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Peaky Blinders: La vera storia della gang di Birmingham

Forse non dicevano sempre “per ordine dei Peaky Blinders”, ma sono esistiti davvero: ecco che fine hanno fatto i veri Shelby

Peaky Blinders: La vera storia della gang di Birmingham

Sono tantissimi i fan che si sono appassionati alla storia dei famigerati Peaky Blinders e che da diversi anni seguono con il fiato sospeso tutti gli astuti stratagemmi di Thomas Shelby. Ma chi,  trovandosi davanti uno dei suoi scagnozzi nella vita vera, sorriderebbe sentendolo pronunciare l’ormai iconica frase: “per ordine dei Peaky Blinders”. Già, perché i protagonisti del drama di Steven Knight sono esistiti davvero, e pur non essendo fortunatamente riusciti ad entrare in politica, hanno fatto molte delle cose riportate nella serie. Scopriamo chi erano, cosa gli è successo e come la loro storia è arrivata in televisione.

L’origine del nome Peaky Blinders

Il vero motivo per cui la gang è passata alla storia con questo nome, è ancora un argomento dibattuto. In un’intervista con il Birmingham Mail lo storico originario di Birmingham Carl Chinn, nonché autore del libro The Real Peaky Blinders, ha sfatato il mito delle lame di rasoio. “È molto interessante il confronto tra la realtà dei fatti e la versione mitizzata della storia”, ha dichiarato Chinn, che ha iniziato a fare ricerche sulla gang negli anni ’80: “Tuttavia le lame di rasoio non sono state diffuse prima del 1890 e all’epoca erano un bene di lusso, troppo costoso perché i Peaky Blinders potessero permetterselo. Per giunta, qualsiasi uomo potrebbe confermare che è molto difficile muovere con precisione e potenza una lama di rasoio cucita nella parte morbida di un berretto. Questa è una leggenda creata da John Douglas nel romanzo A Walk Down Summer Lane”. Una delle ipotesi più accreditate è che il loro nome derivasse dalla forma dei loro berretti o ancora meglio dal fatto che li utilizzavano per nascondere le loro facce alle vittime, ma c’è anche la possibilità che sia un’evoluzione del termine “blinder”, che in inglese viene usato per descrivere degli individui ‘particolarmente appariscenti’”.

Cosa facevano i Peaky Blinders

Non c’era distinzione di sesso, età o genere, quando i Peaky Blinders entravano in azione. Tra i loro reati, le rapine e gli assalti erano all’ordine del giorno, come anche le estorsioni e il contrabbando, e ci scappava quasi sempre il morto. 

Come Carl Chinn si è appassionato alla loro storia

“Dopo aver scoperto che mio padre e mio nonno da giovani erano allibratori illegali a Sparkbrook, ho iniziato anche io a seguire le corse. Volevo scoprire qualcosa di più su questo mondo, per cui ho mandato centinaia di lettere ai giornali locali in cerca di informazioni e ho ricevuto tantissime risposte, che mi hanno permesso di scoprire la vera storia di questi uomini. Anche il mio bis nonno, Edward Derrick, è stato un Peaky Blinders nel 1890 ed è stato anche descritto come violento e offensivo”.

Il vero Thomas Shelby

Thomas Shelby e famiglia, purtroppo o per fortuna, non sono esistiti davvero. Tuttavia, il personaggio interpretato da Cillian Murphy ricalca quello che ad oggi è ricordato come il più grande boss del crimine organizzato in Gran Bretagna: il leader dei Birmingham Boys, Billy Kimber.  Nato nel 1882 a Birmingham, Kimber era un uomo carismatico e molto astuto. Quando nel 1845 fu istituita la legge sui giochi che aveva messo al bando tutte le attività ludiche ad eccezione delle corse, Kimber strinse un’alleanza con la Hoxton Gang per impadronirsi di tutti gli ippodromi del sud dell’Inghilterra. Grazie alle alleanze con altre gang di Leeds e Uttoxeter e con il boss mafioso Charles ‘Wag’ McDonald, Kimber prese anche il controllo totale di tutte le corse del sud di Londra, delle Midlands e del Nord UK. La sua vita finì nel 1942, quando morì dopo una lunga malattia alla Mount Stuart Nursing Home di Torquay. E pensare che nella serie Kimber appare come un personaggio minore. E invece...

