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La casa di carta 3: Cosa c'entra El Chapo con la banda del Professore? [SPOILER]

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A pochi giorni dalla sentenza all'ergastolo del celebre narcotrafficante, si parla di lui nell'acclamata serie spagnola di Netflix.

La casa di carta 3: Cosa c'entra El Chapo con la banda del Professore? [SPOILER]

"Mi mandano in un luogo dove non potrò neanche sentire il mio nome", ha detto solo pochi giorni fa Joaquin Guzmán, conosciuto come El Chapo, prima di entrare nella sua cella 2 metri per 4 all'ADX Florence Supermax, in Colorado. Eppure, ad una manciata di ore dalla sua sentenza all'ergastolo, il nome del famigerato narcotrafficante noi lo abbiamo sentito ancora: in un episodio de La Casa di Carta 3. Ma cosa c'entra El Chapo con la banda del Professore? Se non avete ancora concluso la visione del nuovo ciclo di episodi, vi invitiamo a non andare oltre nella lettura, per evitare spoiler.

Nell'episodio 8 della terza stagione dell'acclamata serie spagnola di Netflix il Professore chiede alla banda di mettere in atto la più grande manovra diversiva che sia capace di creare, così da ingannare la polizia con il semplice uso del microfono estratto dal corpo di Rio. Quindi seguendo il cosiddetto Piano Alcatraz, i ragazzi inscenano la propria fuga dalla Banca nazionale di Spagna, fingendo di trapanare il pavimento e scappare attraverso una galleria sotterranea a bordo di un motore fuoribordo con avviamento a corda. "Potranno pensare solo a una cosa, perché c'è un precedente molto chiaro", aveva spiegato Il Professore alla squadra: e quel precedente è proprio El Chapo Guzman. 

Era l'11 luglio 2015, quando Joaquín Guzmán Loera è riuscito ad evadere dal Federal Highland Criminal attraverso un tunnel largo 170 x 70 centimetri e lungo oltre 1.500 metri costruito dai suoi parenti, che si collegava con il bagno della sua cella. Una fuga da film, che El Chapo avrebbe anche replicato un anno e mezzo dopo essere stato ricatturato e riportato nella stessa prigione a Juarez, in Messico, se le autorità non lo avessero scoperto e trasferito in un'altra prigione. Prima di allora, Guzmán era già stato arrestato nel 1993 in Guatemala ed era evaso da un diverso carcere messicano nel 2001, facendosi trasportare fuori in un cesto di biancheria sporca, dopo aver corrotto alcune guardie. Nel 2014 era stato arrestato di nuovo a Mazatlan, a seguito di un'operazione congiunta dei servizi segreti statunitensi e della polizia messicana. Adesso si trova in Colorado, dentro ad una cella regolamentare di 2 metri per 4, con un piccolo water, un lavandino, una branda in cemento e una finestrella di 10 centimetri, dove trascorrerà 23 ore al giorno in isolamento totale per il resto della sua vita.

Per chi non lo sapesse, El Chapo era il capo del Cartello di Sinaloa, uno dei più sanguinari del Messico, che si ramificava tra Stati Uniti, Canada, Australia ed Europa. Come spiegato da Panorama pochi giorni fa, la sua organizzazione è stata la prima con una struttura criminale-imprenditoriale a gestire direttamente la raccolta, il traffico e la distribuzione della cocaina, della metanfetamina e della marijuana che dal Sud e dal Centro America sbarca nei mercati di tutto il mondo. El Chapo ("il piccolo") è tristemente noto per essere colui che ha tolto il monopolio del traffico di droga sulle rotte americane ai narcos colombiani. Se vi interessa la sua storia, su Netflix c'è una serie interamente dedicata a lui



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