un po’ di più al secondo perché, come lui, trascorre diverso tempo in automobile. Salvo, che insieme a un uomo che non vede da sette anni attraversa l'Italia da nord a sud, è chiamato contemporaneamente ad accudire e a obbedire a un eterno ragazzino con la pistola che è anche suo padre Vincenzo. Ne vede subito i difetti, le mancanze, lo sorprende dire a qualcuno: "Un bambino è meglio di una pistola" e vorrebbe fuggire via lontano. Eppure, il lato infantile di quell'uomo che bisogna chiamare papà, la sua anarchia di pensiero e la sua vita facile lo rendono attraente, unico e quasi divertente, invincibile quasi quanto quel pupazzetto di Mazinga che per il piccolo è legato all'ultimo ricordo di Vincenzo e che rappresenta ancora l'infanzia.

Stanno bene insieme l'undicenne dai capelli biondi che mangia educatamente e il criminale mezza tacca che sembra uscito da un film dagli anni '50, e insieme attraversano una moltitudine di generi: il road-movie, come dicevamo, il romanzo di formazione e soprattutto il revenge-movie, perché Vincenzo cerca un uomo, soprannominato Il Vecchio, che è responsabile della sua incarcerazione e che quindi gli ha rubato la giovinezza: giorni, mesi e anni da marito e da padre, e da persona probabilmente non onesta, ma certo non cattiva. Vincenzo in questo è un romantico, ed è un prigioniero del passato, e come tale, forse non è destinato ad affrancarsi, a costruirsi un futuro felice, anche perché, da che mondo è mondo, se in un noir c'è un’arma, quell'arma sparerà e chi cerca un risarcimento violando la legge, magari non riuscirà a uscire dalla spirale di violenza in cui è precipitato. Succedeva anche nelle tragedie greche, in fondo, e questo senso di predestinazione e ineluttabilità conferisce a Il Ladro di Giorni un'urgenza che sottilmente lo pervade e crea una tensione che fa fremere lo spettatore, anche se i personaggi si prendono i loro tempi, che poi sono i tempi della scoperta reciproca e dell’amore. Già, perché siamo anche nel territorio del melò, e dal melò il film di Guido Lombardi pesca a piene mani, senza mai esagerare, proprio perché Salvo non può diventare subito un piccolo uomo, così come Vincenzo non può acquistare immediatamente saggezza e calma.

Si muovono non solo fra presente e passato il padre e il figlio de Il Ladro di Giorni, ma fra italiano e dialetto, e il dialetto qui è la lingua della vivacità, degli amici ritrovati, di un mondo ancestrale dove ci si batte il petto, durante una processione religiosa, con sassi che feriscono e fanno sanguinare ma che ci aiutano a essere più buoni. Il dialetto è istinto ma anche una prigione, e la consapevolezza che la rabbia è ancora tutta là e va sfogata. Nel film queste pulsioni sono lampanti fin dal principio, perché la bilancia pende dalla parte di Vincenzo, mentre nel romanzo scritto contemporaneamente alla sceneggiatura, il punto di vista è quello di Salvo, che racconta e che ricorda e che, avendo 11 anni, non capisce proprio tutto ciò che gli sta intorno. Se il film avesse privilegiato la sua prospettiva, sicuramente sarebbe stato più potente, efficace e più misterioso, e forse più coraggioso. Resta il fatto che, nel viaggio reale e metaforico a cui Il Ladro di Giorni ci invita a partecipare, c'è una bella progressione e c'è un legame che cresce, insieme alla consapevolezza che un uomo inaridito può sentirsi padre e che un ragazzo con la vita scandita da giorni tutti uguali è in grado di osare e di trasformarsi, un domani, quasi un supereroe. E un po' supereroi sono senza dubbio Riccardo Scamarcio e Augusto Zazzaro, coppia perfetta sempre a fuoco e sempre spontanea. 

Il Ladro di Giorni
Il Teaser Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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