Come ti divento bella Recensione

Titolo originale: I Feel Pretty

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Come ti divento bella: la recensione della commedia con Amy Schumer, Michelle Williams, Emily Ratajkowsky e Naomi Campbell

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Come ti divento bella: la recensione della commedia con Amy Schumer, Michelle Williams, Emily Ratajkowsky e Naomi Campbell

La scena chiave di Come ti divento bella arriva abbastanza presto. È la scena in cui, prima di esprimere un desiderio che farà “avverare” in maniera letteralmente incidentale, trasformando la sua visione di sé stessa, come in uno Shallow Hal in versione speculare e autoriferita, la Renée interpretata da Amy Schumer sta guardando Big in televisione.
E non solo perché, guardando il giovane Josh ricevere dalla macchina del mago Zoltan il cartoncino che gli preannuncia che il suo desiderio di diventare grande verrà esaudito, Renée avrà l’idea di andare a esprimere il suo - quello di diventare bella, bella come i giornali femminili e le influencer le hanno spiegato dovrebbe essere - davanti a una fontana.
Certo, dal punto di vista della trama è un momento importante, ma prima ancora che sul piano del racconto, quella scena è importante per far capire quale sia il vero tono del film, quali i riferimenti impliciti che avevano in mente Abby Kohn e Marc Silverstein, che qui sono anche registi, e non solo sceneggiatori. I riferimenti sono appunto quel cinema lì, quello di Big, quello di quegli anni Ottanta che oramai sbucano dalle fottute pareti, quello di film che volevano divertire con umorismo, buoni sentimenti, e una spolverata di quella morale magari da biscottino della fortuna (e in Come ti divento bella i ristoranti cinesi abbondano), ma mai troppo sfacciata o davvero moralista.

Se quella di Big è la scena chiave, la parola invece, è sicuramente autostima: perché la morale di questa commedia non è altro che quella di non lasciarsi buttare giù dai commenti maligni, come dalle difficoltà della vita, ma di credere in sé stessi accettando quello che si è, e mostrando sempre, così, il nostro lato migliore.
Negli Stati Uniti alcune femministe sono insorte, perché secondo loro Amy Schumer è troppo carina e troppo bianca e troppo femminile per interpretare il ruolo di Renée, ma questa è francamente una sciocchezza. Perché nessuno, in Come ti divento bella, voleva raccontare il dramma di chi è severamente disagiato (dal punto di vista fisico o lavorativo o altro): volevo solo raccontare quello che riguarda tutti: ovvero che è troppo facile lasciarsi buttare giù da questo o quel difetto, o da questo o quel problema, e perdere fiducia in ciò che siamo e possiamo.
E quindi la scelta di una donna come Amy Schumer (comunque di certo non conforme agli ideali delle riviste patinate) è anzi azzeccatissima nella sua capacità di essere universale, una via di mezzo, senza scivolare in un estremo o nell’altro.

Se Un disastro di ragazza, che lei stessa si era sceneggiata, poteva calcare troppo la mano sugli aspetti - appunto - disastrosi del suo personaggio, fisici e non, qui la Schumer lascia che il film smussi le punte più aspre della sua comicità, senza però perdere in incisività: a dispetto di una serie di ruoli di contorno anche riusciti (dalle apparizioni di modelle come Emily Ratajkowski e Naomi Campbell, passando per il personaggio di Michelle Williams e quello dei maschietti come il goffo Rory Scovel e il fisicatissimo Tom Hopper), è lei l’unico centro del film, il suo motore, la sua sorgente di risate.
E lo è tanto per una fisicità che riesce a essere trascinante e perfino sensuale, oltre che autoironica e, all’occorrenza, molto slapstick, sia per la capacità di animare le battute che le regala un copione che azzecca tutta una serie di bersagli relativi all’industria della bellezza, e al contrasto di quei modelli con la vita delle persone comuni, pur dimenticandosi spesso di coerenza e struttura.

Il problema di Come ti divento bella, se vogliamo, è quello quasi inevitabile per questa tipologia di film: sta in quel terzo atto dove i nodi devono venire al pettine, dove i conflitti (interiori e non) devono ricomporsi, e dove quindi è spesso inevitabile che lo zucchero sia alla fine troppo, e stucchi il palato.
Come nel monologo finale della Schumer, che però azzecca un punto, quando parla di come si è da bambini, e come si pensa allora, e come di diventa dopo tutte le parole, le botte e le mazzate, prese e date, col mondo e con gli altri.
E ancora una volta, allora si torna lì, a Big, all'utopia dell’infanzia e alla realtà dell’età adulta, al crescere. Sì, o no, e fino a che punto, in fondo poco importa: basta funzionare, accettarsi ed essere felici.

Come ti divento bella
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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