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The Crown accoglie Diana, il folletto candido e malizioso

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Appare come ragazzina ingenua eppure dagli occhi radiosi e seducenti, Diana è una delle due grandi novità della quarta stagione, aliena eppure cresciuta ai limiti della famiglia reale.

The Crown accoglie Diana, il folletto candido e malizioso

“Se noi ombre vi siamo dispiaciuti, immaginate come se veduti ci aveste in sogno, e come una visione di fantasia la nostra apparizione.”

La prima apparizione di Diana Spencer in The Crown è già di diritto negli annali delle prodezze di scrittura con cui il fuoriclasse Peter Morgan ci presenta i protagonisti della serie, regalandoci subito dettagli sul rapporto con gli altri personaggi e sul proprio destino. Appare vestita da folletto, un Puck ancora ragazzoa, alle prese con una recita della commedia shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate. La mutevolezza dell’amore, rappresenta, anche se in realtà si nasconde, o fa finta, mentre il principe di Galles entra in casa per un appuntamento con la sorella maggiore, Sarah. Un misto di candore ingenuo e malizia, un primo incontro apparentemente casuale, quello fra Diana e Carlo, che tornerà però d’attualità anni dopo, quando la realpolitik costringerà l’erede al trono a perdere ogni speranza di sposare la sua amata, Camilla Shand, già maritata Parker Bowles.

In un quarta stagione spietata, in cui ancora più estrema si fa l’esigenza della ragioni di stato, portando personaggi che conosciamo da anni a comportarsi sempre più in ossequio all’etichetta e in maniera ai limiti del disumano, Diana è una delle due grandi donne che irromponoMargaret Thatcher rappresenta la scaltra rivoluzionaria, ma conservatrice, vogliosa di dare un taglio netto alle sclerotizzate leve dirigenti del suo partito e del suo pese, ma anche avversa all’ambiente reale e alle sue fortune di nascita, lei cresciuta in una famiglia assai ‘normale’. 

Diana, invece, è una delle giovani nuove leve delle grandi famiglie britanniche, cresciute fin da piccole a non disdegnare, perché no, le simpatie dei giovani della famiglia reale. Anzi, come dimostra lo splendido episodio sulle prove di Balmoral, viene accolta nella dimora scozzese reale dalla nonna, già presente come ospite fisse dei loro weekend fra caccia e passeggiate ventose lungo le Highlands. Ha un cavallo di Troia all’interno, e dopo il candore delle sue prime apparizioni dimostra una certa malizia, sapendo bene come comportarsi e cosa rispondere alle dinamiche della famiglia reale, al contrario della ‘normale’ primo ministro Thatcher.

Allo stesso modo Diana appare come una vittima sacrificale, in qualche anticipando cosa accadrà nella quinta stagione, mentre si allontana dalla prima aggressione di paparazzi con un accenno di sorriso malizioso, le cui fragilità sono sintetizzate dalla sua continua sofferenza dovuta alla anoressia/bulimia. Non a caso appare su un ideale palcoscenico, la prima volta che incontra il (suo) futuro principe. Come dirà anni dopo, “è così che mi esprimo”, con la performance, esibendosi. In fondo lo stesso fa anche Carlo, ma nel suo caso è obbligato a recitare un testo a macchinetta, al contrario della spontaneità con cui Diana riesce ad esprimersi su un palco, magari ballando sulle note di Billy Joel per omaggiare suo marito Carlo, inorridito dalla sua sincronia con la società dello spettacolo, che negli anni ’80 stava rivoluzionando le nostre società.

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Poco mi sento di aggiungere agli elogi nei confronti della giovane Emma Corrin, sbalorditiva per quanto somigli alla vera Diana, oltre a riuscire a rendere davvero bene le caratteristiche principali della sua comunicazione non verbale, i suoi occhi pieni di espressività, delle sue debolezze. Se la sceneggiatura di The Crown, grazie al grande Peter Morgan, è sempre elogiata, e ci mancherebbe, maggior merito andrebbe riconosciuto alla messa in scena della serie, capace di grandi sintesi di senso ed emotive, passando all’epica all’intimità degli appartamenti personali della famiglia reale. Cosa dire, poi, delle scelte di casting, sempre impeccabili eppure sempre più difficili, dovendo dar volto a personalità pubbliche sempre più vicine nel tempo, e quindi note alla memoria personale e collettiva di un numero maggiore di persone. Niente effetto Bagaglino, insomma, anche se il rischio c’era.

“È perfetta”. “È una bambina”. Due commenti istintivi, entrambi molto veri, usciti da due membri della Royal family con il primo arrivo di Diana, un personaggio cruciale, respinto dalla famiglia come corpo estraneo, nonostante, o forse proprio per l’enorme popolarità, che poteva essere utilizzata per rendere finalmente contemporanea la casa di Windsor, finita per essere invece la principale occasione sprecata di un carosello di statuine ormai rinchiuse in un bel mobile di vetro, pronte per finire in un museo. 

Diana è destinata a rimanere eternamente giovane, come le rockstar morte troppo presto, irrompendo nei saloni di Buckingham Palace con i pattini, ballando con le note di Elton John nelle cuffie.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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