I Magnifici 7 Recensione

Titolo originale: The Magnificent Seven

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I Magnifici 7: recensione del remake del classico western con Denzen Washington, Chris Pratt e Ethan Hawke

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I Magnifici 7: recensione del remake del classico western con Denzen Washington, Chris Pratt e Ethan Hawke

La febbre del remake dopo aver contaminato tutta la produzione hollywoodiana arriva anche al genere più spesso considerato, a cicli regolari, morto e sepolto: il western. Di morti se ne contano a decine ne I magnifici 7, nella versione originale del 1960 di John Sturges (a sua volta ispirata a I sette samurai di Akira Kurosawa), cosi come in questa versione dello specialista di storie metropolitane, Antoine Fuqua. Nell’operazione ha coinvolto due sue complici abituali come Denzel Washington e Ethan Hawke, oltre al lanciatissimo Chris Pratt, Peter Sarsgaard, Vincent D’Onofrio.

Una versione all’insegna della diversità, con afroamericani, nativi, ispanici, a dare un colore diverso alla storia manichea per eccellenza: buoni contro cattivi. Rose Creek è una comunità minacciata da un ricco imprenditore, Bartholomew Bogue, invogliato di impossessarci delle ricche miniere di ferro presenti in zona. Un cattivo così perfido da sfiorare il ridicolo, la macchietta, nonostante l’impegno di Sarsgaard. Proprio la trasparenza monodimensionale dei personaggi è uno dei problemi principali di questo remake, privo di una possibile chiave ironica, ma anche di afflato epico.

I sette sbandati del titolo, magnifici per paradosso, fuorilegge per abitudine, sono cacciatori di taglie (anche se attenti all’etichetta con un politicamente corretto molto contemporaneo), truffatori e killer, assoldati dai cittadini di Rose Creek per difenderli da Bogue. Quello che più ci ha convinto è il Goodnight Robicheaux di Ethan Hawke, cui è consentita una caratterizzazione meno monocorde, come gran parlatore con poca propensione alla pistola dopo il trauma della Guerra civile. Il capo brigata, Sam Chisolm, è un inusuale Denzel Washington quasi muto, sintesi di un film che non concede ai propri interpreti, nella sceneggiatura scritta anche dal Nic Pizzolato di True Detective, di giovarsi dell’effetto dinamico del gruppo, rimanendo poco altro che una sommatoria di caratteri appena abbozzati. Lo stoicismo di questi sette magnifici antieroi, destinati al massacro, che proprio nella preparazione dello scontro finale scoprono di essere migliori di quello che pensavano, di quanto la società li aveva sempre ritenuti, non raggiunge il dovuto grado di pathos.

Il western è uno stato dell’anima, lo conferma in negativo la difficoltà di Fuqua a caricare i silenzi di tensione, a far montare la suspence attraverso piccoli gesti. Insomma, lontano dalla giungla di cemento, il regista non riesce a rendere un duello appassionante. Anche la preparazione alla conclusione finale fra bene e male sembra non finire mai, non riuscendo a diventare inesorabile. Di scintille se ne vedranno almeno alla fine, quando la staticità lascia il posto a una coreografia ben orchestrata, solo forse difficile da seguire. Peccato che i personaggi non siano nel frattempo riusciti a entrare nel cuore dello spettatore.

I Magnifici 7
Il trailer italiano ufficiale - HD
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