Bottoms: la recensione della folle commedia femminista-lesbo-demenziale

07 dicembre 2023
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In streaming su Prime Video c'è l'opera seconda di Emma Seligman, la regista di Shiva Baby, che torna a collaborare con Rachel Sennott. Una commedia fuori da ogni regola, una sorta di Animal House della Generazione Z che ribalta il genere dell'high school movie e fa morire dalle risate. La recensione di Federico Gironi.

Bottoms: la recensione della folle commedia femminista-lesbo-demenziale

Emma Seligman ha 28 anni. Tre anni fa, con il suo primo film, che si intitola Shiva Baby e trovate in streaming su MUBI, ha ottenuto premi, nomination e riconoscimenti, tutti molto meritati.
Quel film lì, Emma Seligman, vedeva nel ruolo principale una bravissima Rachel Sennott, sua coetanea già protagonista del corto omonimo da cui poi Shiva Baby è nato.
Ora Seligman e Sennott sono tornate a lavorare (e, in questo caso, a scrivere assieme) con un nuovo film. Una nuova commedia che si intitola Bottoms, e che prende tutti i canoni, le regole e i luoghi comuni di un genere molto codificato e riconoscibile come l’high school movie, e le scuote e li sbatacchia e li ribalta con uno spirito che è queer e femminista, ma soprattutto anarchico e irriverente.
Tanto da far pensare quasi che Bottoms sia il corrispettivo per la Gen Z di quel che Animal House (che pure era ambientato al college, ma insomma…) è stato per le generazioni precedenti.

Se in Shiva Baby Seligman, che è ebrea e omosessuale, si era concentrata più sulla sua identità culturale legata alla religione, in Bottoms la questione del suo lesbismo è centrale.
Protagoniste del film sono infatti due ragazze, PJ e Josie (Sennot e la fantastica Ayo Edebiri di The Bear, un vero talento) , che sono un po’ le sfigate per eccellenza della loro scuola: e non (solo) in quanto gay, ma in quanto “prive di talento e bruttine”. Arrivate all’ultimo anno, lle due amiche si ritrovano rocambolescamente a gestire una sorta di fight club scolastico al femminile, che loro spacciano per corso di autodifesa e autocoscienza, che per loro è in realtà il modo di avvicinarsi a Brittany e Isabel, le cheerleader che bramano da sempre e che sempre le hanno snobbate.

Seligman e Sennott prendono l’high school movie e lo ribaltano di segno e di genere, smontando ogni maschilismo e ogni forma di male gaze e raccontando una storia che è si queer, che certo parla di un empowerment femminile che passa per le maniera forti, anzi fortissime, ma sono anche intelligenti e caustiche a sufficienza da prendere abbondantemente in giro non solo le retoriche di un genere da sempre centrato sul desiderio maschile (qui non siamo più di fronte ai nerd in cerca di rivincita e sesso, anzi sì, solo che questa volta sono femmine, e non maschi), ma anche, di sponda, certi tic culturali delle generazioni più giovani e della cosiddetta woke culture, e soprattutto le operazioni di facciata e opportuniste che nascono da certe nuove, sacrosante ondate femministe.

Citazionista senza esibizioni (vi si rintracciano, per fare due esempi, Schegge di follia e Gonne al bivio), capace di evocare, smontare e riassemblare almeno una quarantina d’anni di cinema americano fatto di liceali, giocatori di football, personaggi emarginati, professori strampalati, desideri sessuali e turbamenti sentimentali, Bottoms declina quello che è un chiaro impianto ideologico attraverso una forma e una messa in scena che sono surreali e felicemente demenziali, assai fisiche e astratte allo stesso tempo.
A volte, sembra quasi che lo spirito che aleggiava in una delle commedie più folli degli ultimi anni, l’inedito An Evening with Beverly Luff Linn (recuperatelo), si sia impadronito della scena.

Tra ridicolizzazioni della mascolinità più becera e stereotipata, della paura maschile delle donne, esaltazione della sorellanza e liberalizzazione del desiderio in ogni sua forma, tra nasi rotti e giocatori di football uccisi, quella di Bottoms, di Emma Seligman e Rachel Sennott, è vera e salvifica, saracastica anarchia.
Un’anarchia che ha il grande vantaggio di essere così fiera e sicura di sé da abbracciare senza esitazioni le derive più estreme e strampalate del comico, e risultando quindi un film che, prima di tutto il resto , è davvero divertente.

Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, e Havana Rose Liu sono Brittany e Isabel, perfettamente funzionali al loro ruolo come lo è Nicholas Galitzine nei panni del vanesio e infantile quarterback Jeff, un tonno di primissima categoria.
E occhio alle musiche, che comprendono “Complicated” di Avril Lavigne e l’immensa “Total Eclipse of the Heart” di Bonnie Tyler, qui usata in una delle scene più belle del film in maniera totalmente funzionale e al tempo stesso satirica nei confronti del recente abuso cinematografico di questo brano, e delle sue derive social.

Guarda subito Bottoms su Prime Video



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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