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No Time to Die, quanto costa agli studios rimandare le grandi uscite?

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L'esempio di No Time to Die è uno degli ultimi: la chiusura delle sale per il Covid mette in difficoltà anche i grandi studios, in alcuni casi si può trasferire un film in streaming, ma in altri...

No Time to Die, quanto costa agli studios rimandare le grandi uscite?

Quando l'uscita di No Time to Die è stata rimandata al 2 aprile 2021, la rabbia degli esercenti si è comprensibilmente levata, anche se il successivo peggioramento della situazione Coronavirus ha messo in secondo piano gli appelli alle major per ottenere almeno qualche loro uscita di rilievo: esattamente però quanto costa agli studios rimandare i blockbuster? Quali strategie alternative stanno utilizzando per rientrare nei costi? E queste strategie possono funzionare sempre? Vediamo di rispondere a queste domande, tenendo presente che quest'annata epocale sta costringendo anche noi del settore a cercare di comprendere uno scenario via via più complesso.

No Time to Die,  quanto costa rimandare il nuovo James Bond?

Quando una major che non abbia la colossale indipendenza monetaria come la Disney produce un blockbuster come No Time to Die, prende denaro in prestito. Ora, tenendo presente che il budget totale dell'ultimo Bond si assesta intorno ai 250 milioni di dollari, pare che ogni mese perso senza distribuire il lungometraggio costi alla MGM ben 1 milione di interessi, stando alle fonti di The Hollywood Reporter. Ciò non voglia in alcun modo sminuire il dramma degli esercenti, anzi ci sembra interessante cercare di approfondire la questione a 360°, anche per capire che i rinvii in ultima istanza non fanno bene a nessuno, anche se superficialmente può sembrare che gli studi rischino poco o nulla.
Nemmeno gli studi ricchissimi e più indipendenti sul piano distributivo come la Disney o la Warner Bros possono permettersi rinvii infiniti: alcuni investimenti sono stati fatti in previsione di incassi in determinati periodi dell'anno, e tutta questa pianificazione è saltata. Leggi anche Trolls World Tour incassa 100 milioni di dollari in streaming negli Usa, ma non tutti sono contenti

Perché No Time to Die o altri blockbuster non andranno in streaming

Il lato relativamente positivo della medaglia, quando si parla di blockbuster, è che proprio il caso di No Time to Die dimostra quanto la sala sia ancora il luogo migliore per ammortizzare la spesa di un kolossal per gli Studios hollwoodiani. Sembra che la migliore offerta (mai confermata) ricevuta dalla MGM per uno spostamento in streaming di 007 sia arrivata da Apple TV+, per un ammontare di circa 400 milioni di dollari, giudicati insufficienti. Nell' "antica" filiera fisica delle sale, in circostanze standard, la MGM sa che No Time to Die potrebbe sfiorare il miliardo di dollari al boxoffice, quindi non si sarebbe accontentata di una cifra (pare) inferiore ai 600 milioni. Finora nessun colosso dello streaming ha intenzione di sborsare così tanto per un'esclusiva.
La Disney con Disney+ è un caso a parte, perché ha una piattaforma proprietaria e si può permettere di rischiare con spostamenti come quello di Soul della Pixar, in streaming a Natale. La norma però è che, nella maggior parte dei casi, cinema e streaming dovrebbero dividersi la vita commerciale di un film ad alto budget, per far sì che la sua produzione valga la candela. Leggi anche No Time to Die non si sposta in streaming, anche se ci hanno pensato sul serio: cosa l'ha impedito?

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