Hubie Halloween: recensione - Con Adam Sandler su Netflix, risate assicurate per tutta la famiglia

09 ottobre 2020
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Per festeggiare Halloween in famiglia, su Netflix c'è il nuovo film scritto e interpretato da Adam Sandler, Hubie Halloween, una divertente commedia che fa la parodia di tanti celebri horror e che s'incentra su buoni sentimenti di grande attualità. La recensione di Federico Gironi.

Hubie Halloween: recensione - Con Adam Sandler su Netflix, risate assicurate per tutta la famiglia

Hubert Shubert DuBois, per tutti Hubie (o peggio), è quello che avremmo definito una volta “lo scemo del villaggio”. E il villaggio in questione è Salem, la città delle streghe, la “capitale non ufficiale di Halloween”, come viene ricordato nel film.
Hubie è un bamboccione che vive con la mamma e non ha mai avuto una donna, anche se è sempre stato innamorato nella più bella della scuola, che è sempre stata tanto gentile con lui. Fa il garzone nel supermercato cittadino, ha i baffi, è ossessionato dalle regole e porta sempre con sé, ma sempre sempre, un thermos arancione pieno di zuppa. Hubie è buono, gentile e generoso: peccato che gli altri non siano altrettanto con lui. Anzi. Hubie è oggetto di scherno e scherzi crudeli di grandi e piccoli, specie sotto Halloween, la festa più amata da Hubie (anche perché lui e la mamma sono ebrei “e questo eliminava il Natale e la Pasqua”), durante la quale si sente in dovere di assicurarsi che nessuno passi il segno, si metta in pericolo, o metta in pericolo qualcun altro. Forse anche perché lui è un gran fifone.
Fatto sta che, proprio mentre a Salem si festeggia Halloween, e Hubie monta volontariamente di guardia, delle persone iniziano a sparire per davvero: che c’entri il misterioso e sospetto nuovo vicino di casa di Hubie? O forse l’uomo evaso da un ospedale psichiatrico il giorno prima, che pare essere arrivato in città?

L’evaso mascherato è un chiaro riferimento a Michael Myers. La casa di Hubie si trova in Elm Street. Il nuovo vicino (che poi è Steve Buscemi) è in odore di licantropia. L’atmosfera vagamente anni Ottanta, la piccola città, gli amori adolescenziali e i bambini in bicicletta, ricordano Stranger Things.
Ma di horror, in Hubie Halloween, c’è ben poco. Il film diretto da Steven Brill, e scritto e interpretato da Adam Sandler, sembra al massimo una versione in live action di una puntata di Scooby-Doo (e ne ha la stessa elementarietà narrativa), e si fa digerire senza problemi anche dai più piccoli in famiglia.
Anche perché Sandler - che, non dimentichiamolo, è anche la voce originale del Drac della serie di Hotel Transylvania - ha abbassato di molto il tasso di volgarità rispetto a molta sua produzione recente.
Hubie Halloween è una commedia, e anche molto divertente, e perfino capace di dire cose ovvie e scontate, di certo non originali, ma in modo e in un momento che ne amplificano la rilevanza.

A un livello immediato si ride di gusto di fronte alle facce e alla voce di Sandler, allo spaventarsi plateale e clamoroso di Hubie di fronte a ogni sollecitazione, alle gag slapstick che lo vedono protagonista e a quelle che invece sono incentrate sull’inseparabile thermos arancione, che si rivelerà nel corso della storia anche mini-aspirapolvere, torcia elettrica, ombrello, cannocchiale e mille altre cose.
Hubie è una versione riveduta e corretta dei Billy Madison e dei Bobby Boucher, l’ennesimo personaggio un po’ tonto ma dal cuore grande e d’oro interpretato da Sandler.
Non si vergogni chi ha amato Sandler in film seri, come in The Meyerowitz Stories o Diamanti grezzi: perché il talento del Sandman, come lo chiamano i suoi fan, è multiforme, ed è ora di ammettere che, quanto vuole e ha voglia di far le cose per bene, Sandler è un grande comico.
In Hubie Halloween fa ridere lui, ma è anche capace di farsi indietro, e di dare spazio agli agli (altri che poi sono attori come il citato Buscemi, Rob Schneider, Ray Liotta con parrucca multicolor, Kevin James, Maya Rudolph, Michael Chiklis e Shaquille O’Neal, solo per citarne alcuni) e ai gag capaci di contaminare la grana grossa con il gusto dell’assurdo. Si vedano, a questo proposito, le magliette indossate dalla mamma di Hubie, o le Harley Quinn che appaiono in loop nel film.

Quel che però importa di più, in Hubie Halloween, è il candore e la bontà del protagonista. Il suo non reagire mai a nessuna provocazione. E il fatto che alla fine - e non venitemi a parlare di spoiler - sarà lui l’ovvio vincitore di questa storia, costringendo i bulli che lo tormentavano ad ammettere le loro debolezze.
Da sempre Sandler ha avuto un debole per i buoni sentimenti, e per i risvolti sdolcinati delle sue storie, ma era anche aggressivo e irriverente. Con Hubie Halloween questi ultimi due aspetti sono stati messi quasi del tutto a tacere (casomai, c’è un leggero gusto sardonico nell’andare contro la correttezza politica nel tratteggiare i personaggi), e le sottolineature sono tutte per il candore e l’innocenza - vincenti, su tutti i fronti - di Hubie.
Come a dire che, nell’America (e nel mondo) di oggi, aggressività, irriverenza, bullismo, escalation dei toni sono diventati eccessivi e pervasivi. Che nessuno ammette più i suoi torti. E che, fossimo tutti di più come Hubie, l’America e il mondo sarebbero posti migliori.
Per quanto il messaggio possa suonare buonista, mi pare difficile dargli torto.

PS: Sandler aveva dichiarato che, se non avesse vinto l’Oscar per Diamanti grezzi (che non ha vinto, ma ha vinto l’Independent Spirit Award, con un acceptance speech da urlo), avrebbe girato un film brutto, ma così brutto, da far pentire l’Academy e tutti gli altri. Hubie Halloween non è quel film.

Leggi anche La recensione di Diamanti Grezzi

Hubie Halloween
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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