Recensione The Outsider: Uno dei migliori adattamenti di un romanzo di Stephen King

12 febbraio 2020
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Il mystery drama è atteso su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV per il 17 gennaio. Nel frattempo, ecco la nostra recensione.

Recensione The Outsider: Uno dei migliori adattamenti di un romanzo di Stephen King

"Nel corso dei secoli gli uomini hanno creduto a diavoli e demoni. A mostri come vampiri, streghe o lupi mannari. Li abbiamo etichettati come ignoranti, isterici o superstiziosi. Oggi abbiamo scienze come la psicologia, così sappiamo far meglio che scambiare esseri umani per demoni. E se invece, di tanto in tanto, scambiassimo un demone per un essere umano?". Nella riflessione di uno dei personaggi secondari di The Outsider è contenuta l'essenza della nuova miniserie di HBO e, prima di essa, del romanzo omonimo di Stephen King da cui è tratta, in onda in Italia su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV dal 17 gennaio ogni lunedì alle ore 21:15. Cosa accadrebbe al nostro presente se fosse infettato dalla carezza del Male? Quali certezze crollerebbero gettandoci irrimediabilmente nel buio e quali altri aspetti dell'essere umano, al contrario, si opporrebbero alla negazione della nostra capacità di razionalizzare? In maniera forse ancor più radicale rispetto al testo di partenza, la serie scritta da Richard Price (The Night Of sempre per HBO) si concentra su quest'idea cercando di minimizzare la messa in scena dell'elemento soprannaturale per mostrarne con tutta la forza possibile l'effetto devastante sui personaggi. Il risultato, come analizziamo nel corso di questa recensione, è uno show di enorme impatto, sia psicologico che più esplicitamente estetico, in cui la superficie della quotidianità diventa teatro opprimente della sconfitta della ragione umana.

La storia di The Outsider

Ci troviamo a Flint City, in Oklahoma. Un bambino di 11 anni è stato barbaramente assassinato. Il detective Frank Anderson (Ben Mendelsohn, Bloodline) ha accumulato prove schiaccianti che inchiodano Terry Maitland (Jason Bateman, Ozark), l'allenatore della squadra di baseball della scuola locale. Tuttavia, dopo averlo fatto arrestare in maniera fin troppo eclatante (di fronte alle centinaia di spettatori presenti a una partita), iniziano a comparire altre prove altrettanto inconfutabili che dimostrano come l'uomo si trovasse addirittura in un'altra città al momento dell'omicidio. Cosa sta succedendo dunque a Flint City? Le conseguenze drammatiche delle scelte di Anderson lo spingono a voler andare fino in fondo in un caso che metterà in discussione ogni sua certezza, come detective ma soprattutto come essere razionale. Tutte le persone anche indirettamente coinvolte nel caso si dovranno confrontare con qualcosa di inspiegabile e minaccioso. Ad aiutarle arriva anche la giovane investigatrice privata Holly Gibney (Cynthia Erivo, Genius), la quale in passato già si è scontrata con eventi impossibili da spiegare con la sola logica.

The Outsider

Uno dei migliori adattamenti, non solo per Stephen King

Fin dalle prime scene dell'episodio d'apertura diretto dallo stesso Bateman si percepisce come The Outsider abbia trovato un notevole equilibrio tra forma e contenuto: i risvolti drammatici ed emotivi della storia sono infatti accompagnati da una messa in scena mai ostentata eppure sempre elegante nel rappresentare la disperazione di caratteri e situazioni. Il senso di oppressione che oggetti, luoghi, persino ombre proiettano sui personaggi rende la miniserie prima di tutto un dramma che racconta di esseri umani costretti a mettere in discussione le loro certezze, il proprio senso morale. L'orrore non proviene dall'esperienza diretta del soprannaturale quanto dal senso di squilibrio e di ineluttabilità che forza maligna sparge ovunque. Più il tono del racconto si fa saggiamente contenuto, più il dolore e l'inquietudine si propagano tra le maglie delle varie puntate. The Outsider possiede la grande forza di rappresentare gli effetti della violenza molto più che la violenza stessa. La coerenza estetica con tale idea è sviluppata e realizzata nel corso degli episodi, rendendo il prodotto una lunga, lancinante discesa verso verità che non possono essere ignorate: il Male può manifestarsi nella sua forma più devastante e squarciare il velo di realtà in cui viviamo.

Per quanto riguarda le principali differenze narrative dal romanzo di King, esse si fanno più evidenti a partire dal quarto episodio (a parte la backstory che riguarda il figlio di Frank Anderson, espressa fin dal principio). Tali cambiamenti servono principalmente per costruire una trama dove la sesta puntata è il centro emotivo e metaforico della serie, il momento magnificamente orchestrato in cui si chiede esplicitamente ai personaggi se credere o meno al soprannaturale. Sotto questo punto di vista a diventare fondamentale è il personaggio di Holly Gibney, sviluppato in maniera diversa sia dal testo di partenza che dalla trilogia letteraria di King iniziata con Mr. Mercedes, in cui il personaggio è fondamentale. Nell'adattamento di HBO viene infatti enfatizzato il lato "altro" della donna, la quale ha rinforzato il proprio mondo facendo diventare punti di forza proprio quelle peculiarità che in passato l'hanno resa una persona posta ai margini del tessuto sociale. Tale scelta regala al personaggio di Holly una potenza drammatica molto più accentuata rispetto al libro: soltanto qualcuno che è un outsider nella realtà può comprendere, accettare e quindi veramente dare la caccia all'Estraneo (Outsider appunto) che minaccia la nostra razionalità.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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