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Interviste Cinema

John Waters: il leggendario Papa del Trash alla Festa del cinema di Roma

Autore di alcuni dei film più discussi e controversi ma amati del sottogenere trash, l'ineffabile maestro dell'eccesso, John Waters è il fantastico protagonista di uno degli Incontri ravvicinati della Festa del cinema di Roma 2020.

John Waters: il leggendario Papa del Trash alla Festa del cinema di Roma

John Waters arriva alla Festa del cinema di Roma: il suo nome dirà forse poco alle nuove generazioni, ma è leggendario per tutti gli amanti del cinema alternativo, diverso, in una parola: trash. I suoi primi film, con l'apporto del travestito Divine e di una corte dei miracoli di interpreti che, come lui stesso racconta, hanno fatto tutti una triste fine, sono l'apoteosi del cattivo gusto, il disturbante elevato a protesta contro la sua stessa origine piccolo-borghese e cattolica a Baltimora, figlio maschio e gay di una famiglia della classe media. A scoprirlo per l'Italia è Vito Zagarrio, all'epoca giovane critico e cineasta che per un certo periodo è fidanzato con la sorella di Waters, come racconta lui stesso nell'introduzione alla godibilissima autobiografia del Papa del trash, intitolata “Shock”. Con gli anni Waters si allontana dal genere che gli ha dato la fama di regista di opere ai limiti dell'inguardabile (Pink Flamingos resta l'insuperabile apice del genere, con Divine che mangia l'escremento di un cane, e altrettanto celebre è Polyester, il primo film in “Odorama”), e, dopo Grasso è bello, che diventa anche un musical teatrale e cinematografico, dirige film più “normali” con star hollywoodiane o future tali: Johnny Depp in Cry Baby, Kathleen Turner in La signora ammazzatutti e A morte Hollywood! con Melanie Griffith. Dal 2004, quando uscì A Dirty Shame, ha lasciato la regia e negli ultimi anni è apparso più di frequente in tv come attore, ad esempio in Feud dove era il regista e amante dei trucchi cinematografici William Castle. Da sempre colto, competente e appassionato di cinema di ogni genere, dal musical all'horror, bibliofilo, fotografo e artista, John Waters, che oggi ha 74 anni ed è sempre sottile come un giunco, con l'immancabile baffetto sottilissimo, sfida la pandemia per essere uno dei protagonisti degli Incontri ravvicinati della Festa.

Prima dell'incontro col pubblico, Waters ha presenziato, elegante come al solito, ad una conferenza stampa in cui ha parlato anche della sua ultima fatica autobiografica, intitolata “Mr. Know-It-All: The Tarnished Wisdom of a Filth Elder” e ha ragionato sul senso del trash e della sua carriera registica, col suo inimitabile senso dell'umorismo, come quando dichiara che “a volte fa paura ritrovarsi all'improvviso rispettabile”. In serata si presenta con la stessa verve e con lo stesso entusiasmo all'incontro col pubblico, affollato nei limiti dei posti disponibili, dove – stavolta vestito di un abito sgargiante - risponde alle domande di Antonio Monda e abbiamo anche modo di vedere spezzoni di alcuni suoi film e di quelli che li hanno ispirati. Durante l'incontro scopriamo che l'anno prossimo tornerà a Roma per una mostra dei suoi lavori artistici e che, nella capitale già da qualche giorno, ha voluto rendere omaggio a Pasolini (“se fossi religioso lui sarebbe il mio santo”) nel luogo in cui fu ucciso, all'Idroscalo di Ostia. Quanto segue è un estratto dei due incontri, dove ha anche parlato del suo grande amore per i mélo di Douglas Sirk e Rainer Werner Fassbinder, delle sue origini cattoliche e della sua passione per le ridicole e sdolcinate scene d'amore di tanti film americani, tanto da riprodurne con Divine una tratta da Beyond the Valley of The Dolls di Russ Mayer, che adora. Purtroppo il covid ha impedito al pubblico che conosce e ama questo grandissimo personaggio di avvicinarsi a lui, che l'anno scorso al festival di Locarno ha ricevuto il premio alla carriera. Alla fine, Waters però ringrazia proprio gli spettatori: “perché è soprattutto grazie a voi, che mi avete seguito per tutto questo tempo, che non ho dovuto cercarmi un vero lavoro!”.

