Interviste Cinema

Bowling Saturne: intervista a Patricia Mazuy, regista del film vincitore del Black Panther Award al Noir in Festival

Si è aggiudicato il Black Panther Award al Noir in Festival 2022 Bowling Saturne, storia di due fratellastri segnati da un padre feroce. Abbiamo intervistato la regista Patricia Mazuy.

Bowling Saturne: intervista a Patricia Mazuy, regista del film vincitore del Black Panther Award al Noir in Festival

Al trentaduesimo Noir in Festival, che si è svolto dal 3 all'8 dicembre a Milano, non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di intervistare Patricia Mazuy, regista del film vincitore del Black Panther Award: Bowling Saturne. Quando l'abbiamo visto non sapevamo che avrebbe ricevuto il Premio destinato al miglior film in concorso, e siamo rimasti molto colpiti dai temi trattati e dalla maniera in cui sono stati raccontati, anche visivamente.

Bowling Saturne è un noir "sotterraneo" ambientato quasi tutto all'interno di un bowling e vede protagonisti due fratellastri, Guillaume e Armand, guastati da un padre ottuso e amante della caccia al leone. La morte dell'uomo innesca una serie di eventi, e mentre uno dei figli si scopre incapace di costruire qualsiasi rapporto umano, l'altro si trasforma in qualcosa di terribile. Fortemente simbolico, Bowling Saturne ha come protagonisti Arieh Worthalter e Achille Reggiani. Quest'ultimo è il figlio della regista.

Incontriamo Patricia Mazuy in una Milano assediata dai malati dello shopping natalizio, che l'8 dicembre si sono tutti riversati nelle strade intorno al Duomo. Nell'Hotel De la Ville, per fortuna, regnano la calma e il silenzio e, un po’ in inglese, un po’ in francese e un po’ in italiano, conversiamo per una buona mezz'ora con Patricia, a cui, ça va sans dire, chiediamo innanzitutto un commento sul premio: "Sono molto contenta" - risponde - "e mi diverte molto il fatto che il Noir in Festival l'abbia chiamato Black Panther Award, anche perché nel mio film parlo dei cacciatori di leoni. Spero che questo riconoscimento possa aiutare Bowling Saturne a trovare un distributore italiano, in modo che possa essere visto anche dal pubblico del vostro paese".

Visto che ha accennato alla caccia, le chiederei per prima cosa che significato ha in Bowling Saturne…

La caccia è l'allegoria della predazione e del potere. Quando ho scritto la sceneggiatura insieme a Yves Thomas, abbiamo pensato che potesse ben rappresentare l'uomo del Ventesimo secolo che ha portato il caos nel Ventunesimo, e che lo ha fatto attraverso il dominio e il denaro, perché per andare a uccidere un leone in Africa ci vogliono molti soldi. I cacciatori che si vedono in Bowling Saturne hanno assecondato le loro passioni violente e la caccia mi sembrava l'incarnazione perfetta del dominio patriarcale ancestrale.

Perché le interessava parlare di due fratelli? Che rapporto hanno Guillaume e Armand?

È un non rapporto. I due fratellastri sono stati separati da un padre anaffettivo che pensava soltanto ad assecondare la sua passione per la caccia ed entrambi sono stati come schiacciati dal genitore. Il figlio rifiutato è stato distrutto dal padre, così come il figlio preferito, che non riesce più a fare niente, è bloccato, è un poliziotto che non è capace di svolgere il proprio lavoro, e somiglia a un eroe d'azione che non può agire perché non capisce cosa gli stia succedendo, e infatti non ha minimamente risolto il rapporto con il fratello. Guillaume vuole porre rimedio a un'ingiustizia ma nello stesso tempo le cose non sono mai bianche o nere, e la verità è che lui non vuole occuparsi del bowling, però vuole dimenticare la caccia ai leoni ma anche avvicinarsi al fratellastro, di cui in realtà desidera sbarazzarsi. Inoltre non risolve il caso su cui deve indagare e non ce la fa nemmeno ad avvicinarsi veramente alla donna che gli interessa. È attratto da lei, lei gli si avvicina, ma lui resta fermo, e si ritrova sempre nel bowling. Suo fratello è differente, e mentre noi assistiamo alla nascita del mostro, Guillaume proprio non capisce.

In questo il film somiglia alle tragedie greche e ai drammi shakespeariani, in cui i figli si trovano a scontare le colpe dei padri…

In effetti è una storia molto classica, però sull'eredità del Ventesimo secolo e sull'oggi. È una tragedia, perché le tragedie spesso parlano di famiglie, con il re, il principe, e poi ci sono due donne, c'è Goria, che è la luce che verrà spenta, mentre Xuan è una donna iper-moderna, vitale e piena di complessità.

Cosa ci dice invece il film sugli uomini? E lei come vede gli uomini del ventunesimo secolo?

Vedo gli uomini molto soli, abbandonati a loro stessi, e non è giusto. Armand è diventato un mostro e anche Guillaume ha i geni del mostro, e soffrono di una terribile solitudine, così come tutti gli altri personaggi. Il film è anche una riflessione sull'impotenza dell'uomo moderno.

Perché ha scelto il bowling come ambientazione del film? Mi piace molto come lo ha fotografato, con tutto quel rosso e quella luce blu.

