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Adidas vs. Puma: la vera storia della rivalità tra due fratelli che ha dato vita a due dei marchi più famosi del mondo

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Lo sapevate, voi, che i fondatori delle due aziende di scarpe e abbigliamento sportivo erano due fratelli in lotta tra loro?

Adidas vs. Puma: la vera storia della rivalità tra due fratelli che ha dato vita a due dei marchi più famosi del mondo

Diretto dal regista tedesco Oliver Dommenget e interpretato nei due ruoli principali da Ken Duken e Torben Liebrecht, Adidas contro Puma - Due fratelli in guerra è un film biografico che racconta una storia vera.
La storia di due fratelli, Adi e Rudi Dassler, che nella Germania degli anni Venti iniziarono a lavorare assieme producendo scarpe sportive che sognavano di vedere indossate dai più importanti atleti del mondo, e che vennero separati da una rivalità accesissima che li portò a dare vita a due aziende in costante concorrenza fra loro, destinate a fare la storia delle calzature e dell'abbigliamento sportvo: l'Adidas e la Puma.
E noi vi raccontiamo nel dettaglio la storia vera di Adidas contro Puma.

Adi, Rudi e la Gebrüder Dassler Schuhfabrik

I fratelli Adolf e Rudolf Dassler nacquero nella cittadina bavarese di Herzogenaurach a meno di anni di distanza: Rudolf, il maggiore, il 29 marzo del 1898; Adolf, il minore, il 3 novembre del 1900.
La loro città natale, situata a una ventina di chilometri da Norimberga, aveva una lunga tradizione di calzolai e ciabattini, e anche il padre dei due, Christoph, che pure proveniva da una famiglia di imprenditori tessili e tintori, aveva abbracciato quella professione. La mamma Algirdas, invece, gestiva una tintoria nel retro di casa loro.
Adolf, detto Adi, sarebbe dovuto diventare un fornaio, ma preferiva passare il suo tempo praticando sport e imparando dal padre i rudimenti del mestiere. Anche lui, come Rudolf e gli altri fratelli, venne coscritto dall'esercito tedesco e costretto a combattere la Prima Guerra Mondiale: e quando tornò a casa, che la madre aveva dovuto sospendere la sua attività a causa della crisi economica arrivata col conflitto.
Fu così che il visionario Adi, che aveva già intuito come la forma delle scarpe aveva una ricaduta diretta sulla performance atletica di chi le indossava, decise di iniziare a produrre calzature sportive, e nel 1924 si mise in società con Rudolf, detto Rudi, che aveva un grande talento per il commercio e grande familiarità coi numeri, fondando una fabbrica di scarpe sportive: la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, alla quale contribuirno anche il padre Christoph e l'amico di famiglia Fritz Zehlein, dalla cui fonderia provenivano quelli che sarebbero diventati i primi chiodi e tacchetti di metallo per scarpe da corsa e da calcio della storia.
Gli esperimenti di Adi su materiali e forme delle scarpe diedero presto i loro frutti, suscitando l'interesse di un amico di nome Josef Waitzer, che era l'allenatore della nazionale olimpica tedesca di atletica leggera.
Già ai Giochi Olimpici di Amsterdam del 1928 e a quelli di Los Angeles del 1932 molti atleti indossavano scarpe Dassler, vincendo medaglie importanti. Anche l'avvento del nazismo - cui entrambi i fratelli Dassler aderirono, Rudolf con sincero e mai rinnegato entusiasmo, Adolf in maniera più silenziosa e opportunistica - aiutò la crescita dell'azienda, grazie alla particolare enfasi data all'educazione fisica e sportiva e al fatto che i fratelli Dassler furono attivi nell'allenamento sportivo della Gioventù hitleriana e altre associazioni naziste.
Furono però le famose Olimpiadi di Berlino del 1936 a segnare l'ascesa definitiva dell'azienda Dassler: non solo perché oramai la quasi totalità degli atleti tedeschi indossava le loro calzature, ma perché Adi, convinto della necessità di legare il loro marchio ai più importanti atleti in circolazione e di superare i confini del territorio nazionale, sfidò perfino le ire del Furher stringendo un accordo con Jesse Owens, atleta afroamericano che indossò le scarpe chiodate Dassler in almeno due delle quattro gare per cui vinse quattro leggendarie medaglie d'oro in uno stadio nel quale campeggiavano le insegne naziste.
La "sponsorizzazione" di Owens fu fondamentale non solo perché lanciò il marchio Dassler a livello mondiale, ma anche perché dopo la caduta del nazismo le truppe americane, scoperto che la Dassler aveva fornito le scarpe al loro connazionale, permisero alla fabbrica di rimanere in attività, e anche la elessero a loro fornitrice, ordinando grandi quantitativi di scarpe da basket, baseball e hockey.

