Bed Time: la recensione del thriller horror di Jaume Balagueró

26 giugno 2020
3.5 di 5

Nel thriller Bed Time, Jaume Balagueró costruisce la figura di un maniaco realmente inquietante...

Bed Time: la recensione del thriller horror di Jaume Balagueró

Portiere di un elegante stabile a Barcellona, Cesar (Luis Tosar), madre incapacitata in ospedale, radio sempre accesa su un programma di aiuto psicologico a depressi, nasconde la personalità di uno squilibrato: ha puntato una bella, giovane e solare inquilina, Clara (Marta Etura). Di notte la droga per stare con lei, senza che la stessa realizzi cosa le stia accadendo. Ma fino a che punto potrà alzare la posta, prima di essere scoperto?

Descrivendo Bed Time di Jaume Balagueró (regista di Rec e Rec 2), sembrerebbe strano etichettarlo come "horror": in effetti, stando alla trama, saremmo di fronte a un thriller ricco di suspense, che pure non manca. Una singola scena granduignolesca di uno sgozzamento sarebbe sufficiente a far scattare la classificazione? Probabilmente no. Eppure Mientras duermes (questo il titolo spagnolo originale) horror lo è davvero... e dei più disturbanti, se si prova ad analizzare la logica dietro la sceneggiatura del torinese Alberto Marini. Horror è il disperante, straziante distacco di Cesar dalla società e dall'esistenza che comunque vive (con fatica, spiega lui). In un illuminante monologo, il protagonista dice di se stesso: "Io non posso essere felice. Credo di essere nato senza questa possibilità. L'unica cosa che mi dà sollievo è sapere che anche gli altri sono infelici. E vi assicuro che ci metto tutto il mio impegno perché lo siano." La sua lucida follia, messa in scena col contrappunto di confessioni disperate alla radio, echi di crisi economiche ed esistenziali, è un buco nero nel quale Marini e Balagueró trascinano lo spettatore senz'alcuna pietà.

L'orrore nasce nel momento in cui realizziamo quanto un atteggiamento come quello di Cesar sia diffuso, in scala fortunatamente minore e meno criminale, in una società che non riesce a vedere il proprio futuro (e se il futuro è rappresentato dalla bambina ricattatrice del film, non siamo a cavallo). Quanto spesso ci si imbatte in rete in questo modo di essere, sotto forma di sfoghi rancorosi, ansiosi di spacciare per verità una deprimente schiettezza nichilista, che consola soltanto chi la pronuncia? Per il Cesar di Bed Time il "mal comune mezzo gaudio" diventa un imperativo morale deviato, perverso, ributtante, portando alle estreme conseguenze le basi della misantropia che a volte noi stessi finiamo per incarnare (ribadiamo: in misura grazie a Dio meno violenta e dannosa).
E' horror la mostruosa solitudine di Cesar, di cui è tanto consapevole da vomitarla addosso a una gentile ma sola anziana signora. E' disorientante il modo in cui Balagueró crea una suspense in cui il maniaco può essere scoperto da un momento all'altro: ovviamente ci disgusta, però siamo costretti dalla regia a immedesimarci nel suo rischio. Un bel cortocircuito che ci fa precipitare nella freddezza di uno psicopatico a metà strada tra Norman Bates e il Benigno di Parla con lei di Almodóvar, se le sue azioni avessero come fine ultimo l'amore.

No, non c'è amore e non c'è speranza in Bed Time: forse consigliarvi la visione di un film claustrofobico per l'anima, che soffoca le facili vie d'uscita,  sembra un attentato al vostro tempo libero. Ma se si è onesti con se stessi, la vicenda dell'inarrestabile terribile Cesar, ben interpretato da un sinistro Luis Tosar, è un monito. L'uomo prende di mira Clara perché "quel sorrisetto vuole proprio levarglielo dalla faccia". Se la felicità degli altri, anche solo per qualche istante, ci ha dato veramente fastidio al punto da volerla cancellare, l'elemento "horror" di Bed Time ci risulterà fin troppo chiaro e auspicabilmente curativo: la sola idea di guardare quel baratro, anche solo per un attimo, dovrebbe essere sufficiente a farci contagiare da quei "maledetti" sorrisi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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