Interviste Cinema

Un amore senza fine - La nostra intervista a Gabriella Wilde: 'Io, attrice per caso'

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L'atrice è protagonista del remake del film di Zeffirelli

Un amore senza fine - La nostra intervista a Gabriella Wilde: 'Io, attrice per caso'

Anche se i film che ha girato non sono stati propriamente un successo, Gabriella Wilde è stata notata. Anche perché sarebbe praticamente impossibile non farlo. Sorriso dolcissimo, occhi magnetici, accento inglese che conquista. A soli venticinque anni l’attrice è pronta per conquistare il palcoscenico internazionale. Dopo il flop di Carrie la nuova occasione è arrivata con Un amore senza fine, nuova trasposizione del romanzo di Scott Spencer da cui Franco Zeffirelli aveva già realizzato un film con Brooke Shields e l’esordiente Tom Cruise. Ecco cosa Gabriella ci ha raccontato del suo ruolo, quello della giovane e romantica Jade.

Come descriverebbe il suo personaggio?
Jade è una ragazza che proviene da una famiglia ricca, che si aspetta molto da lei. Lo stesso accadeva anche al personaggio che ho interpretato in Carrie, una ragazza che veniva vista da tutti come la studentessa di liceo perfetta. In entrambi i film, anche se per motivi totalmente differenti, i miei personaggi deludono le aspettative perché scelgono delle strade diverse da quelle che ci si aspettava da loro. E’ un processo che ho vissuto sulla mia pelle, nella mia vita privata, m’interessava molto mostrarlo al cinema.

Condivide quindi molto col ruolo che ha interpretato?
Come lei credo nell’amore senza fine, anche se in un rapporto per me la cosa più importante è l’onestà. L’età di Jade è quella in cui una ragazza crede di poter avere tutto ciò che vuole. A venticinque anni la vedo in maniera diversa, le mie esperienze mi hanno portato a fare scelte anche diverse tra loro. Ho lavorato come modella dai quattordici ai diciassette anni, poi ho provato a studiare legge. Per un po’ ho fatto anche la pittrice. Adesso sto provando con la recitazione, sento di aver finalmente trovato una mia dimensione.

Come ha scelto di recitare ed è arrivata a essere la protagonista di Amore senza fine?
E’ successo quasi per caso, sono andata a un’audizione per una parte e l’ho ottenuta, mentre prima non avevo mai pensato di poter fare l’attrice. Ci sono interpreti che amo e che reputo talmente brave da non potermi assolutamente inserire nella loro stessa categoria professionale, non ne avrei il coraggio. Marion Cotillard su tutte.
Per quanto riguarda questo film ho girato un videotape per conto mio e l’ho spedito a Shana Feste, la regista del film. Poi ci siamo incontrate su Skype e abbiamo discusso un po’ per vedere se la pensavamo allo stesso modo sul film. Alla fine sono volata a Los Angeles per avere uno screen test, che poi è stata l’audizione vera e propria. Dopo due o tre settimane ho saputo di essere stata scelta per il ruolo.

Essendo inglese non sente il peso della grande tradizione d’attori del suo paese?
In Inghilterra è normale studiare in qualche prestigiosa accademia per imparare a recitare. A me semplicemente è capitato di andare subito a Hollywood. Rispetto la preparazione e lo studio, mi è capitato di intraprendere un altro percorso e onestamente devo ancora capire dove mi porterà, di cosa si tratta con esattezza. Sono consapevole di aver bisogno di imparare molto come attrice, magari un giorno tenterò col teatro, non posso dirlo con sicurezza, preferisco lasciarmi aperta qualsiasi strada. Il cinema a essere sincera è un medium che ti consente meglio di nascondere la mancanza di esperienza o di preparazione. Puoi ripetere una scena finché non viene bene, è un gran vantaggio!

Torniamo a Jade. Come ha costruito la sua psicologia?
Il mio primo approccio col personaggio è stato attraverso la sceneggiatura. Poi ho letto il libro di Scott Spencer e sono rimasta sorpresa di quanto fosse differente da quello che stavamo facendo. Il testo di partenza è molto più dark, racconta più un’ossessione che una vera e propria storia d’amore. Siamo più vicini alle soglie del thriller. Anche il film di Zeffirelli è molto diverso dal nostro, è molto più incentrato sulla scoperta sessuale, sul risveglio dei sensi. Quello era il tipo di ribellione di quel periodo, noi parliamo di due giovani che s’innamorano.

E’ stato difficile sviluppare la sintonia con il coprotagonista Alex Pettyfer?
Non avevo mai incontrato Alex prima di iniziare le riprese del film, era probabilmente un rischio ma penso fosse necessario correrlo per mantenere la freschezza e l’elettricità del rapporto tra Jade e David, la loro chimica. Poi però Shana ci ha concesso tre settimane per provare e lavorare sui nostri personaggi, sviluppare quindi il loro rapporto. Abbiamo provato senza lo script per stimolare la sintonia ma evitare che le battute si fossilizzassero nelle nostre menti. Così quando abbiamo iniziato le riprese non eravamo più spaventati dall’idea di provare cose nuove, eravamo aperti a ogni possibilità.

E invece il rapporto con la regista è stato soddisfacente?
Shana è stata magnifica, ha creato un ambiente di totale fiducia che ci ha permesso di sviluppare qualsiasi idea ci venisse in mente. Mi ha spronato molto ad andare oltre le mie paure. Per me ad esempio era difficilissima a livello emotivo la scena in cui dovevo ballare intorno tutta la stanza, non mi sento a mio agio con il ballo. Alla fine Shana mi ha aiutata moltissimo nel superare il mio imbarazzo.

E’ cambiata la sua idea di romanticismo dopo aver realizzato questo film?
No. Quello che trovo romantico più dei gesti eclatanti sono le piccole cose di tuti i giorni, l’attenzione che viene dedicata ad esse.

La vedremo in futuro in altri film hollywoodiani?
Mai dire mai. Di una cosa però sono sicura: non mi voglio trasferire a Hollywood, amo troppo l’Europa. A Los Angeles mi sento un po’ come un alieno. Culturalmente è così estranea a me…e in più io non guido!





  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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