La separazione tra i due fratelli e la nascita di Adidas e Puma

Se le cose, dal punto di vista imprenditoriale, andavano a gonfie vele, non ci fu solo la Seconda Guerra Mondiale a rappresentare un brusco momento d'arresto nelle attività della Gebrüder Dassler Sportschuhfabrik, e a sconvolgerne gli equilibri.
I biografi concordano nel dire che tra Adi e Rudi il rapporto è sempre stato conflittuale, e improntato a una grande rivalità. Le cose peggiorarono quando nel 1934 Adi si sposò con la giovane Käthe Martz, che mal sopportava la famiglia del marito e che Rudi, successivamente, additò come unica vera causa dei dissidi col fratello, a causa del suo voler mettere bocca sulle questioni legate all'azienda.
Rudi mal sopportava anche che il fratello minore fosse diventato de facto il capo della famiglia Dassler e anche che, quando nel 1943 venne nuovamente coscritto, Adi non fece per lui quanto lui aveva fatto l'anno precedente per il fratello, facendo pressioni presso le conoscenze nel partito nazista affinché potesse lasciare l'esercito e rimanere in fabbrica.
La leggenda narra anche di un incidente avvenuto in un rifugio antierero, quando Rudi ritenne rivolta a lui e alla sua famiglia un'affermazione del fratello che invece, secondo lo stesso Adi, era rivolta ai bombardamenti alleati: entrando nel rifugio, infatti, Adi aveva sussurrato alla moglie "di nuovo questi bastardi."
Alla caduta di Hitler, sia Adi che Rudi furono messi sotto processo per via della loro adesione al nazismo. Rudi, in particolare, fu indagato circa accuse di appartenenza al servizio segreto delle SS che alcuni, Rudi compreso, ritennero essere state mosse dallo stesso Adi.
Le vicissitudini giudiziarie di Adi e Rudi vennero usate alternativamente da entrambi, e in particolare da Rudi, per prendere il controllo completo dell'azienda. E quando nel 1947 entrambi si trovarono liberi di tornare a gestire le loro attività, i veleni del passato resero impossibile continuare a lavorare assieme; e i due fratelli - spalleggiati entrambi da parti della famiglia - si divisero le fabbriche e i beni comuni.
I lavoratori del settore commerciale seguirono Rudi, mentre quelli più legati alla produzione e alla ricerca, circa i due terzi del totale, andarono a lavorare per Adi.
Nel 1948 Adi, contraendo nome e cognome, diede vita alla Adidas, registrando al tempo stesso il marchio delle tre strice, che aveva iniziato a usare come rinforzo laterale delle sue scarpe e aveva deciso di far risaltare utilizzando una colorazione diversa da quella della tomaia.
Lo stesso fece Rudi, chiamando inizialmente la sua azienda Ruda (anche qui una contrazione tra nome e cognome) e dopo pochi mesi modificando il nome in Puma.

Una città divisa in due e una tardiva e postuma riappacificazione

La rivalità tra i due fratelli si tramutò anche in una rivalità aziendale che divise la cittadina di Herzogenaurach in due fazioni costantemente in lotta fra loro - con tanto di amicizie e matrimoni malvisti tra membri delle due fazioni - e la fece passare alla storia come "la città dei colli piegati", per via dell'abitudine diffusa tra la popolazione di guardare quale marchio di scarpe fosse indossato dal proprio interlocutore. Perfino le due squadre di calcio cittadine, l’ASV Herzogenaurach e l’FC Herzogenaurach, erano rispettivamente tifate e sostenute da fedeli all’Adidas e della Puma.
I fratelli Dassler non si parlarono né videro più fino alla loro morte, avvenuta il 27 ottobre del 1974 nel caso di Rudi, il 6 settembre del 1978 in quello di Adi. Il primo aveva manifestato intenzione di riappacificarsi col fratello poco prima di morire, ma non solo il secondo si rifiutò d'incontrarlo, ma acquistò un lotto nel cimitero locale che fosse il più lontano possibile da quello comprato dal fratello.
Perfino i figli, che ereditarono le redini delle aziende quando i genitori deciso di passare loro la mano, non furono in buoni rapporti tra loro. Nonostante una sorta di patto di non belligeranza stretto all'inizio degli anni Settanta, nato primariamente per non farsi schiacciare dai concorrenti statunitensi come Nike o Reebok, e costruito primariamente attorno all'accordo di non cercare di mettere sotto contratto il giocatore di calcio più forte del mondo in quel momento, Pelè, le cose non funzionariono: fu Armin, infatti, figlio di Rudi e titolare della Puma, a contattatre e sponsorizzare l'asso brasiliano, mandando su tutte le furie il cugino Horst, a capo dell'Adidas.
Solo di recente, nel 2009, c'è stata una formale riappacificazione tra i due marchi e le rispettive fazioni, complice soprattutto il fatto che la proprietà delle aziende non fosse solo più (o non esclusivamente) in mano agli eredi dei loro fondatori. In occasione della Giornata Mondiale della Pace, indetta ogni 21 settembre, si è giocata in quell'anno una partita di calcio amichevole con squadre miste composte dai dipendenti di Adidas e Puma, operai da un lato contro dirigenti dall'altro,  e con un pallone che portava impressi i marchi di entrambe le aziende. Per la cronaca, a vincere furono gli operai, con un punteggio di 7 a 5.
Un ruolo importante nel processo di riappacificazione è stato giocato il sindaco di Herzogenaurach German Hacker, che si è a lungo barcamenato fra le due fazioni indossando a giorni alterni capi marcati Puma e capi con le tre strisce dell'Adidas, e che ha fatto costruire una fontana davanti al palazzo comunale con una statua che raffigura un ciabattino al lavoro mentre e due gruppi di due bambini giocano al tiro alla fune, indossando l'uno indossa scarpe Adidas, l’altro scarpe Puma.

Adidas contro Puma: il trailer del film



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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