Deepwater - Inferno sull'Oceano: recensione del disaster movie con Mark Wahlberg

04 ottobre 2016
3.5 di 5
10

Secco ed essenziale, chiaramente ispirato al cinema catastrofico degli anni Settanta.

Deepwater - Inferno sull'Oceano: recensione del disaster movie con Mark Wahlberg

Dice ma come? Fai un film sulla Deepwater Horizon e sulla tragedia ambientale metti solo uno striminzito, quasi riduttivo cartello finale?
Eh sì, perché Peter Berg non è mica un Leonardo DiCaprio, e del disastro avvenuto il 20 aprile del 2010 interessa prima di tutto l'aspetto umano.

Ma se pure Deepwater - Inferno sull'Oceano non parla dei milioni di barili di petrolio dispersi nelle acque del Golfo del Messico in maniera esplicita, questo non vuol dire che sia un film senza etica e morale, privo di coscienza.
In questo caso, è quello che dice implicitamente, senza troppe parole, a contare di più, nascosto tra le pieghe di racconto che non ha paura dei tecnicismi, né delle attese, per abbracciare nella maniera più libera possibile lo stile dei disaster movie degli anni Settanta.
Quando parla e spiega troppo, anzi, il film di Berg rischia d'inabissarsi: e fortuna per lui lo fa solo negli ultimi, retoricissimi cinque minuti, in cui l'enfasi a stelle e strisce per i caduti della piattaforma arriva a stridere con la narrazione secca ed essenziale che l'ha preceduta.

Si capisce subito, fin dalle prime sequenze in casa di Mark Wahlberg e Kate Hudson, che Deepwater è un film legato ai corpi e alle cose che tocchi e che vedi, a come funzionano: un film fisico e con la fisica. Quando poi si sbarca a bordo della piattaforma semi-sommergibile, con Wahlberg, Kurt Russell e tutti gli altri, la cosa è ancora più evidente, con tutto quell'insistere sul gergo tecnico, sui congegni da riparare o revisionare, coi rumori metallici che praticamente continui.
In quella fase lì, in quell'oretta abbondante di racconto che precede la prima esplosione e il disastro (umano e ambientale) che ne consegue, Berg infila l'etica e la morale. Perché nell'incaponirsi a voler essere tassonomico e rigoroso nel raccontare il funzionamento della grande macchina della piattaforma, il regista ha voluto riversare tutto il rispetto per il lavoro e la responsabilità legata allo stesso assenti, invece, negli executive della British Petroleum che hanno causato le morti e il disastro ecologico; che Berg - con scelte di casting azzeccate e saggiamente lombrosiane - ha inchiodato nel volto di John Malkovich: prima sprezzante d'arrogante incoscienza, poi inerte e cementificato dalla colata di ciò che è accaduto.

Quello che è accaduto, le esplosioni, l'incendio, le morti (e il petrolio), in Deepwater sono raccontati in non più di una mezz'ora spettacolare e concitata, non solo coinvolgente ma in grado di rappresentare un metro dell'abilità con cui si è costruita la narrazione precedente, tecnica e precisa ma mai noiosa, capace si sfruttare la spada di Damocle della catastrofe incombente per tenere alti ritmo e tensione.
Peccato allora per quel finale, per quell'appendice di film che, dal Padre Nostro sulla coperta di una barca alla galleria fotografica degli 11 morti della Deepwater Horizon, segna la perdita di quella sobrietà etica che guardava alla macchina e all'ingranaggio (meccanico e umano): il rispetto per chi ne è rimasto schiacciato in mezzo era già tutto lì.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento