Come d'incanto, la recensione del film con Amy Adams e Susan Sarandon

20 dicembre 2019
3.5 di 5

Le radici delle nuove principesse Disney di Frozen e La principessa e il ranocchio erano in questo divertente film di Kevin Lima.

Come d'incanto, la recensione del film con Amy Adams e Susan Sarandon

Nel magico regno di Andalasia, la splendida principessa Giselle vive in un mondo di disegni animati, apoteosi della fiaba disneyana, corteggiata dal bel principe Edward. Purtroppo la crudele regina Narissa è invidiosa di lei, così la spedisce in un'altra dimensione... la nostra. Divenuta umana e piombata a New York, Giselle (Amy Adams) è del tutto spaesata e si piazza in casa di un avvocato divorzista disilluso, Robert (Patrick Dempsey).

La maggior parte del pubblico ha notato l'aggiornamento delle principesse Disney solo con Frozen - Il regno di ghiaccio (2013) e poco dopo Maleficent (2014), però il processo di evoluzione era cominciato diversi anni prima. Il primo tassello di questa rivoluzione è proprio questo Come d'incanto, diretto da Kevin Lima, girato dal vero con sezioni in animazione: Lima era in grado di gestire entrambe le forme filmiche, avendo firmato In viaggio con Pippo e Tarzan, ma anche La carica dei 102. Produttivamente, il copione di Bill Kelly, peraltro edulcorato rispetto all'idea originale che giocava su un contrasto con una realtà più scurrile e volgare, richiedeva un'animazione bidimensionale a mano libera. Non era affatto una passeggiata nella Disney di oltre dieci anni or sono: la divisione 2D era stata smantellata in nome della conversione alla CGI, così tutta la porzione cartoon classica di Come d'incanto fu appaltata allo studio di James Baxter, ex dell'azienda. Anche per questo motivo, il risultato finale era all'altezza dei miti a cui voleva guardare.

Ciò che stupiva di Come d'incanto era il lavoro sottile sulle dinamiche narrative: trasportare la fiaba e la voglia di sorrisi made in Disney in un contesto freddo e moderno aveva una conseguenza molto interessante. Invece di parteggiare apertamente per la visione ingenua disneyana in contrasto con la modernità, gli autori lasciarono che i due mondi si contaminassero a vicenda: resero gli idilli amorosi e l'assenza di sfumature più che altro una scelta, un antidoto non obbligatorio alla cruda realtà. Amy Adams, nominata al Golden Globe, incarna perfettamente la trasformazione della sua Giselle, via via più intrigata dalla maggiore profondità e problematicità dell'avvocato Robert, rispetto al tontolone Edward (James Marsden). Il colpo di genio reale è nel parallelismo tra la sua metamorfosi psicologica e quella inversa di un'inizialmente cinica fidanzata di Robert, Nancy, che invece viene tentata dalla magia della fiaba romantica a 360°, senza troppe letture. C'è posto per tutti. Il pubblico italiano può non notarlo, ma Nancy è interpretata da Idina Menzel, poi voce originale di Elsa nei Frozen: coincidenza significativa.

Come d'incanto non è dunque una parodia, come potrebbe sembrare a un occhio distratto. Mette le principesse Disney e le loro illusioni in un angolo, e le sprona a ritrovare se stesse, forte di una colonna sonora e di canzoni nominate a tre premi Oscar. Le firma Alan Menken, simbolico trait d'union tra il Rinascimento Disney anni Novanta e questa nuova epoca. La presenza come caratteristi di due nomi di assoluto rilievo come Susan Sarandon e Timothy Spall completa un quadro vincente.
Il titolo originale di Come d'incanto fu “Enchanted”, “incantati”. Dopo questa buona accoglienza, il successivo Rapunzel (2010) negli States fu ribattezzato “Tangled”, “intrecciati”. Il terzo atto della crescita si sarebbe chiamato... Frozen, “ghiacciate”. Scaramanzia, per darsi coraggio in una fase di complessa transizione di una tradizione che attraversa le epoche del cinema.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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