Pensi che nella prima versione della sceneggiatura non c'era il bowling, c'era un caffè sotterraneo, ma avremmo speso molto denaro per i diritti delle canzoni che volevamo utilizzare e non lo avevamo, e sapevo che non lo avremmo trovato. Poi abbiamo pensato di servirci di un bowling sotterraneo, che assomigliava un po’ a un ingresso di una caverna come quelle delle fiabe nere. Inoltre, siccome eravamo sotto terra, sembrava che la vicenda si svolgesse interamente di notte. In realtà fuori era spesso l'alba o giorno pieno, ma nel film si perde la cognizione del tempo, e inoltre sembra che sia notte perché ci troviamo nell'oscurità delle menti dei due protagonisti, e quindi il film diventa un incubo oscuro, un racconto onirico nel quale è impossibile uscire dal bowling, che è un caos "organico", con il rumore delle palle che rotolano e dell'ascensore. E le luci rosse e blu che continuamente si muovono sono come un cuore che batte, o come il fantasma del padre di Guillaume e Armand.

Achille Reggiani non ha un ruolo semplice nel film, perché il suo personaggio subisce una tremenda metamorfosi. Come ha affrontato il personaggio?

Abbiamo girato nel disordine più totale e prima abbiamo fatto le scene nel bowling e poi quelle nell'appartamento di Armand, negli ascensori e nella macchina. Achille ha dovuto costruire il suo ruolo un po’ di corsa, ma è stato sempre solo durante le riprese. In realtà tutti gli attori sono stati sempre soli, e questo li ha aiutati. Avevamo parlato a lungo dei personaggi prima di cominciare a girare. Armand ha definito il suo personaggio un giovane uomo che diventa qualcun altro e che ha come l'impressione di avere costantemente sopra la testa una spada che sta per trafiggerlo.

ATTENZIONE SPOILER: Se non avete visto il film, non leggete la domanda e la risposta che seguono.

La scena in cui Armand diventa un mostro è davvero violenta. Come mai ha deciso di mostrare ciò che il personaggio compie in maniera tanto dettagliata?

Avevamo molta paura di girare quella scena, io Achille Leïla Muse, che interpreta Gloria. Prima c'è una scena in ascensore e in quella successiva i due personaggi sono già sul letto, e io mi sono detta: "Aiuto!". Ma il film parla delle radici della violenza e delle conseguenze della brutalità e della crudeltà umana, e quindi avevamo soltanto due possibilità: non mostrare niente, ma sarebbe stato sbagliato perché il senso del film non sarebbe stato compreso pienamente, oppure essere il più possibile realistici e soprattutto far capire che quella era la prima volta in cui Armand uccideva. Era anche la prima volta che saliva in camera con una bella ragazza, perché prima la sua vita era poca cosa, e all'inizio effettivamente c'è molta tenerezza fra i due, ma poi arriva la famosa spada. Gloria capisce prima di Armand, all'inizio ride, poi non ride più. Abbiamo pianificato tutto nei minimi dettagli. Armand all'inizio non si rende conto, poi sì, ma non si ferma. Perché la scena funzionasse, l'abbiamo girata come se fosse una coreografia musicale. Gli attori l'hanno provata diverse volte in una palestra da pugilato insieme a uno stuntman. Ed è stata Leïla ad avere l'idea dei due personaggi che al principio ridono, si divertono, si scambiano tenerezze, poi entrano in una zona grigia. Lei capisce, lui tentenna, ma è troppo tardi, lei resiste a lungo, sopravvive a lungo, cerca di lottare, di difendersi. È stato davvero difficile girare quella scena. Abbiamo parlato moltissimo prima di metterci al lavoro, ma se non avessimo fatto tante prove e ripetuto meccanicamente tutti i gesti, AchilleLeïla non avrebbero potuto mantenere la concentrazione necessaria a recitare in mezzo al caos delle attrezzature e di tutti i presenti. Il fatto di aver preparato molto bene gli attori mi ha anche permesso di raggiungere il risultato che volevo, e cioè di non rendere la violenza grafica, estetizzante, perché uccidere ed essere uccisi sono cose orribili, e dovevamo vedere la morte di Gloria. Dovevamo vedere esattamente tutto ciò che succedeva, dal momento che è la prima volta che Armand uccide, e quando abbiamo provato a girare la scena più rapidamente, era come se avesse già ucciso, e allora diventava difficile da un punto di vista morale. E infatti dopo non ne ho girate altre.

L'altra scena forte è la cena dei cacciatori, ma là volevo un'atmosfera da opera barocca, piena di colori. Ciò non toglie che ci sia una crudeltà incredibile nella sequenza, è molto forte vedere i cacciatori emozionati di fronte alla loro caccia. Il pubblico è rimasto molto impressionato.

FINE SPOILER

L'uccisione di una donna da parte di un uomo, anche al cinema, fa davvero impressione. Si parla tanto di femminicidio al giorno d'oggi. Se ne parla, secondo lei, perché i femminicidi sono aumentati o perché non vengono più tenuti nascosti?

I femminicidi ci sono sempre stati, solo che non lo sapevamo. Ora se ne parla di più. Io non amo la parola femminicidio, ma credo che l'abbiano inventata per la polizia. Il termine femminicidio non mi piace perché mi sembra che la vittima non abbia più un'identità e nemmeno l'assassino, per me è meglio dire l'assassinio di una donna, ma femminicidio va bene per un poliziotto che si occupa di prendere le impronte digitali o indagare. Penso che i femminicidi siano antichi come l'uomo, e l'altra cosa è che nel film c'è la violenza dei cacciatori di leoni e la violenza del primo omicidio, e per me era necessario che gli attori la prendessero molto sul serio e che la rendessero credibile, perché siamo sommersi, nelle serie tv, nelle news e su Instagram, di immagini violentissime, e tutti se ne fregano. E allora io mi sono detta: "Non va bene fregarsene, io non me ne frego".

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