  1. Cos'è il trash per John Waters oggi: Trump ha rovinato il concetto di cattivo gusto. Oggi viviamo in un B-movie horror da cui non riusciamo a uscire. Il virus che ci ha colpito è noioso e terrificante al tempo stesso, mentre i miei film trash sono gioiosi e sono stati paragonati a un virus, ma a un virus felice. Trash e volgare oggi è Trump. Se guardiamo alla Casa Bianca, è come se l'avesse decorata un Jeff Koons che non conosce la storia dell'arte, trash per me è quando cerchi di far ridere senza umorismo, senza divertimento. Non mi piacciono i reality, trovo che siano trash ma non divertenti, per me oggi è qualcosa senza umorismo che vuole a tutti i costi essere volgare. A volte mi capita di leggere di un film paragonato a un mio lavoro e in genere sono film che odio perché si vede che l'autore si è sforzato troppo per metterci dentro qualcosa di scioccante, che è troppo consapevole. Ci sono registi molto bravi che fanno film provocatori, come Gaspard Noé, Bruno Dumont, Harmony Korine e Todd Solondz, ma pensate (dice con sarcasmo) che in America è uscito un film intitolato Butt Boy, che parla di un uomo etero che dopo la visita da un proctologo inizia ad essere ossessionato dall'aspirare le cose con l'ano. Aspira un cane, un bambino e il poliziotto che gli dà la caccia e l'ultimo terzo del film si svolge dentro il retto da dove questi cercano di scappare... (canta, ironicamente) “that's entertainment!”.
  • Cry Baby e Johnny Depp: Quando ho scoperto Elvis Presley ho capito di essere gay. Lo adoravo. Cry Baby voleva essere la mia parodia di un film di Elvis. Non ebbe successo all'uscita. Depp a quell'epoca era come Justin Bieber, aveva fatto 21 Jump Street e il pubblico dei teenager lo adorava ma lui odiava questa cosa, non ne poteva più di essere l'idolo delle ragazzine. Io gli dissi, fai questo film con noi e vedrai che finirà. Lui fece il film per prendere in giro questo pubblico e questo genere. Mi ripeteva spesso “grazie per avermi fatto guadagnare un milione di dollari”. Era il mio primo grande film hollywoodiano e anche il suo, avevo 11 milioni di dollari a distribuzione, una cosa mai vista. Cry Baby cambiò la sua carriera: Tim Burton venne a vedere i giornalieri e lo scritturò per Edward Mani di Forbice. Io e Johnny siamo diventati amici e lo siamo ancora. Per me è un attore straordinario. Di recente ho cantato anche in suo disco. Ho bevuto e mi sono drogato con lui e non l'ho mai visto comportarsi male. Comunque credo che oggi, grazie al fatto che viene trasmesso spesso in tv, questo tra tutti i miei film sia il più famoso, anche se io gli preferisco Serial Mom, La signora ammazzatutti che per me è il migliore che ho fatto.
  • I primi film e il successo: Ci sono stati tre momenti fondamentali nella mia vita, il primo è stato Pink Flamingos che diventato un successo clamoroso tra i Midnight Movies. A New York alla prima proiezione c'erano 40 persone poi nel weekend c'era la coda in tutto l'isolato, grazie al passaparola, e la mia vita è cambiata. Poi c'è stato Hairspray (Grasso è bello da noi, ndr), il musical ha vinto il Tony ed è stato il mio cavallo di Troia, anche le scuole lo mettevano in scena. E il terzo momento di svolta è stato quando ho avuto un libro nella lista dei best-seller del New York Times. Fino ad allora ne avevo già scritti molti ma non riuscivo a guadagnare abbastanza per vivere solo di quello e bisognerebbe sempre avere un piano B.
