Il caso Freddy Heineken - recensione del film tratto da una storia vera

22 gennaio 2020
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Daniel Alfredson racconta dello storico rapimento del magnate della birra olandese avvenuto nel 1983, per cui è stato pagato uno dei riscatti più alti della storia.

Il caso Freddy Heineken - recensione del film tratto da una storia vera

Sì, il signore del titolo c'entra con l'omonima birra olandese. È - o meglio, era - il nipote del fondatore di una delle marche di birra più famose del mondo, nonché l'uomo entrato nella storia come vittima di un rapimento rocambolesco, per il quale fu pagato il più alto riscatto nella storia dell'Europa moderna: 35 milioni di fiorini olandesi del 1983, equivalenti a poco meno di 19 milioni di euro attuali.
Una vicenda, quella del rapimento di questo ricchissimo uomo d'affari, che non poteva mancare di interessare il cinema,  e che è raccontata in questo film: vista non dal punto di vista del rapito (che è interpretato da un coriaceo e teatrale Anthony Hopkins, costretto a poche e statiche pose ma anche condannato a battute "esemplari"), ma da quello dei rapitori. Che qui sono raccontati - almeno all'inizio - come una simpatica comitiva di ragazzoni proletari, legati da una virile amicizia, che decidono di darsi al crimine come alternativa un po' istintiva alla crisi economica e lavorativa che pareva incombere nelle loro vite.

Le cose, in realtà, sono andate diversamente, ma questo in fondo poco importa.
Importano però altri dettagli, che in qualche modo rendono l'idea di una certa quale approssimazione con cui lo sceneggiatore William Brookfield e il regista Daniel Alfredson hanno approcciato il film.
Il caso Freddy Heineken, tanto per dirne una, è uno di quei film che - legittimamente, per carità - mettono al termine del loro racconto delle didascalie per raccontare quanto avvenuto successivamente ai personaggi visti sullo schermo. Una di esse, quella relativa proprio al personaggio di Hopkins, dice che Heineken morì nel 2003: ma si tratta di un errore un po' marchiano, visto che sarebbe stato sufficiente verificare su Wikipedia per vedere che l'imprenditore morì invece l'anno precedente.
Sui trivia di IMDb, inoltre, è riportato che nelle scene del film in cui si beve birra (sì, di quella marca lì) le bottiglie sono verdi, come ci si potrebbe superficialmente aspettare: ma nel 1983, e fino a poco tempo fa, in Olanda tutte le azienda produttrici, Heineken compresa, imbottigliavano le loro birre in vetro marrone, per una questione di migliore protezione della bevanda dalla luce ma soprattutto per semplificare il riciclo del materiale e delle bottiglie.

Certo, quest'ultimo è davvero un peccato veniale. Venialissimo. Ma l'ho citato perché in qualche modo metaforico di un film che vorrebbe essere brillante, ammiccante e internazionale come il verde, e che invece - anche per la fotografia, ma non solo, sembra essere caratterizzato da cromatismi bruni e un po' smorti, che si riflettono anche nello stile e nell'efficacia del racconto.
Curiosamente, Daniel Alfredson è il fratello maggiore di Tomas, che non è solo il regista di Lasciami entrare e La talpa, ma anche di un film bellissimo dal titolo Fyra nyanser av brunt, che vuol dire "quattro sfumature di marrone". Ma se quello, appunto, era un bellissimo film, non altrettanto vale per Il caso Freddy Heineken, che soffre un po' degli stessi difetti (ma ha anche un po' dei non molti pregi) dei due film che Daniel ha tratto dai libri della serie Millennium di Stieg Larsson.

Non parte male, Il caso Freddy Heineken. La combriccola dei protagonisti (tra i quali spicca Sam Worthington, mentre Jim Sturgess - con tanto di baffetti e tinta bionda - si conferma uno dei più tonni della sua generazione) è presentata in maniera coinvolgente, e le prime scene d'azione (come l'inseguimento per le strade e i canali di Amsterdam seguente la rapina in banca che il gruppo effettua per avere i soldi necessari a pianificare ed eseguire il successivo rapimento) sono discretamente girate e coinvolgenti.
Le cose cambiano, però, quando si racconta quello che accade dopo che i protagonisti hanno rapito e imprigionato la loro ricca vittima e il suo autista: l'attesa per il riscatto, il nascere di tensioni che iniziano a lacerare la banda, l'illusione di avercela fatta, l'arrivo della polizia, la fuga di alcuni e via dicendo.
Alfredson sembra mettere troppa carne al fuoco, deragliando dai binari del cinema di genere delle prime fasi del film per costruire un racconto morale, moralistico e con piccoli e grandi psicologismi d'accatto, descrivendo come il danaro e la tensione abbiano distrutto un'amicizia. Peraltro, non abbastanza sostenuto dal suo cast.

Il Caso Freddy Heineken
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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