Dove eravamo rimasti Recensione

Titolo originale: Ricki and the Flash

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Dove eravamo rimasti: la recensione del film di Jonathan Demme con Meryl Streep

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Dove eravamo rimasti: la recensione del film di Jonathan Demme con Meryl Streep

Una rocker non l’aveva mai fatta. Meryl Streep colleziona da decenni trionfi critici e ruoli molto diversi uno dall’altro, ma quello della leader di un gruppo rock arrivata ormai alla terza età è anche per lei qualcosa di inedito. Al massimo aveva fatto un musical vacanziero come Mamma Mia. Merito di Diablo Cody, una delle giovani sceneggiatrici dirompenti degli ultimi anni a Hollywood. Lanciata nel 2008 dall’oscar per Juno, ha poi avuto difficoltà a replicarne il successo.

In Young Adult aveva raccontato di una trentasettenne che torna nel paesino natìo sconfitta dai fallimenti della sua vita nella metropoli. Ripropone una struttura simile in questo Dove eravamo rimasti diretto da Jonathan Demme, anche se questa volta è una sessantenne a tornare all’ovile. Si impegna con tutte le sue forze per fare la responsabile, per una volta, per risollevare la figlia trascurata che è stata appena mollata dal marito. Anche la disastrata Ricki ha subito tanti fallimenti, da quando molti anni prima aveva preferito le montagne russe di una carriera come musicista alla quotidianità di un marito - un reddivivo Kevin Kline - e dei tre figli. Ad aggiungere metasignificati il fatto che la figlia di Ricki è interpretata da Mamie Gummer, la vera figlia della Streep.

Dove eravamo rimasti fa parte di un piccolo filone di racconti sulla terza età; di una presa di consapevolezza, pur lenta e incerta, da parte dei grandi soloni di Hollywood di come il pubblico delle sale sia costituito anche da gente anziana, che vuole rivedere sullo schermo personaggi più simili a loro. E in questo sotto genere Meryl Streep è la diva incontrastata. Si permette il lusso di essere una credibile sex symbol, lei cresciuta come attrice intellettuale ai limiti del bruttino stagionato. È proprio lei ha reggere totalmente il film, con il suo trucco fuori moda, gli stivali mal lucidati, l’ostinazione di chi ha avuto successo (forse) tempo fa, insieme alla sua band, the Flash, ma ora si trova a suonare per un pugno di casi umani a Tarzana, nella Valley fuori Los Angeles. Una di quelle band che suonano cover non sai se per mancanza di repertorio o perché quel repertorio non lo conosce nessuno.

Ogni scelta della vita di Ricki è stata un tentativo di avvicinarsi alla musica, ogni messaggio che ha cercato di comunicare agli altri è passato per le parole di una canzone e per le corde di una chitarra. Adesso fa la cassiera in un supermercato biossessionato, ma poco le importa. Ha bisogno della scossa del richiamo della famiglia per riuscire a comunicare tutto l’amore che ha dentro. ll suo viaggio nell’Indiana scorre lungo binari molto comuni nel cinema di redenzione. La delusione che provoca la visione di un film così autorevolmente portato avanti risiede proprio nel suo essere quello che vorresti che fosse: puoi anticipare la scena successiva senza alzare il sopracciglio. Intendiamoci, potrebbe anche essere la sua fortuna maggiore, specie al botteghino.

Anche la carica eversiva della protagonista è confezionata al punto giusto, scapigliatura compresa. La collisione fra i due mondi - tra l’altro rappresentati in maniera schematica fino al manicheismo - viene liquidata con due battute e una schitarrata. Poi se parliamo di Bruce Springsteen cantato dalla Streep finiamo anche per sorridere e goderci lo spettacolo. Ma il film graffia poco e il crepuscolo di uno stile di vita viene solo lasciato sullo sfondo, buono per farci sorridere vedendo dei musicisti stagionati costretti a strimpellare Lady Gaga per interessare un pubblico annoiato.

Dove eravamo rimasti
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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