2Night Recensione

Titolo originale: 2night

35

2Night: recensione del film tutto in una notte con Matilde Gioli e Matteo Martari

-
2Night: recensione del film tutto in una notte con Matilde Gioli e Matteo Martari

E’ un film in continuo divenire, in lenta trasformazione (ed evoluzione) 2Night, viaggio in macchina di un ragazzo e una ragazza sulla via del sesso occasionale ma in direzione di un sentimento che potrebbe diventare amore. E’ un racconto intimo e gentile che si snoda lungo le vie semideserte di una città che garbata non è il secondo lungometraggio di Ivan Silvestrini. E’ un atto di coraggio anche, perché non ha un grosso budget che lo sostenga, una rete di sottotrame che possa renderlo aprioristicamente avvincente, una scrittura furba che lo trasformi in un prodotto accattivante, un un deus ex-machina che arrivi inaspettatamente ad innescare un cambiamento risolutivo.

Semplicemente, il remake con Matilde Gioli e Matteo Martari dell’omonimo film israeliano di Roi Werner è la voglia di mostrare, in una variante dell’avventura tutta in una notte, quello che i trentenni non dicono, o meglio quello che in un gioco delle parti sempre più codificato inevitabilmente si perde: la dolcezza che avvicina, la fragilità che commuove, l'insicurezza crea empatia.

In 74 serrati minuti, chiuso in automobile insieme ai suoi protagonisti, il regista quasi si diverte, con cruda tenerezza, a passare dal cliché all’autenticità, disarmando la classica ragazza spavalda e disinibita e mandando in tilt il ragazzo timido ormai privato del diritto di esercitare la sottile arte del conquistare. Smontati pezzo per pezzo come pupazzetti del lego e liberati dalle sovrastrutture, ecco che il Lui e la Lei di 2Night guadagnano così in originalità e possono prendersi il lusso di scambiarsi continuamente i ruoli. Quasi fastidiosi nei minuti che seguono il loro incontro perché impegnati in dialoghi un po’ scontati, accordano via via il loro io più segreto al ritmo lento di una notte che scorre via e di una macchina che si muove senza sosta alla ricerca di un un parcheggio. A metà film, i suoi sportelli si aprono per lasciarci entrare e per contemplare, non con voyeurismo, la verità dei sentimenti.

Certo, perfino a "recita" conclusa, confessioni femminili come "sono viva solo se qualcuno mi sceglie e ho il terrore di rimanere sola" e ammissioni maschili del tipo "là dove vivo ho tutto, ma in realtà non ho niente", suonano ancora banali, ma è così funzionano le persone, è così che si muovono in un mondo che va velocissimo e che sempre più sembra determinato da un senso generale di non appartenenza, da un eterno girovagare e da pensieri confusi e incerti. E allora l'unico antidoto alla solitudine è nel contatto, nel romanticismo vecchia maniera, in un darsi completamente, seppur brevemente, per poi magari salutarsi e andare verso il sole, non mano nella mano, ma ognuno per conto proprio.

2Night
Clip del film: uno di troppo
488


Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Lascia un Commento