Bird Box: recensione del dramma-horror postapocalittico di Susanne Bier con Sandra Bullock in streaming su Netflix

21 dicembre 2018
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Un po' il B-side di A Quiet Place, un po' la storia di una donna che deve imparare a fare la madre.

Bird Box: recensione del dramma-horror postapocalittico di Susanne Bier con Sandra Bullock in streaming su Netflix

Certo, c’è il genere. L’apocalisse.
C’è una storia che ricorda tantissimo quella di A Quiet Place, solo che al posto dell’obbligo di fare sempre silenzio per sopravvivere, c’è l’imperativo di non guardare mai, non aprire gli occhi, tenerli bendati, perlomeno al di fuori della propria casa o di un altro luogo sicuro, dove sicuro sta per privo di quelle creature demoniache e fantasmatiche che, se viste, fanno impazzire e spingono al suicidio, alla morte violenta, alla follia.
Eppure, e sicuramente anche per questo, a stringere fino all’essenziale Bird Box è più di ogni cosa la storia di una donna che deve imparare ad accettare la maternità; a fare la mamma.

Malorie, il personaggio interpretato da Sandra Bullock, infatti, lo incontriamo mentre è impegnata a dare istruzioni secche e sbrigative a due bambinetti, con un tono che è si accorato e preoccupato, ma che sotto a questo nasconde una scarsa attitudine all’empatia e al calore materno.
E subito dopo - nel flashback che riaffiorerà a intervalli regolari per tutto il film, cinque anni prima, incinta al nono mese, all’alba della catastofe che la travolgerà ma di cui è ancora ignara - impegnata a discutere della sua incapacità delle persone, e sua, di connettersi agli altri, e poi a parlare davanti alla ginecologa del bambino che porta in grembo con voluta e ostentata distanza.
Sarà solo nell’ultima scena che questi aspetti del carattere di Malorie cambieranno, ma di certo non è il caso di entrare nei dettagli.

Allora non è strano che questa storia abbia attirato l’attenzione di una regista come Susanne Bier, una che il genere non l’ha mai frequentato così frontalmente (e un po’ si vede, ma nemmeno troppo); una che ha costruito una carriera intera su storie che riguardano i dolori, le ferite, e i traumi interiori dei suoi protogonisti. Delle sue protagoniste.
Perché Bird Box, sotto al genere, sotto l’apocalisse, sotto ai mostri, parla di una donna e delle sue paure. E di come possa imparare a superarle.
Perché, certo, quello in cui viviamo, e in cui vivono i personaggi del film, non è certo un mondo che faccia tanto venire voglia di connettersi più di tanto agli altri; e spesso si sente dire, dai più pessimisti, che mettere dei figli al mondo, in questo mondo, è un gesto quasi sconsiderato.

Sconsiderato, o tremendamente coraggioso, a vederlo dalla prospettiva opposta.
Coraggioso e pieno di speranza. Anche quando il mondo è talmente brutto, e disturbante, che, a guardarlo per quello che è, ti fa quasi diventare matto. Anche quando, nel film, guardare i demoni che ti ossessionano e ti affascinano ti spinge verso la morte.
Malorie non li guarda, certo, perché deve sopravvivere. Far sopravvivere i bambini. Ma i demoni che ha dentro imparerà ad affrontarli, proprio passando per la paura di perderli. E così, oltre a sopravvivere, imparerà anche a vivere, da donna, e da madre.

Certo, tutto è molto ovvio, anche un po’ formulaico se vogliamo. Ma nel complesso, funziona.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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