Ava: la recensione del film con Jessica Chastain

26 gennaio 2021
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Un thriller d'azione che cerca di bilanciare la storia di una killer che la sua stessa organizzazione vuole far fuori con un dramma familiare. Diretto da Tate Taylor, Ava è in streaming su Netflix. La recensione di Federico Gironi.

Ava: la recensione del film con Jessica Chastain

Ava (Jessica Chastain) è una killer professionista. La migliore in circolazione. Ma, come spesso accade, perlomeno al cinema, la sua stessa organizzazione decide, per motivi più o meno opinabili, che è il caso di farla sparire. In questo caso, perché sospettata di segni di cedimento psicologico, nonostante rimanga implacabile.
Ava è anche un'alcolista, che non beve oramai da anni, e che ha mollato casa, famiglia e fidanzato di punto in bianco anni prima, quando era al suo peggio, per arruolarsi nell'esercito e iniziare così una nuova vita.
Guarda caso, è proprio quando torna a Boston e, con difficoltà, a farsi viva con la madre che ha avuto un infarto, e con la sorella che nel frattempo si è messa con il suo ex, che cominciano anche i suoi guai sul lavoro.

L'intreccio tra il piano thriller e d'azione, e quello invece legato al dramma familiare, è l'unico elemento originale di Ava, e quello che vorrebbe rappresentare il suo punto di forza. Il tratto identitario.
Privo di questo secondo piano narrativo, che finirà con l'intersecarsi sempre più col primo, Ava è infatti un film visto e stravisto, con tanto di mentore buono della protagonista che cerca di proteggerla e difenderla (un John Malkovich che fa, come sempre, John Malkovich) e boss senza scrupoli che invece è deciso a eliminarla definitivamente (un Colin Farrell dalla pettinatura improbabile).
E Tate Taylor, che non è un regista action, non sorprende in positivo quando deve girare le scene in cui la Ava della Chastain è in missione; ma, purtroppo, nemmeno quando si tratta di tessere e raccontare gli intrecci familiari e i sentimenti che vi finiscono invischiati, che sembrano sempre un po' raccogliticci e sbrigativi.
E quindi, ecco che il supposto punto di forza non è poi tale.
Fortuna che la protagonista è lei, Jessica Chastain, che questo Ava l'ha pure prodotto, è che è brava anche quando sembra non crederci poi tanto nemmeno lei, a questa storia, e che tutto sommato non è niente male quando si tratta di menare le mani. Che sapesse essere seducente, quello, lo sapevamo già.
Gli altri (da Geena Davis - quella che era stata, anche lei, una killer nel sottovalutato Spy - a Common, passando per Jess Weixler) passano e non lasciano grandi tracce.

Oltre a menare le mani ed eliminare senza pietà, quello che fa Ava all'interno del contesto familiare nel film che porta il suo nome - e che viene esplicitato anche da un manifesto che mette in bella evidenza le due vocali del titolo, ridimensionando il ruolo della consonante centrale - altro non è che il completamento dei 12 passi previsti dal cammino degli alcolisti anonimi: fare ammenda con le persone cui è stato fatto torto in passato, e aiutare chi è ora bisognoso del nostro aiuto.
E il fatto che chieda alle sue vittime dei loro torti, del motivo per cui stanno per essere uccisi, è anche questo in qualche modo coerente col disegno degli AA.
Un dettaglio, di sicuro.
Ma anche l'unica notazione che viene in mente di fare di fronte a un film che scorre liscio e anonimo (appunto) davanti agli occhi e che si dimentica subito una volta terminati i titoli di coda e spento lo schermo.

Ava
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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