Il vero Alfred 'Alfie' Solomons Jr. 

Ebbene sì, il personaggio interpretato da Tom Hardy è esistito davvero! Come riporta il sito The Jewish Chronicle, all’inizio del 20esimo secolo un gangster ebreo di nome Alfie Solomon (la s è stata aggiunta nella serie) si alleò con il mafioso italiano Darby Sabini (di cui parleremo a breve) per impadronirsi del controllo sulle compravendite illegali nel nord di Londra. Insieme a suo fratello Harry, Solomon si assicurava che gli allibratori ebrei fossero protetti, instaurando un clima di rispetto e terrore. Nel 1921, Solomon provò anche ad uccidere Billy Kimber davanti all’appartamento di Sabini, ma fu assolto perché stranamente tutti i testimoni “persero la memoria”. In una lettera da lui scritta nel 1930 e recuperata dal sito J-Grit: The Internet Index of Tough Jews, si è scoperto che ad un certo punto si propose persino come informatore della polizia in cambio di protezione da un gruppo di uomini che avevano minacciato di ucciderlo. “Da quando sono stato scarcerato, ho iniziato a vivere una vita rispettabile, mantenendomi con le scommesse e stando lontano dai guai”, scrisse. Il suo dominio finì quando una gang rivale di Birmingham (i Boys di cui sopra) mise in atto una sparatoria a Bath durante una corsa, passata alla storia proprio come la Battle of the Baths. Harry fu arrestato per aver minacciato di sparare ad un poliziotto. Di lui non è stato più riportato nulla dopo i primi anni ’30.

Chi era Charles “Darby” Sabini

 

Il gangster Darby Sabini veniva invece da una famiglia anglo-italiana di Little Italy, nel Clerkenwell, prima di diventare il più temuto gangster del sud d’Inghilterra. Nei registri della polizia di quegli anni, il suo nome è stato riportato più volte, soprattutto in occasione di sparatorie durante le corse. Nel corso degli anni riuscì a tenere il controllo delle scommesse locali, vincendo sulla gang rivale dei fratelli Cortesi e sulla cosca di Hoxton. Ma il suo potere si basava su un’alleanza tra allibratori italiani ed ebrei, per cui con l’avvento del fascismo e il progressivo diffondersi dell’antisemitismo, tutto il suo regno crollò in un colpo solo. Dopo essere stato arrestato e incarcerato per tre anni, durante i quali il suo unico figlio rimase ucciso in Egitto, Sabini si trasferì a Hove, nel Sussex, dove finì i suoi giorni lavorando come allibratore.

Chi era Oswald Mosley

Anche il personaggio interpretato da Sam Claflin è realmente esistito. Il politico inglese Oswald Mosley nacque nel 1869 a Mayfair, da una famiglia facoltosa. Dopo aver frequentato il Winchester College, si arruolò come cadetto alla Royal Military Academy a Sandhurst. Quando scoppiò la prima guerra mondiale, si offrì volontario per entrare nelle forze aeree; ma mentre si stava vantando di ciò che aveva imparato, si ferì gravemente alla caviglia e fu congedato. Alla fine del primo conflitto mondiale, a soli 21 anni iniziò la sua ascesa politica, venendo eletto come deputato per Harrow e passando nel giro di pochi mesi dal partito dei conservatori a quello degli indipendentisti, per poi approdare tra i laburisti e provare a sconfiggere Neville Chamberlain, senza successo.

