Alita: Angelo della battaglia Recensione

Titolo originale: Alita: Battle Angel

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Alita: Angelo della battaglia: recensione dell'action di fantascienza diretto da Robert Rodriguez e prodotto da James Cameron

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Alita: Angelo della battaglia: recensione dell'action di fantascienza diretto da Robert Rodriguez e prodotto da James Cameron

Ci sono due Robert Rodriguez: c’è il Rodriguez di El Mariachi e Dal tramonto all’alba, di Planet Terror, Sin City e Machete. E poi c’è quello di Spy Kids, e di Shark Boy e Lava Girl.
Ci sono, poi, anche due James Cameron: il Cameron prima di Titanic, e quello dopo Titanic.
Alita: Angelo della battaglia è scritto e prodotto da Cameron, e diretto da Rodriguez: e quale Cameron e quale Rodriguez abbiano qui unito le loro forze mi pare decisamente chiaro.
Perché, facendo i dovuti e ovvi distinguo, Alita è un film di fantascienza cyberpunk ricco d’azione che Rodriguez ha girato con lo stesso spirito dei suoi film per ragazzi - nell’uso del digitale, in certi toni, nella descrizione di certi rapporti -, mediato con le esigenze più adulte della trama e con un romanticismo camerioniano che è chiaramente quello dei suoi ultimi film.
Perché ci sono due elementi principali, nella storia del film, che diventano intimamente connessi man mano che la storia procede: il Corpo e l’Amore. E quindi Avatar e Titanic.

Quello di Alita: Angelo della Battaglia - e di una Iron City che è un po' come la Los Angeles di Blade Runner, se solo al posto di Los Angeles ci fosse stata Città del Messico o Panama City, e il sole avesse preso il posto della pioggia incessante - è un mondo dove convivono umani e cyborg, e dove il commercio di parti anatomiche, di pezzi di corpo, che siano di carne o bionici, è all’ordine del giorno.
Il corpo stesso di Alita (il primo e il secondo, diciamo così, per non spoilerare troppo) sarà centrale nella sua percezione di sé e nel suo rapporto con gli altri. E, quindi, nella sua concezione dell’amore.
L’amore filiale, che Alita sviluppa immediatamente per il suo salvatore dottor Ido, e che ricorda tanto certe cose di Rodriguez, e quello più romantico e sensuale per Hugo, che invece sembra quasi la versione cyberpunk di quello tra Rose e Jack, con le differenze tra i corpi, un cyborg feroce e un villain aereo e crudele al posto delle diverse classi sociali, di un fidanzato geloso e di un destino a forma di iceberg.

Pur con qualche piccolo eccesso spettacolare un po’ facilone (e penso soprattutto alle scene in cui i protagonisti giocano a una specie di cyber-Rollerball), Alita: Angelo della battaglia sorprende per come è stato capace di conciliare, all’interno di una sceneggiatura che va fin troppo veloce, e che però così facendo ti trascina senza lasciarti modo di farti troppe domande, i suoi tanti elementi.
Ci sono le riflessioni sulla natura della sua protagonista e il suo ritrovarsi attraverso l’espressione di riflessi quasi inconsci, come in ogni arte marziale che si rispetti; sul suo rapporto con gli altri personaggi della storia, umani e non, con tutto quello che in termini di tolleranza e accettazione questo comporta; ma ci sono soprattutto le esigenze dell’azione che s’intrecciano in maniera sorprendente con una vicenda puramente romantica (Titanic, dicevamo) che appassiona e ha perfino una valenza progressista.

Funziona, questo strano cyborg di film che nasce dall'unione tra il corpo di Rodriguez e la testa di Cameron, o viceversa, o della pancia e del cuore dei due: giratela pure come volete.
E funziona in maniera sorprendente la sua grande scommessa: quella dell'innesto di una protagonista in CGI che si muove tra interpreti umani: tutti peraltro scelti con le facce giuste, da un casting cui non si puù rimproverare nulla. Quell’Alita dagli occhi grandi come quelli dei manga, e dal corpo agile e snello e capace di cose incredibili, ma ci risulta subito familiare e credibilissima.
Il merito non è tanto della tecnologia, e di quel digitale di cui Cameron e Rodriguez, ognuno a modo suo, sono maestri; il merito è del cuore che scrittura e regia hanno dato alla storia e alla sua protagonista.
Della forza del sentimento, che abbatte le barriere tra organico e inorganico, quelle all’interno della storia, e anche nella sua superficie.

Alita: Angelo della battaglia
Terzo Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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