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L'Aquila - Grandi Speranze: Marco Risi presenta la sua fiction che ha ridato dignità al dolore

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Siamo stati a L'Aquila e abbiamo visitato i luoghi delle riprese e incontrato il cast.

L'Aquila - Grandi Speranze: Marco Risi presenta la sua fiction che ha ridato dignità al dolore

Termina con un accorato e meritato ringraziamento a Marco Risi la conferenza stampa di presentazione della fiction in sei episodi L'Aquila - Grandi Speranze. La madre di uno dei giovani non attori di "un film lungo dieci ore", che andrà in onda in prima serata su Rai 1 a partire dal 16 aprile, prende per ultima il microfono e, da abitante della città devastata dal terremoto nel 2009, dice: "Marco è stato il nostro momento di luce, perché ha ridato dignità al nostro dolore".
Il dolore, come ricorda Luca Chiappini, un ragazzino di 14 anni con la faccia paffutella, è cominciato alle 3:32 di una notte di primavera di 10 anni fa, quando "L'Aquila è diventata come una persona che improvvisamente perde tutto, che fino a un attimo prima ha una casa e una famiglia e poi si ritrova senza".

Sentire queste parole è come ricevere un pugno nello stomaco, ma per chi scrive è un pugno leggero, perché si respira anche una grande fiducia nel futuro durante l'incontro con i giornalisti nel Palazzo dell'Emiciclo. E queste sensazioni positive si avvertono perfino, come fossero vibrazioni, negli istanti che precedono la proiezione della prima puntata presso l'Auditorium del Parco e nel corso del lungo giro fra le vie semidistrutte del centro storico dove il regista ha girato per quattro mesi. Per introdurre carta stampata, radio, web e tv a una storia in parte reale e in parte inventata, mamma Rai ha organizzato una trasferta nei luoghi della tragedia, e di pullman carichi di addetti ai lavori ce ne sono ben tre. E c'è il cast al completo, ma a presentare i primi novanta minuti di una vicenda che si colloca un anno e mezzo dopo il terremoto è solo Risi: "Sono molto emozionato di trovarmi qui, a due anni dalle riprese. Ho nel cuore e negli occhi ancora fortissima l'emozione dei miei ragazzi, che mi hanno dato affetto e amicizia, e che sono l'energia del tempo che verrà".

I ragazzi, che sono un nutrito gruppo, hanno un ruolo fondamentale nella fiction, e anche se i punti di vista sono molteplici e alcuni adulti hanno un peso consistente, sono loro gli occhi del racconto, come spiega anche il Direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta: "L'Aquila - Grandi Speranze si inserisce nella tradizione del romanzo di formazione. L'adolescenza è un periodo della vita fatto di sofferenza e di tumulto, stati d'animo che nel nostro caso sono all'ennesima potenza. I giovani protagonisti della fiction trasformano la zona rossa della città in un terreno di gioco e di sfida, e quindi in un luogo di crescita".
"Ho scelto di mettere in primo piano i giovani - spiega invece Stefano Grasso, che poi è colui che ha avuto l'idea della fiction e ne ha scritto il copione insieme ad altri tre sceneggiatori - "perché erano i personaggi in cui potevo identificarmi di più, dal momento che non avevano una vera memoria della città e potevano riviverla e reinventarla dopo il terremoto. Tutto è nato nel 2012, quando, insieme a un'amica, mi sono trovato a camminare per il centro dell'Aquila alle 11:00 del mattino. C'era un silenzio strano, interrotto solo dalle gocce di pioggia che cadevano dalle grondaie. Quel suono mi ha commosso e stupito, e in qualche modo ha alimentato la mia immaginazione".