L'ascesa e la fondazione della British Union of Fascists 

Nella serie lo vediamo pochi anni dopo, nel momento in cui, dopo essersi allontanato dal partito laburista, decise di fondare la British Union of Fascists, un partito estremamente anti-comunista, protezionista e isolazionista, che aspirava a diventare la versione inglese della dittatura mussoliniana. Tra i suoi più grandi sostenitori, c’era Lord Rothermere, il proprietario della Associated Newspapers Ltd, che stampava il Daily Mirror e il Daily Mail, e che nel 1933 fece scrivere in prima pagina “hurrah per le camicie nere!”. Il suo entusiasmo, come quello di tanti altri sostenitori del partito, scemò un anno dopo quando 12.000 fascisti picchiarono violentemente i loro oppositori e la British Union of Fascists iniziò anche a seguire le linee antisemite. Tuttavia, agli albori della seconda guerra mondiale, le iscrizioni al partito aumentarono nuovamente, sotto la falsa promessa di pace in cambio del supporto ai nazisti. Nel 1940, il British Union of Fascists fu bandito dal governo e Mosley fu incarcerato alla Holloway Prison, insieme a sua moglie, Diana Guinness, nata Mitford, una delle famose sei sorelle Mitford che in quegli anni diventarono delle celebrità per le loro differenti visioni politiche – lei era molto legata alla figura di Hitler. Successivamente, cercò di tornare sulla cresta dell’onda, ma alla fine dovette arrendersi alla sua sconfitta e trasferirsi in Francia, dove morì nel 1980. Oltre a lui, in molti conosceranno di nome suo figlio, Max Mosley, l’ex presidente della Fédération Internationale de l’Automobile (FIA).

Le foto segnaletiche dei veri Peaky Blinders

Alcuni dei membri dei Peaky Blinders sono stati immortalati in una serie di foto segnaletiche, che sono poi state diffuse nel 2013 dalla West Midlands Police. Harry Fowler, Ernest Bayles, Stephen McHickie e Thomas Gilbert sono solo alcuni dei criminali arrestati per reati minori e legati proprio alla banda. Nelle sue ricerche, Carl Chinn ha scoperto che molti affiliati dei Peaky Blinders provenivano da altre due gang, chiamate Sloggers e Brummagem Boys, composta per lo più da borseggiatori, ladri e bugiardi. “Mentre stavo conducendo le mie ricerche”, ha spiegato, “ho capito che molte delle famiglie dei membri della gang non sapevano nulla del loro passato, semplicemente perché non è stato mai discusso. La maggior parte dei membri della gang non ha mai raccontato nulla a nessuno, per senso di vergogna”. “Non andiamo particolarmente fieri della carriera di nostro nonno” ha dichiarato un discendente di Billy Kimber: “però è obiettivamente entusiasmante sapere di essere imparentato con il padrino del crimine organizzato”.

Le differenze tra la serie tv e la realtà

A parte il fatto che quasi tutti i personaggi non sono realmente esistiti, come spiega sempre Chinn nel suo libro, la differenza più importante tra gli Shelby e le loro controparti storiche è l’epoca. Nella serie, la gang opera tra gli anni ‘20 e gli anni ‘30, mentre i veri Peaky Blinders hanno iniziato ad agire indisturbati già verso il 1890. Billy Kimber, tra l’altro - cioè il vero Thomas Shelby - ha disertato la guerra, per cui non ha mai sofferto di disturbo post-traumatico da stress. La politica non è mai stata di suo interesse e le sue azioni, nella realtà, sono state ancora più violente di quanto avete visto nella serie: oltre a derubare e lottare contro le gang rivali, lui e i suoi uomini hanno assalito più volte la polizia.

Che fine hanno fatto i Peaky Blinders

Nei primi anni del 900, i Peaky Blinders erano una delle tantissime gang in circolazione e stavano perdendo terreno a causa dell’avvento dei Birmingham Boys di Billy Kimber. Ma non è per questo che le loro attività sono finalmente terminate: intorno al 1920, la frequenza scolastica dei bambini di Birmingham era salita a dismisura, per cui erano in tanti a preferire lo studio alla strada. I pochi membri dei Peaky Blinders rimasti ancora in libertà, a questo punto, decisero di trasferirsi in campagna e di non farsi più trovare, lasciando che la gang di Charles Sabini si impossessasse di ciò che avevano lasciato.

Come li ha conosciuti Steven Knight

“I miei genitori, in particolare mio padre, si ricordava benissimo di questi individui che giravano per strada quando lui aveva nove o dieci anni”, ha raccontato a BBC: “Erano incredibilmente eleganti e potenti, ed erano gli unici ad avere soldi in un quartiere povero: in poche parole erano gangster”. “La mia intenzione con questa serie era di mostrare questo mondo attraverso gli occhi di un bambino di dieci anni, perché da piccoli gli uomini sembrano più intelligenti, forti e affascinanti, i cavalli appaiono più grandi e tutto sembra ancora più enorme e spaventoso”.  



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