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Gloria! L’energia della musica e di cinque ragazze: intervista alla regista esordiente Margherita Vicario da Berlino

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Un esordio sorprendente presentato in concorso oggi al Festival di Berlino. Gloria! racconta di cinque ragazze musicista di talento in un istituto religioso nel 1800. Incontro con Margherita Vicario, all’opera prima come regista.

Gloria! L’energia della musica e di cinque ragazze: intervista alla regista esordiente Margherita Vicario da Berlino

“Un mostro a cinque teste”. Le definisce così, con disincanto e grande amore negli occhi la regista esordiente Margherita Vicario le sue cinque protagoniste di Gloria!, raro caso (specie italiana) di opera prima selezionata direttamente in concorso al Festival di Berlino e dall'11 aprile in sala per 01 Distribution.

Formazione in accademia da attrice, musicista e cantante con due album all’attivo, è riuscita in un sogno che ha sempre avuto. “Sono riuscita a unire due parti della mia vita”, ha detto incontrando la stampa italiana alla Berlinale. “Ho iniziato formandomi come attrice, per poi scrivere canzoni come cantautrice. Le ho sempre considerate, cinema e musica, due anime, due aspetti paralleli e ho sempre immaginato di unirli in un film musicale. Ma non un musical che nasce da una traduzione anglosassone, ma in un adattamento all’italiana. La nostra grande storia di compositori mi ha dato lo stimolo. Il cinema è veramente un lavoro di squadra, me ne sono resa ancora più tanto lavorando a Gloria! Un castello di carte enorme, che può diventare anche molto solido se è frutto di armonia e di un bel lavoro collettivo. È facile parlare di genio, come si fa con i grandi compositori, ma in realtà c’è dietro tantissimo lavoro, non è istinto”.

Gloria! è ambientato nel 1800 in un istituto femminile dei dintorni di Venezia. Racconta la storia di Teresa, “una giovane dal talento visionario, che, insieme a un gruppetto di straordinarie musiciste, scavalca i secoli e sfida i polverosi catafalchi dell’Ancien Régime inventando una musica ribelle, leggera e moderna. Pop!” Dalla storia si capisce la carica energetica scaturita da questa storia e dalla musica, con queste ragazze che rompono con gli schemi della musica più o meno sacra dell’epoca. Teresa è Galatea Bellugi, la brava attrice francese e italiana, candidata quest’anno ai César come non protagonista per Chien de la casse, e vista da noi in Amanda e Il ragazzo invisibile - Seconda generazione. Insieme a lei le protagoniste sono Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi (alias La rappresentante di lista, a proposito di musica e cinema), Maria Vittoria Dallasta e Sara Mafodda. I due “perfidi” antagonisti, il maestro di musica e il governatore dell’istituto sono, curiosamente e con gran godimento, due comici come Paolo Rossi e Natalino Balasso. C’è anche, altrettanto sorprendentemente, Elio, nei panni di Romeo, una sorta di tuttofare.

Una storia di talento femminile, ma del resto, come dice la regista, “le mie autrici preferite sono donne. Nel 2011 la visione di La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli mi ha folgorata, poi amo molto Nadine Labaki, Valeria Bruni Tedeschi e quelle autrici e interpreti come Phoebe Waller-Bridge e Lena Dunham. La musica ha un potere salvifico, me ne sono accorta fin da quando ho fatto il mio primo lavoro da musicista, la prima volta che ho suonato davanti a un pubblico pagante, all’interno di un ospedale come volontaria. Lì ha un fine diverso, ma salire su un palco e in un teatro ha un potere taumaturgico. Si scriverà anche in una cameretta, da soli, ma per esplodere deve diventare corale, deve essere fatta insieme e condivisa”.

Un contesto storico reale, e poco conosciuto, quello delle giovani orfane cresciute coltivando il loro talento musicale come vere recluse in istituti religiosi. “Più appigli abbiamo trovato nella realtà più ci ha permesso di andare avanti con la fantasia. Ci ha galvanizzato immaginare quelle eccellenze, quante di quelle avessero poi avuto voglia di scrivere e comporre qualcosa. All’inizio ho pensato di strutturarlo come un film pop, con un grande evento finale, alla Sister Art. In prima battuta avevamo pensato, con l’altra sceneggiatrice Anita Rivaroli, a un concerto davanti a Napoleone, poi il consulente storico ci ha smontato questa possibilità e abbiamo scoperto che papa Pio VII era stato inusualmente eletto papa nel 1800 a Venezia, in più era stato abbandonato in un orfanotrofio. La storia non delude mai”.

Come detto c’è anche in veste di attrice Veronica Lucchesi, LRDL, che rievoca così il momento non facile in cui gli è stato proposto il film. “Era un momento di crisi, nell’ambiente musicale mi sembrava sempre più difficile essere ascoltata, proporre una vera alternativa, dare un punto di vista altro. Ero molto delusa da una narrazione musicale in cui non si preve un’altra possibilità, alcuni colleghi che propongono uno storytelling sempre uguale, penso per esempio nei videoclip. Come se non ci fosse mai evoluzione, ma la tendenza a ripetere sempre gli stessi schemi, ma la musica va fatta evolvere, bisogna aprire strade diverse. Avevo dubbi e mi facevo domande. Mi sentivo una bella statuina, anche se le scelte le ho fatte sempre io, piantata a terra in un sistema veloce in cui ci sei oppure scompari in un attimo. Non riconoscevo più l’urgenza che mi muoveva prima. Per me l’arrivo della sceneggiatura e queste ragazze mi hanno aperto un mondo, con il loro desiderio di essere ascoltate. È stata per me una luce potentissima e travolgente”.

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