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Ted Bundy: Falling for a Killer, su Prime Video la docuserie definitiva sull'argomento

Divisa in cinque sconvolgenti e toccanti episodi la docuserie Ted Bundy: Falling For a Killer su Prime Video dà la parola alle donne che hanno incrociato la loro vita con il serial killer. Da non perdere.

Ted Bundy: Falling for a Killer, su Prime Video la docuserie definitiva sull'argomento

Theodore Robert Bundy, più noto come Ted Bundy, passato alla storia dell'infamia umana come uno dei più atroci serial killer di sempre, è morto da più di 32 anni, quando ne aveva 43, giustiziato sulla sedia elettrica del carcere statale della Florida il 24 gennaio 1989. Il mistero della sua personalità e dei suoi delitti, che in gran parte si è portato all'altro mondo, continua tuttavia ad affascinare in modo irresistibile studiosi e appassionati di true crime, filmmaker e biografi. Su di lui esiste una documentazione pressoché completa reperibile in rete che comprende le sue interviste, il processo e un docucrime di grande impatto come il recente Conversazioni con un killer: Il caso Ted Bundy di Joe Berlinger, che gli ha dedicato anche il film di fiction Ted Bundy – Fascino criminale. Esistono poi almeno una decina di pellicole su di lui (spesso di pura exploitation), destinate ad aumentare con i prossimi American Boogeyman e No Man of God della regista Amber Sealey, di cui si dice un gran bene. E allora, si potrebbe chiedere, cos'altro c'è da sapere su Ted Bundy che non sia mai stato raccontato? Qualcosa c'è, e ce lo dimostra splendidamente il lavoro della documentarista Trish Wood, che nella docuserie in cinque puntate su Prime Video, Ted Bundy: Falling for a Killer, dà spazio alle donne: alle sopravvissute, alle madri e sorelle delle vittime, alla poliziotta che indagò sul caso e anche alla fidanzata storica del killer, Elizabeth Kendall Kloepfer e alla figlia di lei, Molly, che per la prima volta raccontano il loro dramma davanti alle telecamere e mostrano foto, lettere e ricordi inediti.



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La ricostruzione storica in Ted Bundy: Falling for a Killer

A rendere chiaro fin da subito che stavolta il focus è spostato sulle vittime e non sul criminale, è il contesto: con l'ausilio di interventi di testimoni dell'epoca, leader femministe e donne in carriera, e di una notevole quantità di bellissimi filmati del periodo, Trish Wood ricostruisce lo zeitgest, lo spirito del tempo. Quando Bundy inizia la sua carriera da predatore, nel 1974, dopo le grandi lotte per l'emancipazione, le donne sono più o meno libere di perseguire la propria carriera, fare le proprie scelte, amare chi vogliono. Nei campus spesso fanno le loro prime esperienze da adulte, lontano da casa. Ma sono ancora condizionate da un'educazione che le vuole un po' crocerossine, generose e gentili verso chi appare in difficoltà. Sfruttando questa debolezza, Bundy, maestro del travestimento, con l'aiuto di stampelle e finte ingessature, trova abbondanza di vittime tra le giovani ragazze del college, il suo terreno di caccia preferito. Qualcuna gli sfugge e oggi è in grado di raccontarlo, ma le sue terribili azioni hanno provocato una catena di dolore che gli è sopravvissuta e che si risveglia ogni volta che si torna a parlare di lui. Ted Bundy: Falling for a Killer ha anche il merito di ridare identità, storia e memoria alle giovani donne le cui vite sono state brutalmente spezzate dall'incontro con quest'uomo insospettabile, gentile e sorridente, capace di spegnere la sua umanità a comando e scatenare la bestia feroce che nascondeva sotto l'apparenza comune con cui ingannava tutti, a partire dalle persone a lui più vicine.