  • Divine: Tutti i ragazzi fanno i loro primi film con gli amici, solo che io forse avevo amici un po' più strani. Divine (al secolo Harris Glen Milstead) viveva nel mio quartiere, l'ho conosciuto al liceo. Anche se era solidale con quel movimento in realtà non era un transgender, non voleva essere una donna, voleva essere Godzilla. Io ho immaginato Divine per fare paura agli hippy. Quando faceva il mostro e faceva paura la gente pensava che fosse davvero così, ma poi abbiamo cambiato la sua immagine in Polyester, dove interpretava una casalinga e ha iniziato ad avere ottime critiche.
  • I genitori e le regole: Devo tutto ai miei genitori che amavano il buon gusto e se non avessi imparato quelle regole non avrei mai potuto avere una carriera basata sulla loro trasgressione. I miei senza saperlo mi hanno creato una carriera, pur non rendendosene conto, ma mi hanno sempre sostenuto, anche se li facevo vergognare e inorridire. Sono stato anche arrestato diverse volte, sono finito sui giornali, ma loro sono rimasti colpiti dal fatto che comunque ho fatto quei film e sono stati visti. Prima di fare il primo film, a 12 anni facevo il burattinaio per 25 dollari a spettacolo nelle feste dei bambini, sapevo che avrei fatto un lavoro nel campo dell'entertainment, anche se penso che sarei stato anche un bravo avvocato difensore.
  • I personaggi e la trama dei film: Quando penso a un film, prima devo pensare al genere che voglio prendere in giro, poi devo avere un titolo e sapere dove vivono i personaggi, quindi vado nelle loro case e do loro una storia. La parte più difficile per me è la trama: come ha detto un critico, le mie trame sono solo fili dove asciugo il mio bucato sporco. Scelgo in genere personaggi che non apparirebbero mai come protagonisti in altri film, come la ragazza grassa in Grasso è bello, ma se per me è facile trovare i personaggi il difficile è costruire la trama. Penso poi che nessuna commedia dovrebbe durare più di 90 minuti, non si può trascinare troppo per le lunghe una barzelletta, la durata giusta sono 3 atti di 30 minuti, tutti i miei film mettono in pratica questa regola.
  • Cinema o scrittura? Io mi considero innanzitutto uno scrittore, ho scritto tutti i miei spettacoli e le mie sceneggiature, quindi non ho dubbi su cosa preferisco. Stare su un set fa paura, ti poni sempre un sacco di dubbi e di domande. Quando la gente mi chiede se mi diverto su un set rispondo certo che no, mi diverto il venerdì sera mentre bevo un Martini, non mentre giro. Poi devo continuamente reinventarmi quando mi alzo la mattina, pensare a cose diverse da fare e da proporre. Per fortuna non ho fatto solo il regista, sennò in questo periodo sarei rovinato.
  • La censura oggi: Io ho uno spettacolo che porto in giro in varie versioni, che si intitola This Filthy World e faccio sempre riferimenti politici. Cammino su una linea molto sottile rispetto al politically correct ma finora è andata bene, forse perché prendo in giro le cose che amo e non quelle che odio. Adesso siamo più liberal ma c'è più censura, un mio amico, lo scrittore Bruce Wagner, ha scritto un libro e non volevano pubblicarglielo perché uno dei suoi personaggi chiamava un altro ciccione. Controllano addirittura il linguaggio, il che è assurdo, perché i cattivi devono poter dire cose terribili nelle storie. In America abbiamo una situazione strana, esiste il trigger warning. Ogni volta che si parla di un argomento che potrebbe scatenare delle polemiche bisogna avvertire gli studenti in modo che possano andarsene, in realtà all'università si studia o si dovrebbe per mettere in discussione i propri valori. L'eccessiva political correctedness è il motivo per cui ho paura che Trump possa ancora vincere, perché la gente è così arrabbiata, sa che non può dire niente e voterà per lui.
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Schede di riferimento
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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