I suoni che sentiamo noi, attraversando le vie della città, sono altri, e sono prevalentemente rumori dei lavori in corso, perché molto è stato fatto, anche se lo spettacolo che si offre al nostro sguardo, specialmente al confine della zona rossa, è triste. Qualche palazzo ha ritrovato l'antico splendore, altri sono protetti da impalcature e teloni. Nelle piazze più importanti le gru si agitano sopra i campanili, mentre le strade più strette sono invase dai calcinacci, i vetri delle case sono rotti e i muri hanno perso l'intonaco. Marco Risi ci racconta qualcosa di alcuni edifici, mentre uno stuolo di telecamere lo segue. Noi riusciamo giusto a fargli qualche foto e a immortalare con il telefono qualche angolo di devastazione. Più tardi apprendiamo che a essere danneggiato tanto quanto L'Aquila è stato il paesino di Onna. "Poco fuori Onna" - narra il regista - "in una delle new town allestite dopo il terremoto, ho conosciuto una donna che abitava in una bella casa e aveva una camera da letto di quarantasette metri quadri. 'Ho visto la parete della camera da letto sfogliarsi come una pagina', mi ha raccontato. 'Sono rimasta otto ore sotto le macerie con entrambe le gambe spezzate e ho fatto in tempo a diventare amica della morte'".

A questa testimonianza si aggiungono, durante la conferenza stampa, quelle di Valentina Cetra, di sedici anni, che ricorda di essere stata svegliata dalla mamma e fatta scendere in strada, e quella di Iacopo Ianni, di diciassette anni, che dice una cosa importantissima: "Da quella notte tante cose sono cambiate, ma ciò che è rimasto uguale è stato l'atteggiamento dei media, che anno dopo anno hanno sfruttato la nostra tragedia e il nostro ricordo, falsificandoli. Questa fiction ci ha riportato qualcosa di reale e, grazie a Marco, possiamo far capire all'Italia intera ciò che abbiamo veramente passato".

Accanto agli attori non professionisti, in conferenza stampa, ci sono anche i professionisti, e sono molti. In particolare, L'Aquila - Grandi Speranze si concentra su due coppie e su un costruttore, che in un certo senso è il villain della storia. Quest'ultimo si chiama Riccardo De Angelis e ha il volto di Luca Barbareschi: "Credo che De Angelis non sia un vero cattivo, non è il cinico che ride durante il terremoto pensando che si arricchirà. Sono stato contento di fare una cosa così epica, questa fiction è come un romanzo di Tolstoj, il terremoto è una metafora che nasconde una realtà molto più complessa".

Ne L'Aquila - Grandi Speranze, largo spazio hanno Franco (Giorgio Marchesi) e Silvia (Donatella Finocchiaro), devastati dalla scomparsa della loro figlia più piccola. "Silvia non si arrende" - dice la Finocchiaro - "e quindi è l'emblema degli aquilani con i loro up and down. E’ una donna che evolve e che vuole reagire, è energia pura".

Grandi amici di Franco e Silvia sono Elena e Gianni. A interpretare il primo, che è un idealista e crede nella ricostruzione, è Giorgio Tirabassi: "Il mio personaggio incarna l'ottimismo, eppure in alcune scene di vita quotidiana di cui è protagonista si avverte una nota di contrabbasso tenue. Non so cosa abbia provato e cosa provi ancora la gente di questa città, immagino che certe ferite siano ancora aperte. Per fortuna, lo sguardo cinico-poetico di Marco ha aiutato tutti noi a non scivolare nella retorica".
Elena è invece impersonata da Valentina Lodovini: "Spero che questa fiction ci aiuti a non dimenticare. Elena rappresenta la solitudine di chi è tornato a vivere nel centro storico della città. Le vie del centro sono ancora troppo deserte, ci sono pochissimi venditori. Spero si pensi anche a questo guadando L'Aquila - Grandi Speranze".

Nella prima puntata de L'Aquila - Grandi speranze abbiamo intravisto Carlotta Natoli, che interpreta la sorella di Silvia. Abbiamo anche fatto la conoscenza dei piccoli Margherita (Rosa Enginoli) e Davide (Andrea Pittorino). Del restante cast fa parte anche Francesca Inaudi, che condivide con i giornalisti la felicità di aver trovato una città che crede nella ricostruzione. Anche noi, come già detto, abbiamo visto ottimismo e combattività, e siamo stati felici e onorati di visitare un angolo di Italia dove si può e si deve fare ancora tanto, e dove, anche grazie alla buona televisione, sembra essersi riaccesa la speranza. 

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