I pinguini di Madagascar - la recensione del film d'animazione

24 novembre 2014
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Rico, Kowalski, Soldato e Skipper alla prima prova nel lungometraggio.

I pinguini di Madagascar - la recensione del film d'animazione

Come i Minion di Cattivissimo Me, anche i Pinguini di Madagascar si sono conquistati il diritto di essere protagonisti di un lungometraggio animato. Non tanto perché, come vuole il tormentone che li riguarda, siano “carini e coccolosi”, quanto perché si tratta di quattro personaggi totalmente fuori di testa e collaudati sulla breve durata in tutta la loro potenzialità comica. Se nei film che li vedono coprotagonisti, pur restando ai margini, Skipper, Kowalski, Rico e Soldato rubano la scena ai loro comprimari, è infatti nella serie dei cortometraggi animati a loro intititolati che la loro comicità rifulge senza freni.

Questa premessa per dire che – anche se non condividiamo assolutamente la severa stroncatura che ne ha fatto Variety – i difetti del loro primo film derivano a nostro avviso proprio dall'aver scelto di ignorarne le peculiarità, concentrandosi su una frenetica quanto prevedibile trama action e su una morale semplicistica a misura del pubblico più giovane.

A risultare sacrificate, in un film che preferisce rischiare lo stordimento che la noia  –  secondo la lezione dell'animazione più recente – sono proprio le caratteristiche individuali dei nostri: Skipper, il leader del gruppo, risulta più arrogante e saccente del necessario, Kowalski, coi suoi calcoli assurdi e i suoi pericolosi marchingegni, resta totalmente in ombra, Soldato è per una volta al centro dell'attenzione (ma in modo più stucchevole che ironico) mentre Rico, lo psicotico dinamitardo del gruppo, non tira mai bombe e non pronuncia neanche una sola volta il suo onomatopeico e caratteristico ka-boom.

Anche se nella serie sono poi dotati di un parco villain da far invidia ai supereroi della Marvel e a James Bond, dal magnifico mad doctor/dolphin Dottor Blowhole con i suoi scagnozzi granchi allo Scoiattolo Rosso, dalla sorvegliante dello zoo Alice al serpente Savio e così via, gli autori sentono il bisogno di inventarsi un nuovo cattivo per il cinema, la piovra gigante Dave, mossa da gelosia e voglia di rivalsa nei confronti di animali così amati dal pubblico e destinati a rubare la scena. La caratterizzazione animata del personaggio è molto valida  e immaginiamo il divertimento che avrà provato John Malkovich a prentargli voce e sembianze nella versione americana, ma la scelta stessa del tipo di animale risulta ovvia, senza contare che Dave è dipinto dalla sua stessa ossessione come un cattivo patetico più che inquietante e minaccioso.

Nel film i Pinguini, per sventarne i piani criminali e recuperare il povero Soldato rapito accidentalmente, sono costretti ad allearsi con un team organizzato e ipertecnologico – il Vento del Nord – che ha come leader un husky tronfio e pieno di sé (doppiato in originale da Benedict Cumberbatch), che li considera con disprezzo e vuole arrogarsi tutti i meriti della missione, salvo poi alla fine riconoscere la validità delle loro tattiche caotiche e improvvisate ma appassionate.

Dopo un inizio folgorante, dedicato a una origin story che costituisce quasi un frammento a sé, il film si incammina come dicevamo sui binari di un action a rotta di collo, che coinvolge i nostri in frenetici inseguimenti attraverso il mondo, da Venezia a Shangai a New York. E quando nel finale appaiono brevemente due dei migliori personaggi di Madagascar, protagonisti di tante loro avventure, è come riscoprire il piacere della sintonia tra vecchi amici. Forse l'inserimento di qualche personaggio già noto avrebbe giovato a un film che non possiamo definire brutto e che diivertirà sicuramente i più piccoli, ma che - da appassionati ammiratori di questa squinternata e divertente gang -  abbiamo il diritto di considerare un'occasione sprecata.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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