Elizabeth, Molly e Rich: la famiglia di Ted Bundy

Quando conosce il suo principe azzurro in un bar di Seattle, nel 1969, Elizabeth Koepfler (è questo il suo vero nome, Kendall è il nom de plume con cui nel 1981 firma il libro “The Phantom Prince: My Life With Ted Bundy”) è una giovane ragazza madre di famiglia mormone, nello Utah, in cerca di lavoro e di una nuova vita per sé e per la piccola Molly. Attraente, empatico, elegante e rispettoso: così le si presenta l'uomo che la travolge, dopo che ha ballato con lui in un bar, al punto da farsi riaccompagnare a casa (sono entrambi un po' alticci) e finire a letto con lui solo per dormire. Al risveglio, la mattina, lo trova in cucina intento a preparare la colazione, mentre ha già vestito e dato da mangiare alla bambina. Inizia così una storia che durerà a fasi alterne per ben sei anni, felicissima da principio, sempre più inquietante man mano che, fuori, l'altro Ted prenderà il sopravvento, tanto da indurla a denunciarlo alla polizia dopo aver visto il somigliante identikit dell'uomo ricercato per una serie di violenti omicidi, pur non volendo credere alla verità.

Quanto una donna sia capace di illudersi e nascondersi la realtà di fronte a chi ama in molte lo sappiamo, e quanto sia doloroso dover ammettere che la persona con cui pensavamo di condividere la vita non è quello che ci ha fatto credere, o abbiamo creduto che fosse. Figuriamoci scoprire che mentre con te e tua figlia giocava a fare l'eroe, protettivo e presente, stuprava e assassinava brutalmente altre donne, della tua stessa età o perfino più giovani. Non c'è dubbio che il trauma possa portare a stordirsi con alcool e droga, e che ci vogliano moltissimi anni prima di poterne parlare con distacco. Ancora oggi Elizabeth, che avrà una settantina d'anni o poco più, a tratti si commuove a rileggere le lettere che lui le ha scritto e a rivedere le loro foto insieme, anche se ora sa che probabilmente faceva tutto parte di una grande finzione e di esser stata manipolata (e solo per caso risparmiata) da una personalità psicopatica.

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È ancora più interessante sentire parlare oggi Molly, la figlia, che ha dovuto rinunciare con orrore a una figura paterna (l'unica che abbia conosciuto) capace di conquistarla e di incantarla, apparsa ai suoi occhi di bambina come una specie di supereroe, che sotto il mantello colorato nascondeva un animo oscuro per lei inconcepibile: c'è un momento, nella sua intervista, in cui questa donna oggi adulta ricorda un episodio che mette letteralmente i brividi, e di cui parla per la prima volta. Alla sorte di queste donne sembra accomunato il fratellastro minore di Bundy (che era figlio illegittimo), Rich, ferito nel profondo (non a caso la sua storia sta nell'episodio intitolato “Danni collaterali”) dal tradimento di una persona tanto amata e presa a modello. Ancora oggi quest'uomo - che non è riuscito a ricostruirsi una vita - racconta il dolore e la delusione dell'abbandono da parte di Ted con cui fino ad allora aveva trascorso giorni e vacanze felici e spensierate: nel loro ultimo viaggio insieme, nell'aereo che lo riportava a casa, dice di essersi accorto di qualcosa di diverso in lui, dal suo sguardo perso nel vuoto e dalla sua improvvisa tensione. Oggi che sa che in quei momenti Ted pensava alla prossima soddisfazione dei suoi orribili bisogni, non riesce a perdonarlo e a perdonarsi per averlo amato.

Ted Bundy: Falling for a Killer è una visione straordinaria, realizzata con enorme sensibilità ed empatia, colma degli inevitabili rimorsi di chi non si era accorto di niente e se lo rimprovera ancora oggi, della sofferenza di chi ha perso una persona cara e trova ancora la forza di spendere parole contro la pena di morte, dell'amore e del rimpianto che le vittime – non anonime, ma figlie, sorelle e madri – lasciano per decenni nel ricordo di chi le ha conosciute. Fa male pensare che sia stato il caso e la loro disponibilità di fronte a una richiesta di aiuto a condannarle. Trish Wood con questo lavoro rende omaggio alla loro memoria, cosa che spesso il cinema trascura di fare perché, si sa, da che mondo è mondo i cattivi esercitano più fascino dei buoni sul pubblico. Un fascino morboso di cui tutti siamo vittime, nella finzione. Ma la realtà, purtroppo, è un'altra cosa e non si può dimenticare e cancellare come gli orrori raccontati in un film.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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