Grazie Ragazzi: recensione della commedia di Riccardo Milani con Antonio Albanese

10 gennaio 2023
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Grazie Ragazzi segna una nuova collaborazione fra Riccardo Milani e Antonio Albanese ed è una commedia carceraria sull’importanza del teatro e della cultura, ancore di salvezza per chi è condannato a una lunghissima attesa, non meno intollerabile di quella dei protagonisti di Aspettando Godot.

Grazie Ragazzi: recensione della commedia di Riccardo Milani con Antonio Albanese

"E adesso che facciamo?
Non lo so.
Andiamocene.
Non si può.
Perché?
Aspettiamo Godot.
Già, è vero".

Questo dialogo fra i due personaggi principali di "Aspettando Godot", Estragone e Vladimiro, è stato scritto nel 1952 da Samuel Beckett e sottende un vuoto di senso, la mancanza di un centro e soprattutto l'attesa di qualcosa (o qualcuno) che forse non arriverà. Estragone e Vladimiro si fanno vecchi e malandati mentre sperano che Godot appaia miracolosamente davanti a loro, e la desolata strada di campagna in cui si sono fermati non è poi così diversa dal cortile o dalle celle di un comune penitenziario, dove il tempo appare di una lentezza inesorabile e si vive aspettando: l'ora d'aria, il giorno di visita, il momento dei pasti, la libertà. Lo ha capito immediatamente tanto l'attore francese Jan Jonson, che a metà degli anni '80 ha messo in scena l'opera simbolo del Teatro dell'Assurdo con un gruppo di detenuti, quanto il regista Emmanuel Courcol, che ha voluto raccontare la storia di Jonson in Un anno con Godot. Poi è arrivato Riccardo Milani, che ha preso il film di Courcol e lo ha reso una commedia tutta italiana, Grazie Ragazzi, con protagonista Antonio Albanese.

Ma è veramente una commedia Grazie Ragazzi? Sì e no. Indubbiamente si ride, ma c'è tanto altro nel nuovo film di un regista capace di stemperare la militanza del suo cinema con la leggerezza di tono e di mettere la battuta al servizio dell'impegno sociale. C'è, per esempio, la malinconia di chi non ha un'esistenza facile, di chi si è perso e di chi non ha potuto dimostrare il proprio valore ed è rimasto fra gli ultimi. E la malinconia ricorda l'omino timido e gentile Epifanio Gilardi inventato proprio da Antonio Albanese, scelto ancora una volta da Riccardo Milani come messaggero dei suoi pensieri. Albanese stesso, infine, ha qualcosa in comune sia con l'attore squattrinato Antonio, costretto a doppiare film pornografici per non morire di fame, che con i carcerati ai quali insegna recitazione.

Sappiamo bene che l'inventore di Cetto La Qualunque era destinato alla fabbrica ed è stato "salvato" e (come dice lui) trasformato in una persona migliore dal teatro, ed è proprio questo il principale insegnamento del film, e cioè che il teatro, e più in generale l'arte, o meglio la cultura possono aiutare le persone a esprimere il proprio io più profondo e a fare il primo passo verso il cambiamento.

Non è un dramma carcerario Grazie Ragazzi. Che poi dietro le irresistibili espressioni romanesche e i fallimenti dei non attori ci sia la sete di giustizia di Milani è piuttosto evidente, insieme alla triste consapevolezza di vivere in un paese dove manca la certezza della pena e le regole non vengono rispettate.  E tuttavia il pubblico è sempre al primo posto per il regista, e ciò che a un primo sguardo può sembrare una semplificazione di un discorso urgente seppur insidioso è invece un'esposizione chiara di un pensiero complesso, un racconto in cui l'alto e il basso coesistono, dove una prima al Teatro Argentina che è meglio della finale della Champions League convive con i “ mortacci tua” gridati dai galeotti e un attore tronfio ed egocentrico può essere al contempo generoso con il compagno di scena di una volta ridotto in povertà. Abita infatti in un monolocale sconquassato dal frastuono degli aerei che decollano il disgraziato Antonio. E se la disordinata dimora ci ricorda l'appartamento vicino ai binari di Edwood Blues, il suo difficile cammino verso il debutto in un teatro romano non è meno avventuroso della fuga da tutto e da tutti dei Blues Brothers del film di John Landis, solo che qui le parole sono più importanti della musica, perfino quelle balbettate dall'iracondo Damiano di Andrea Lattanzi. Il protagonista di Manuel è perfetto per il ruolo che Milani ha voluto affidargli, così come i bravissimi Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara, che attraverso i loro personaggi evocano i loro debutti teatrali, l’amore per un palcoscenico che è spesso il luogo di un fallimento e il senso di appartenenza a una comunità che, vivendo le vite degli altri, impara e cresce.

Negli ultimi tempi il cinema ha spesso parlato del teatro e dei suoi grandi protagonisti. Forse lo ha fatto per invocare il ritorno di un modo di lavorare che purtroppo non esiste più, oppure per avvicinare spettatori e attori, entrambi fatti di carne e sangue. In In Grazie Ragazzi Riccardo Milani si è spinto oltre, facendo entrare l'arte in un luogo che per sua stessa definizione sembra volerla respingere. Ma è quel "sembra" che ci interessa, perché in realtà il regista accorcia le distanze fra scena e platea attraverso la verità dei sentimenti. Nel film perfino l'intelligenzia applaude Diego, Aziz e gli altri, ma a fine spettacolo vanno tutti a dormire nelle loro belle case. Vladimiro, Estragone, Pozzo, Lucky e il messaggero, invece, tornano in cella e vengono inghiottiti da un casermone non meno inquietante della bocca del pescecane in cui finisce Geppetto ne "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino". Ma Geppetto viene soccorso da Pinocchio, mentre ai carcerati non resta che ricominciare ad aspettare…



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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